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Immunita' mazzoniana

Immunita' mazzoniana
sabato 6 ottobre 2001, 18:592001
di Germano D'Ambrosio

«Quando due persone fanno spesso la medesima cosa, si è in grado di dire: “Questo il tale può farlo senza danno, il talaltro no”, non perché sia diversa la cosa che hanno fatto, ma perché è diverso chi l'ha fatta». Questa frase, presa pari pari da una commedia del latino Terenzio di parecchi secoli addietro, mi è venuta in mente qualche giorno fa pensando al caso del buon vecchio Carletto Mazzone, storia alla quale non ritorno perché già la conoscete, e che analizzo solo ora che non fa piu’ notizia, in modo da poter dare un giudizio piu’ equilibrato. Innazitutto premetto che il razzismo mi fa schifo, soprattutto quello nei confronti di gente italiana e peraltro appartenente a quella cultura romana alla quale sono vicino se non altro per motivi geografici. Ma se da una parte è vero, e la fisica mi dà ragione, che ad ogni forza per natura corrisponde una reazione uguale e contraria, tuttavia è pur vero che ai cretini non si risponde. Con chi non dimostra civiltà, non mi metto a discutere a tavolino; ad un cane che mi mozzica per strada, non chiedo i documenti e non lo vado a denunciare o ad accusarlo. Soprattutto non si risponde con violenza, perché in questo modo si rischia di passare dalla parte del torto. Anche perché un allenatore, un uomo di calcio, viene visto da centinaia di migliaia di persone e qualche ben pensante puo’ sentirsi in diritto di imitarlo, il giorno seguente, perché “se lo fa Mazzone lo posso fare anch’io”. La sentenza lascia pochi dubbi: l’allenatore del Brescia ha sbagliato.

Lui. Ma non Mazzone. Perché Carletto, almeno per me, è come il vicino di casa, il negoziante di sotto, il bonario barista della strada accanto: passeggia nel calcio ma non ne rimane ingabbiato. Non se sfrutta i diritti, e di conseguenza non mette in pratica i doveri. E’ spontaneo, sincero, puro, passionale, è un “omo de core”: insomma il suo carattere non risponde agli standard dell’allenatore calcistico del nuovo millennio. E allora perché applicare verso di lui criteri proprio calcistici? Che risponda, il buon Carletto, che glie ne dica quattro a quegli imbecilli: perché un altro lo avrei condannato, ma lui no. Finchè continuerà a scorazzare per le panchine d’Italia, godrà sempre di una speciale “immunità mazzoniana”. L’immunità di un uomo, non di un allenatore.