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Salary Cup: o tutti o nessuno

autore
Germano D'Ambrosio
mercoledì 14 novembre 2001, 21:472001
autore Germano D'Ambrosio
14.11.2001 21:472001

Ad una prima impressione, per un profano del “football-business”, potrebbe sembrare un nuovo tipo di competizione a squadre organizzato dalla FIFA (sono convinto che qualche residente nel Lazio ha subito pensato ad una “Coppa della Via Salaria”). Scherzi a parte, si tratta di un termine con il quale probabilmente, nolenti o dolenti, ci troveremo a fare i conti sempre piu’ di frequente. Il “Salary cup”, per chi in questi giorni non ha avuto neanche la buona creanza di documentarsi su un qualsiasi mezzo d’informazione, non è altro che il tetto-ingaggi fissato da una qualsiasi società per le proprie maestranze. Per società leggi Lazio. O anche Roma, dato che pochi ricordano che il 29 Ottobre scorso anche il presidente Sensi si fece carico dell’iniziativa, per quanto riguarda il prossimo anno, dimostrando anzi piu’ parsimonia del suo collega biancoceleste (144 miliardi contro 150).

Senza dubbio va dato un plauso a queste due squadre: al contrario di quanto hanno fatto molti dirigenti, lanciando il sasso e nasconendo la mano, Sensi e Cragnotti hanno avuto il coraggio di porre un limite all’indecenza e di agire in maniera concreta. Un’azione risoluta, certo, ma che deve necessariamente estendersi a tutti gli altri club: altrimenti puo’ provocare solo danni che altro. Se infatti anche le altri “grandi sorelle” (o “grandi fratelli”?) del campionato non adotteranno le stesse contromisure, la Roma calcistica rischierà l’isolamento, ed il conseguente indebolimento in fatto di competitività. Quindi, oltre ad aver fatto il primo passo, ora i signori presidenti capitolini sono pregati di recarsi in Lega a tirare le orecchie anche ai loro egregi colleghi: e se non ne hanno voglia, coraggio o potere politico per farlo…traggano le loro amare conclusioni. Un consiglio: come metodo convincitivo, portateli in gita a Firenze.