Due chiacchiere con Massimo Tecca
Federico Magnifici
Il nome di Massimo Tecca è ben noto da diversi anni agli appassionati di calcio: le sue telecronache, prima su Tele+ e poi su Stream, ci hanno portato negli stadi di tutto il mondo con la Serie A e la Champions League. Molti, forse i lettori piu’ giovani, hanno imparato ad apprezzare la sua voce anche all’interno del simulatore calcistico PC Calcio, un classico dei giochi informatici, edito dalla Dinamic Multimedia, nel quale Tecca “milita” con le sue storiche frasi da ben cinque anni. Ma Massimo Tecca è anche e soprattutto giornalista e scrittore: recentemente ha pubblicato, insieme con Enzo Palladini, il libro “I fuoriclasse del 2000”, che raccoglie oltre 50 stelle del panorama calcistico mondiale. Perché la sua cultura e conoscenza calcistica davvero non ha confini. Noi siamo andati a prenderne un piccolo assaggio.
D: Sei da tanti anni nel calcio e ne hai viste tante di squadre, quale secondo te è stata la più forte?
R: Se parliamo di nazionali, ti dico subito che il Brasile campione mondiale del' 70 con il 4-1 finale sull'Italia resta per me la massima espressione di calcio spettacolare ed efficace. A livello di club, dico senz'altro l'Ajax dei primi anni Settanta e delle 3 Coppe dei Campioni consecutive perchè ha
saputo coniugare tecnica sopraffina e fantasia con una velocità d'esecuzione fino ad allora impensabile.
D: E invece quale calciatore ti ha più impressionato da quando segui il calcio?
R: L'olandese Johan Cruyff, perchè è stato un fuoriclasse completo, un uomo-gol capace di mettersi al servizio della squadra e "mascherarsi" da rifinitore, da mezza punta, anche da difensore quando le circostanze lo richiedevano. E' stato un autentico "universale", un giocatore infinito, dalle mille risorse, e con una qualità unica: quella di compiere le giocate più spettacolari a grande velocità, segno di grande attenzione per la preparazione fisica.
D: Secondo te, il calcio romano è stato un "fuoco di paglia" o è destinato a durare negli anni?
R: Il calcio romano durerà negli anni se saprà darsi strutture manageriali, preparazione e un occhio ai bilanci, insomma se butterà lo sguardo alle grandi società del Nord tipo Juve e Milan pensando di dover ancora imparare qualcosa. Molto è stato già fatto, la Lazio è da anni sulla breccia: ma per creare una tradizione e insediare stabilmente il calcio romano nell'elìte si può fare di più e di meglio. Sarà decisiva la crescita dell'ambiente, impareggiabile nel garantire supporto ed entusiasmo (soprattutto nel caso della Roma): è sbagliato esaltarsi al primo successo e deprimersi dopo due sconfitte consecutive. E' sbagliato, ma ancora succede.
D: Come spieghi le mosse di mercato delle romane, che non sono di certo state le più attive, soprattutto in casa Lazio?
R: La Lazio aveva obbiettivi e seri problemi di bilancio, nel ricambio dei giocatori si è però preoccupata troppo del "nome" e poco di chi andava effettivamente a sostituire Nedved e Veron. Ne è venuta fuori una squadra assemblata male, con la difficile coesistenza fra Mendieta, Fiore e Liverani. Come se non bastasse, la Lazio ha rinforzato pesantemente (con Nedved e Salas)
la Juventus, diretta concorrente nella lotta al titolo. La Roma ha pensato che per ripetersi fosse sufficiente la struttura dell'anno scorso e non ha acquistato nessun titolare. Credo che avrebbe dovuto compiere uno sforzo per assicurarsi due o tre giocatori (uno in difesa e uno a centrocampo) di qualità superiore.
D: Qual'è stato secondo te il colpo di mercato più importante dell'estate
messo a segno dalle nostre squadre? (Rui Costa, Cassano, Mendieta, Thuram, Buffon, Nedved...)
R: Al di là di qualche disavventura passeggera, e considerando che le case solide si costruiscono dalle fondamenta, dico Buffon. E'costato molto, moltissimo: ma ha 23 anni, e può diventare in brevissimo tempo il più forte portiere del mondo, se già non lo è. Può quindi dare sicurezza alla Juve e risolverle il problema del portiere per un decennio: non è poco.
D: Chi secondo te è la candidata numero uno allo scudetto? E chi
eventualmente la potrà infastidire in maniera pericolosa?
R: L'Inter. Ha trovato un allenatore capace di darle sicurezza e fisonomia
in breve tempo. Ha azzeccato gli acquisti. Punta su un assetto difensivo equilibrato ma possiede uomini che possono risolverle le partite. Se ritrova in tempi rapidi Ronaldo e Vieri, sarà difficile fermarlo. Un gradino sotto metto Juventus, Roma e Milan: non credo si scappi da questo quartetto.
D: Ora ti chiedo dei pronostici secchi per la stagione 2001/2002: miglior giocatore del campionato, miglior giovane, squadra rivelazione, e miglior allenatore.
R: Del Piero, Cassano, Chievo, Cosmi.
D: Chi è stato il più grande numero 10 della storia del calcio? (Pelè,
Maradona, Rivera, Baggio, Platini...)
R: Pelè è stato il più completo sul piano tecnico, Maradona il più grande in rapporto alle difficoltà che ha incontrato durante la carriera.
D: Chi sarà il pallone d'oro di quest'anno? Ed eventualmente tu a chi lo daresti?
R: Vedo un ballottaggio Raul-Beckham nel quale potrebbe inserirsi Francesco Totti, segno secondo me di essere preso in considerazione. Il romanista ha vinto ancora poco, e questo potrebbe condizionare il giudizio, ma negli ultimi tempi è
cresciuto e ha raggiunto livelli altissimi di qualità dimostrandosi un
trascinatore sia nella Roma che in nazionale.
D: Ed infine, secondo te, qual'è stato il più bel ciclo di vittorie fatto da una squadra italiana?
R: A livello internazionale, quello dell'Inter di Herrera a metà degli anni Sessanta con 2 Coppe dei Campioni e 2 Intercontinentali. A livello nazionale, sicuramente i 4 scudetti in 5 anni vinti dal Milan di Fabio Capello tra il '92 e il '96.




