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Chievo Verona, dannata perfezione

Chievo Verona, dannata perfezione
mercoledì 24 ottobre 2001, 20:482001
di Germano D'Ambrosio

Di solito odio scrivere banalità o accodarmi alla mandria: cerco sempre di dare un punto di vista critico e, come filosofia di vita, di cercare sempre l’altra faccia della medaglia, in tutte le situazioni. Perché anche quando tutti criticano un certo episodio, io cerco di auto-convincermi che una certa logica positività esiste in quell’accaduto. E viceversa. Sono stato piu’ volte a lambiccarmi il cervello su cosa punzecchiare questa volta, quale verità aristotelica andare a sconfessare: l’atmosfera che si respira in questi giorni nella stampa sportiva mi ha contagiato come una busta di carbonchio e allora parlo anche io di Chievo Verona. Che bella squadra il Chievo, come gioca bene! Che bella favola, simbolo di un gioco che non ci appartiene piu’. Lezione di stile alle majors del football, smacco alle grandi.

Organizzazione, spettacolo, divertimento, fantasia, un grande allenatore ed un grande presidente. Non è possibile, ci deve pur essere qualcosa di negativo! Cerco in archivio, ma non ci sono scheletri nel passato, buffi societari o roba del genere. Cerco i precedenti poco puliti di giocatori e allenatore: intonsi, immacolati. Allora mi affido a quella grande sorella che è la televisione e mi riguardo le partite vecchie dei gialloblu: nessun punto da criticare, tutto inappuntabile ed inappellabile, la scusa dell’eccessiva fallosità non regge nemmeno con me stesso. Sono nervosissimo, non ci posso credere: il Chievo è maledettamente, cinicamente e tragicamente perfetto. Che rabbia!