Adani: "Questo calcio mi fa schifo"
Alessio Calfapietra
Il difensore dell'Ascoli, Daniele Adani (32), si confessa cuore in mano al mensile "Calcio 2000". Adani, centrale promettentissimo nel momento in cui era passato dal Modena alla Lazio nel 1994, si è lasciato molto male sia con l'Inter che con il Brescia, ottenendo una rescissione del contratto tra mille polemiche. Adesso, nelle Marche, le cose non vanno molto meglio: solo 3 presenze per meno di 150 minuti complessivi.
Lo scorso anno hai rescisso il tuo contratto con il Brescia, ci vuoi dire il perché?
"Ne hanno parlato tutti troppo e male. Ero tornato a Brescia, perché è una città che a livello professionale mi ha dato molto, ed alla quale mi sentivo legato: quando le cose non andavano bene ho parlato con il Presidente, mi sono messo a disposizione del gruppo e dell'allenatore, ma quando non si vuole far uscire la verità, fa più comodo uno che sta zitto, che "timbra il cartellino", piuttosto che chi cerca spiegazioni, creando scompiglio. Hanno cercato di screditarmi in tutti i modi, per questo ho rescisso il mio contratto che scadeva nel 2007, sono uno di quelli che preferisce lottare per il giusto, anche se per questo c'è sempre un prezzo da pagare".
Hai mai pensato di smettere?
"Se dovessi smettere per lo schifo che c'è nel mondo del calcio, dovrei smettere ogni giorno, ma quando coltivi una passione, il sogno di portarla avanti è più forte di qualsiasi cosa".
Il tuo futuro è fuori o dentro il mondo del calcio?
"Per la competenza, per il poco che ho visto a livello umano, non posso non provare a fare l'allenatore: un allenatore non gestisce solo 30 "burattini" muovendoli un po' a destra un po' a sinistra, bisogna saper essere l'uomo in più, regalare un sorriso, un abbraccio, perché anche loro, prima di tutto sono uomini".




