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Bologna, Morosini: "Qui sto bene ma se non gioco potrei anche pensare di andar via"

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Francesco Graffagnini
mercoledì 6 dicembre 2006, 19:332006
autore Francesco Graffagnini
06.12.2006 19:332006

In un'intervista concessa alla redazione del sito ufficiale del Bologna, il 20enne centrocampista Piermario Morosini, fin qui inutilizzato da Ulivieri, ha spiegato la sua posizione in rossoblù: "Da quando sono arrivato, sto lavorando bene, sto facendo quello che devo fare e penso sia anche normale che aspetti con molta ansia il mio turno, quindi sto lavorando quotidianamente e settimana dopo settimana per cercare di farmi trovare pronto quando arriverà, del resto finché la situazione è questa, non posso far altro che continuare a lavorare per farmi trovar pronto: in campo da solo purtroppo non posso mandarmi, posso solo continuare a lavorare così come sto facendo. Però comunque posso dirvi che non è facile allenarsi bene quando il sabato ti trovi fuori dal campo, soprattutto per un ragazzo che avrebbe tanta voglia di giocare. Bisogna anche capire certe situazioni e calarsi in una realtà dove sicuramente la squadra punta seriamente e fortemente alla Serie A, quindi non sono certo venuto qui con la presunzione di giocare titolare dieci, venti o trenta partite; sono venuto qua con tanta voglia di mettermi a disposizione di questa squadra, di cercare di far bene, di continuare a crescere e ovviamente di fare un certo tipo di esperienza che prima di tutto passa sicuramente dal campo. Penso sia una cosa che si completi anche con il lavoro settimana per iniziare a rendersi conto di certe realtà e per certi aspetti questa mia esperienza la sto vivendo bene; è normale che però la cosa principale mi manca: questa è la mia professione e la mia voglia è quella di scendere in campo. Se pagherei per scendere in campo proprio contro la Juventus? No, pagare no! È' il mio mestiere: lavoro per essere pronto, che sia contro la Juve o un'altra squadra. Da settembre, quando sono arrivato, sto cercando di fare del mio meglio per farmi trovar pronto al sabato: speriamo che questa occasione arrivi il prima possibile, anche perché ci avviciniamo ormai al mercato di gennaio e io sinceramente non vorrei perdere l'opportunità di far parte di questa società: mi farebbe piacere, essendo in prestito con diritto di riscatto a favore del Bologna, sentir parlare dell'eventuale riscatto. È normale, però, che debba pensare anche al mio futuro: mi piacerebbe star qui ma è normale che debba succedere qualcosa nell'ambito del campo. Vediamo come andrà da qui alla fine di gennaio poi farò le mie valutazioni e decideremo insieme alla società.

Ci tengo a precisare comunque che il mio rapporto con Ulivieri è normale, di stima reciproca, come deve sempre essere tra allenatore e giocatore. Il giocatore a cui mi ispiro? Mi piacevano molto le caratteristiche dell'Almeyda della Lazio e mi piacerebbe molto cercare di avvicinarmi. Da prodotto del vivaio dell'Atalanta, cosa ne penso del fatto che le società cercano giocatori giovani anche all'estero? Diciamo che venendo da una realtà in cui si lavora molto in questa direzione penso che sicuramente sono operazioni che in alcuni casi danno risultati ma, per difendere un po' i giovani italiani, posso dire che, quando una società va all'esterno per comprare dei giovani e si vede che questi giocatori sono quasi a pari livello di quelli italiani sarebbe più importante lavorare su questi anziché andare a prendere quelli stranieri. Penso che la valorizzazione dei propri vivai debba essere una cosa importante: lo dico appunto a difesa dei giovani italiani che vengono un po' penalizzati da queste scelte delle società e all'Atalanta penso di aver conosciuto il massimo dell'organizzazione a livello giovanile: ho avuto la possibilità di crescere facendo tutta la trafila dai pulcini fino alla Primavera, quindi ho visto come viene trattato un bambino che diventa poi un ragazzo e lì credo di aver avuto la fortuna di crescere nel miglior modo possibile per un giovane. Poi anche lì purtroppo io e altri ragazzi siamo stato un po' sfortunati, avendo coinciso con un'inversione di tendenza da parte di questa società, che negli ultimi tempi ha visto vendere i suoi ragazzi per puntare magari su giocatori più pronti, cercando anche risultati più immediati. Passando a Udine, ho conosciuto una situazione un po' diversa: sono stati sì presi dei giovani italiani (proprio dall'Atalanta, oltre a me sono venuti altri ragazzi), ma anche ragazzi sudamericani o africani che vengono in prova per qualche settimana, scelte che hanno portato l'Udinese stessa a fare grosse scoperte, penso ai vari Felipe e Muntari) e che quindi possono portare sicuramente a buon fine, ma solo se fatte in un certo modo".