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Oumar Dieng, il Thuram dei poveri pescato dalla Samp

Oumar Dieng, il Thuram dei poveri pescato dalla Samp
sabato 19 febbraio 2005, 12:312005
di Germano D'Ambrosio

Dopo i "grandi classici" Gresko, Gilberto, Vampeta, ecc., mi sembrava opportuno alzare un tantino il livello qualitativo della rubrica, proponendovi una meteora un po' piu' ricercata, quasi "d'elite". Sono sicuro che i piu' acculturati di voi (calcisticamente parlando) apprezzeranno il mio gesto. Apprezzeranno un po' meno, probabilmente, i tifosi sampdoriani, che avrebbero fatto volentieri a meno di rivivere le poco eroiche gesta di questo pseudo-paladino color ebano.
Il centrale difensivo Oumar Dieng nasce a Dakar, in Senegal, il 30 Dicembre 1972, ma fin da giovanissimo vive in Francia, dove esordisce in Premiere Division con la maglia del Lille a soli 17 anni. Quella casacca gli resta attaccata addosso ancora per cinque anni (a parte una fugace parentesi in seconda divisione, con Lohuans-Cuiseaux, nel '91); poi, nel 1994, il grande salto nel Paris Saint-Germain, club nel quale sembra avvenire la sua "consacrazione". Dieng in due stagioni gioca 35 partite mettendo anche a segno due gol, e fa il suo esordio nella Nazionale Under 21 transalpina (in virtu' del suo doppio passaporto). Il giocatore sembra essere già maturo per un'esperienza all'estero, piu' precisamente in Italia.
Siamo al 1996. La Sampdoria della coppia Luciano Spinosi-Sven Goran Eriksson è in vena di grandi acquisti, e dopo aver preso Veron, Montella, Laigle e altri personaggi non proprio da buttar via, la dirigenza annuncia con orgoglio la "ciliegina sulla torta" (testuali parole) di tutto il mercato blucerchiato: trattasi proprio di Oumar Dieng. Piu' che una ciliegina, un digestivo amaro da fine pranzo.
Il giovane difensore ci mette impegno, per carità, ma riesce a trovare ben poco spazio da titolare: solo qualche spezzone, per altro non di eccelsa qualità.

La stagione successiva, Dieng viene affiancato in maglia blucerchiata da un vero e proprio carrozzone di meteore (Hugo, Paco Soares, Oman Biyik, nonché lo stesso allenatore Luis Cesar Menotti...che annata, il 1997!), ma in ogni caso non riesce a contribuire alla causa dei liguri come dovrebbe, o come vorrebbe. Alla prima partita da titolare dell'anno, contro il Piacenza, si fa espellere: due giornate dopo Menotti lascia, e con l'arrivo di Vujadin Boskov le possibilità di vederlo in campo precipitano. A fine stagione, si contano solo 13 apparizioni, alcune davvero molto fugaci.
Alla fine del Luglio 1998 la Sampdoria lo vende all'Auxerre, club per il quale Dieng firma addirittura un quadriennale. "In Italia Dieng non ha mai del tutto convinto, ma la sua allegria ed il suo stile folcloristico gli avevano procurato la simpatia dei tifosi blucerchiati" scrive Raisport il giorno del suo addio. L'anno successivo il senegal-francese finisce al Sedan (solo 19 partite giocate, e non è che fosse proprio il Real Madrid...), dopodichè decide di darsi al calcio turco: nel 2000 passa al Rizespor, nel 2002 va al Trabzonspor, e nel Gennaio 2004 (ormai 32enne!) firma un contratto di un anno con il Konyaspor.
Si vocifera che abbia intenzione di lasciare il calcio giocato di qui a breve, l'età del resto è quella che è. Quando di addio al campo si potrà ufficialmente parlare, sono convinto che la notizia strapperà un sorriso ai tifosi sampdoriani, quel sorriso a metà tra l'ironico e il malinconico tipico del DNA genovese. Molti, ai piedi della Lanterna, ricordano ancora di aver preso un mezzo infarto vedendo Dieng, ultimo uomo nella sua area di rigore, azzardare un dribbling su George Weah, in una gara (persa) contro il Milan. Ci sono cose nella vita che vale la pena di ricordare.