Calciopoli, la Procura indaga sul campionato 2005-2006
Christian Seu
Dalle telecamere di Striscia a un verbale della Procura di Napoli. Le dichiarazioni dell'ex arbitro Mario Mazzoleni vanno ad arricchire l'inchiesta sul calcio dei pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci e inevitabilmente aprono un capitolo di indagine sul campionato 2005-2006, finora mai entrato a pieno titolo nelle investigazioni, e nemmeno oggetto delle tantissime intercettazioni telefoniche che rappresentano le fondamenta sulle quali ha preso corpo il lavoro dei magistrati napoletani.
Giovedì scorso Mazzoleni era stato intervistato dal tg satirico di Ricci e aveva rivelato di aver ricevuto pressioni dal designatore arbitrale Mattei (in carica l'anno scorso) affinché aiutasse la Lazio nella partita tra i biancocelesti e il Cagliari. All'indomani della messa in onda del servizio è arrivata la convocazione della Procura di Napoli, che si è già abbondantemente occupata di altri due ex designatori, Bergamo e Pairetto, e che evidentemente ritiene le presunte pressioni di Mattei un episodio collegabile a quanto già emerso dall'inchiesta. E non solo. Di arbitri, ex o in attività, davanti ai pm di Napoli ne sono sfilati parecchi la scorsa estate, a cominciare da Massimo De Santis, ma mai nessuno ha ammesso di aver subito pressioni da parte di quel gruppo di potere che Beatrice e Narducci hanno definito cupola e che secondo i magistrati aveva al vertice Luciano Moggi e Antonio Giraudo e tutt'intorno dirigenti arbitrali, federali e pure un giornalista.
Mazzoleni poteva quindi essere la prima voce interna al mondo arbitrale a raccontare di pressioni e sistemi di potere. E in sostanza l'ex direttore di gara non ha deluso le attese degli inquirenti. Arrivato in compagnia di un legale, sebbene la sua posizione di testimone (persona informata dei fatti) non lo richiedesse, si è trattenuto a lungo con i pm ai quali ha spiegato con maggiori dettagli ciò che aveva già anticipato ai giornalisti prima di varcare il portone della Procura. Mazzoleni ha detto che prima di parlare in tv aveva inutilmente cercato di farlo con i suoi superiori. «Ho provato in tutti i modi a parlare con la Federcalcio e con l'Aia: ho inviato quattro lettere ma mai nessuno mi ha risposto.
Mi sono accorto che nonostante avessi una carriera lunga diciannove anni, nei miei confronti c'è stata la massima chiusura. Nessuno ha voluto che si facesse chiarezza su una questione così importante».
Anzi, Mazzoleni è pure uscito dal giro arbitrale. In pratica la sua carriera dopo quell'episodio è finita. «E io ancora vorrei sapere il perché - dice -. Non è che non mi si possa mandare via, si può mandare via me come chiunque altro, ma bisogna spiegare il perché. Non siamo mica sotto una dittatura». Con Beatrice e Narducci, poi, il colloquio si è incentrato soprattutto su quel Lazio-Cagliari dello scorso campionato, e Mazzoleni avrebbe riferito di non essere a conoscenza di altre partite oggetto di condizionamento, o tentativi di condizionamento, da parte dei vertici arbitrali. Anche quest'unico episodio, però, darebbe ai pm napoletani la conferma della tesi che è a sostegno della loro inchiesta, e cioè che nel calcio di serie A (e non solo) esisteva un sistema pronto a intervenire per condizionare l'andamento dei campionati a vantaggio di alcune squadre. Una tesi che ha già trovato ampiamente conferma nelle sentenze della giustizia sportiva, con la retrocessione della Juventus e le penalizzazioni per Fiorentina, Lazio, Reggina e Milan. E che ora potrebbe rafforzarsi ulteriormente.




