Al microfono con Roberto Beccantini
Federico Magnifici
Roberto Beccantini è da diverso tempo a capo della redazione sportiva de "La Stampa", per cui è sempre vicino agli ambienti juventini e torinisti. Al grande pubblico è noto anche grazie alle numerose apparizioni in trasmissioni sportive sia in radio che in TV. Prosegue con lui la carrellata di TMW a caccia delle grandi firme del nostro giornalismo. A parità di domande, potete cosi' confrontare le sue risposte con quelle di un romano doc come Massimo Tecca, protagonista della passata intervista. Due mentalità a confronto, non senza analogie.
D: E' da tanti anni nel calcio e ne ha viste tante di squadre, quale secondo lei è stata la più forte?
R: Difficile scegliere, anche perché ogni epoca ha avuto i suoi simboli e i suoi riferimenti. Di sicuro, la squadra che ha acceso la fantasia della mia gioventù è stata il Real Madrid di Di Stefano-Puskas-Gento. Poi il rivoluzionario Ajax di Johann Cruyff. A seguire: il grande Liverpool degli anni Ottanta; il Milan di Rocco, l'Inter di Helenio Herrera, la Juventus di Trap e Platini, il Milan olandese, la Juve di Lippi, l'attuale Manchester
United. Su tutte, quel Real e quell'Ajax.
D: E invece quale calciatore l'ha più impressionata da quando segue il calcio?
R: Diego Armando Maradona. Più ancora di Pelé. Perché, più di Pelé, ha vinto un Mondiale da solo. Sia chiaro: parlo esclusivamente del giocatore e non dell'uomo.
D: Secondo lei, l'ascesa del calcio romano è stato un "fuoco di paglia" o è un calcio destinato a durare negli anni?
R: La Roma è destinata a durare, la Lazio non credo. Non penso, infatti, che le acrobazie finanziarie di Sergio Cragnotti potranno durare in eterno.
D: Come spiega le mosse di mercato delle romane, che non sono di certo
state le più attive, soprattutto in casa Lazio?
R: Il mercato della Roma è stato mirato. Emerge, chiaro, un progetto condiviso da presidente e staff tecnico. Nessuna cessione fondamentale, ingaggio del miglior talento su piazza (Cassano), acquisti di contorno (penso a Lima) ma non assolutamente periferici. Il mercato della Lazio, viceversa, è stato così incomprensibile che si può spiegare soltanto con le esigenze di bilancio che hanno condizionato, e condizionano, Cragnotti. Del resto, non è neppure la prima volta.
D: Qual è stato secondo lei il colpo di mercato più importante dell'estate messo a segno dalle nostre squadre? (Rui Costa, Cassano, Mendieta, Thuram, Buffon, Nedved...)
R: Ad agosto avrei scommesso su Nedved alla Juve. Oggi dico Rui Costa al Milan. Considero il trequartista-fantasista una rotella cruciale di questo calcio sempre più muscolare. L'importante è non trasformarlo nell'unico salvatore della patria.
D: Chi secondo lei è la candidata numero uno allo Scudetto? E chi
eventualmente la potrà infastidire in maniera pericolosa?
R: Vorrei tanto che lo scudetto lo vincesse il Chievo. E' la squadra che gioca meglio. Ciò premesso, dico Roma, poi Juve, Inter, Milan, Lazio. Con le milanesi pronte a sfruttare gli impegni extra di Roma e Juve: non c'è paragone fra Champions League e Coppa Uefa.
D: Ora le chiedo dei pronostici secchi per la stagione 2001/2002:
miglior giocatore del campionato, miglior giovane, squadra rivelazione, e miglior allenatore.
R: Miglior giocatore: Totti. Miglior giovane: Brighi. Squadra rivelazione: Chievo. Miglior allenatore: Del Neri.
D: Chi è stato il più grande numero 10 della storia del calcio? (Pelè, Maradona, Rivera, Baggio, Platinì...)
R: Ho già risposto: Maradona.
D: Chi sarà il Pallone d'oro di quest'anno? Ed eventualmente lei a chi lo darebbe?
R: Essendo uno dei giurati, con Sergio Di Cesare della "Gazzetta dello Sport", preferisco tenermi sulle generali. Il vincitore uscirà da questa rosa: Raul, Owen, Totti, Beckham, Shevchenko, Batistuta, Crespo, Figo, Zidane. A Totti manca ancora la consacrazione internazionale, cosa che viceversa possono vantare Raul e Owen. Mi sbaglierò, ma ho la sensazione che il nuovo Pallone d'oro sarà molto giovane...
D: Ed infine, secondo lei, qual è stato il più bel ciclo di vittorie fatto da una squadra italiana?
R: Il Grande Torino, per quello che mi hanno raccontato. Il Milan di
Berlusconi, la Juve di Boniperti, l'Inter di papà Moratti.




