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Le riflessioni del dopo-San Donato

autore
Germano D'Ambrosio
sabato 14 luglio 2001, 15:402001
autore Germano D'Ambrosio
14.07.2001 15:402001

Alla fine della fiera, c’è chi ha perso e c’è chi ha guadagnato. Parliamo della grande fiera calcistica di San Donato Milanese che proprio ieri si è chiusa, e che in circa due settimane ha visto coinvolte piccole, medie e grandi del calcio professionista. Cioè, si è chiusa ma non si è chiusa: perché in realtà poi il mercato del pallone procede tutto d’un sorso fino a Settembre. Ma tutti dicono che “si è chiuso il mercato” perché è piu’ bello cosi’, perché le squadre vanno in ritiro piu’ tranquille e perché cosi’ anche noi ci auto-convinciamo che il lavoro estivo sia finito. In realtà non si è chiuso il mercato, ma la fiera. La fiera che vede procuratori-mercanti intenti ad esporre i loro giocatori-prodotti a dirigenti piu’ o meno con la testa in ferie; la fiera che vede presidenti e direttori sportivi col cellulare sempre occupato che giungono con l’intenzione di far man bassa di mercanzia e poi tornano a casa a bocca asciutta. La fiera del “questo è il prezzo, prendere o lasciare” che poi inevitabilmente diventa “ne riparliamo in sede al ritorno dalle vacanze”. Perché, intendiamoci, per rifarsi tutta la casa non basta andare in fiera. Comunque, c’è chi già è a metà dell’opera di ristrutturazione, e chi invece ha approfittato di queste due settimane per una infruttuosa “promenade” tra i corridoi del Crowne Plaza.

Tralasciando la mirabolante Juve, che tuttavia nell’affare Vieri ha trovato un Moratti nei panni (insoliti) di venditore inflessibile e quindi probabilmente cercherà altrove il pezzo pregiato, si è mosso discretamente il Milan, che spera di aver visto negli ultimi due anni un film di Inzaghi non troppo veritiero. Roma e Lazio, stranamente, hanno acquistato soltanto qualche soprammobile, mentre l’Inter, che tuttavia ancora deve risolvere molte questioni importanti, spera fino ad ora di non aver preso l’ennesima fregatura. Anche il Parma si è mosso con buona sicurezza ed ha messo mano al portafogli, mettendo su un bell’organico che potrebbe far mangiare la polvere a molti. Nell’area medio-bassa non si sono visti grossi colpi: fanno caso a sé Atalanta e Piacenza, che hanno acquistato molto e soprattutto molto bene, potendo contare tra l’altro sull’appoggio non inutile di Milan e Parma. Il Perugia e l’Udinese hanno preferito rivolgersi a bancarelle piu’ sconosciute ma piu’ economiche, scommettendo su pezzi provenienti spesso dall’estero. Poi Verona, Venezia, Torino, Lecce, Bologna e Brescia: semplici comparse in dieci giorni di trattative, e che necessariamente dovranno rivolgersi al supermercato piu’ vicino prima che vada tutto esaurito. Non ce ne voglia anche il piccolo grande Chievo: ma a meno di un miracolo, allo stato attuale delle cose la squadra allestita non è da Serie A (i tifosi reagiranno come a Roma e Milano?). Un discorso a parte va fatto per la Fiorentina: i dirigenti viola, ahimè, non hanno fatto a tempo ad aprire la borsa prima di rendersi conto che era bucata.