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Calciopoli, l'ex arbitro Pirrone: "C'era una Cupola per i sorteggi"

autore
Marco Frattini
lunedì 5 giugno 2006, 14:392006
autore Marco Frattini
05.06.2006 14:392006

Parla tre ore Riccardo Pirrone. «Sono un collaboratore», dice l´ex arbitro siciliano uscendo dagli uffici della Figc sotto il diluvio. E´ il primo ad essere interrogato dal pool di Saverio Borrelli. Domenica pomeriggio: l´ex capo di Mani Pulite gioca d´anticipo, parte ufficialmente l´indagine che porterà ad uno sconquasso nel mondo del calcio, tanto che si sta pensando di fare giocare la serie B (ricca, forse, di club illustri) alla domenica pomeriggio, stesso orario della A. Parla Pirrone, 41 anni, capelli bianchi, e gli uomini dell´Ufficio indagini stendono un lungo verbale. Un atto di accusa durissimo. In un clima rilassato, però: quando si blocca una fotocopiatrice, è proprio l´ex arbitro che la fa ripartire. E strappa un sorriso a Borrelli: «Solo lei poteva salvarci di domenica, altrimenti si bloccava tutto il nostro lavoro...».
«Non sapevate la mia storia?», dice con un sorriso Pirrone avviandosi verso il taxi. Si dimise cinque anni fa, dopo essersi preso a calci con Ayroldi a Sportilia. Si dimise perché, ricorda, lui aveva «denunciato alcune cose». Cosa? «Cosa non andava bene». L´ha detto ai carabinieri, lo ripete agli "007" della Figc. Il sorteggio, ad esempio. «Con quelle palline che si aprivano all´improvviso appena messe nell´urna». Ma quali palline si aprivano? Secondo Pirrone solo quelle con i nomi degli arbitri, non quelle abbinate alle partite. Sensazioni, forse? «Macché, più che sensazioni. Questo inconveniente, d´altronde, succedeva sovente. Ricordo bene quando la Fazi si chiudeva con Bergamo e Pairetto dentro uno stanzino a preparare i bussolotti: era un´altra Triade...».
Lui si è sempre sentito escluso da certi giochi. La sua carriera si fermò a 70 partite di serie B. Non era certo fra i migliori, Pirrone, è vero. Però... «Però io non facevo parte di quella famiglia, e andando via ci ho rimesso tanti soldi. Favoritismi, lobby, figli e figliastri: chi sta dentro, sa che in quel mondo o sei schierato o sei fatto fuori.

Qualche arbitro faceva anche da autista ai designatori... Io sono stato fatto fuori. Ma ora tutto quello che ho sempre sospettato, sta emergendo». Parla anche di Massimo De Santis: lui lo conosce bene, stavano in camera insieme. Ma il commissario delle guardie carcerarie non ha mai tentato di portarlo nella sua «combriccola», perché, spiega Pirrone, «non erano loro che ti venivano a cercare, eri tu che dovevi proporti». Chiude così, con un sospiro di sollievo: «Certo che ho parlato anche dei designatori, oggi. Mi hanno chiamato in Federcalcio proprio per aiutarli a fare chiarezza. Borrelli? Beh, sta facendo qualcosa di importante. Di epocale...».
Va via di passo svelto l´ex capo di Mani Pulite. Quattro ore di riunione con i suoi sei vice in via Po: dopo una settimana hanno letto le tremila pagine consegnate dai pm di Napoli e gli interrogatori saranno solo un "sigillo" ad una quadro chiarissimo. «Non si tratta di un sistema - disse nei giorni scorsi Borrelli - ma di una rete pericolosa». E questo suona a condanna di molti club, non solo della "piovra" Moggi. Altri allungavano i tentacoli, a volte con successo. Oggi davanti all´Ufficio Indagini sfilano Maria Grazia Fazi (la potente zarina, legata a filo doppio a Bergamo e Moggi) e Gerardo Mazzei, ex designatore degli assistenti («alquanto intimorito», lo definivano i carabinieri nel loro rapporto) che prendeva ordini anche dall´indaffaratissimo Leonardo Meani, il ristoratore di Lodi, e addetto ad arbitri e soprattutto guardalinee, che ha inguaiato Adriano Galliani. Forse oggi potrebbero essere sentiti anche Innocenzo Mazzini, ex vicepresidente Figc, e Francesco Ghirelli, segretario generale Figc che ai pm di Napoli ha già presentato una memoria. Poi Borrelli vuole sentire tutti gli altri. Indagati e non. Domani tocca ad arbitri (De Santis in testa) e guardalinee (tantissimi, schieratissimi). Presto sarà interrogato anche a Manfredi Martino, rivale della Fazi: avrebbe messo nei guai Lotito, parlando di Chievo-Lazio, davanti ai carabinieri. La prossima settimana chiusura con i big: Giraudo, Moggi, Pairetto, Bergamo, Carraro, probabilmente anche Galliani (che rischia di essere deferito per l´articolo 1, quello della lealtà...). Poi a fine mese il maxiprocesso: si cerca un´aula adeguata a Roma. Forse all´Olimpico, o in grande albergo sui colli, o all´Acqua Acetosa. Ha ragione Pirrone: sarà un processo epocale.

Fonte: La Repubblica