Juventus campione d'Italia
Germano D'Ambrosio
Sembra facile scrivere di questo ventiseiesimo scudetto della Juventus. Ma non lo è. L'anno scorso il day-after (ovvero il Lunedi' dopo l'ultima giornata) era stato permeato di trionfalismi e di vanagloriose celebrazioni. Stavolta è diverso: pochissimi se lo aspettavano, per cui trattasi di emozioni ben piu' complicate da vivere. "Se a qualcuno che lo desidera ardentemente accade qualcosa di insperato, questo è particolarmente gradito al cuore" diceva Catullo in uno dei suoi carmina svariati secoli fa. I tifosi bianconeri si riconoscono in questa frase, oggi, e pieni di una carica psicologica sopita per molti anni si sfogano in un ideale urlo liberatorio. Ma come festeggiare essendo perfettamente a conoscenza che se l'Inter non avesse compiuto il piu' straziante dei suicidi oggi il clima sarebbe stato diverso? Come procedere all'apologia dei (pur meritatissimi) campioni bianconeri dopo aver esaltato fino a ieri la stagione interista? Pazzesco come nel calcio i giudizi su cose e persone possano trasformarsi radicalmente da un giorno all'altro. Pazzesco anche scrivere di una Juve che vince meritatamente e con grinta spaventosa, ma che deve ringraziare l'acerrima nemica Lazio, o raccontare di un'Inter che già aveva organizzato la festa-scudetto e invece è rimasta sul campo dell'Olimpico a piangere su se stessa. O di una Roma che, alla fine, poteva anche arrivare prima.
Per questo non è facile, non è per niente facile. Che dire: onore ai campioni! Onore a chi ci ha creduto fino alla fine, senza mai mollare. E anche perché, diciamolo, a livello di rivalità sportiva, la vittoria della Juve è una gran bella soddisfazione nei confronti di tutte le malignità pronunciate negli anni passati. E se pioverà, la prossima volta, non sarà un remake di Perugia. Saranno semplicemente le lacrime di Peppino Prisco. Mi piace immaginarlo in poltrona, ieri, a vedere la partita in pay-tv. Soffrendo, sudando, ma alla fine complimentandosi con i detentori dello Scudetto 2001/02. Quello numero ventisei.




