Collovati: "Nel calcio italiano non cambia mai nulla"
Marco Frattini
Ha ragione Candido Cannavò quando scrive, in merito all'ultimo ennesimo scandalo del nostro amato calcio, quello delle intercettazioni: "Sento dire, non si configurano reati, non ci sono forme di corruzione specifica, al massimo si potrà arrivare a qualche squalifica. Moggi che dice "è tutto a posto". Pairetto "ho agito in buona fede", Mazzini "ho fiducia nella giustizia sportiva", Giraudo "violati i diritti fondamentali", Carraro " provo sconcerto e tristezza". Ma quale "è tutto a posto"? Tutto ciò è vergognoso e nauseante e chi ne è l'assoluto protagonista deve abbandonare la scena, farsi da parte. Ho vissuto un'esperienza simile avendo fatto parte del Milan che fu condannato alla serie B poiché fu accertato che il presidente di allora comprò la partita con la Lazio ed alcuni miei compagni coinvolti sapevano. Dio solo sa quanto ho sofferto per quella retrocessione e fino all'ultimo non volevo crederci, ma non ci furono giochi di potere per un eventuale perdono, e gli accusati di allora pagarono a caro prezzo le loro colpe. Chissà perchè più di vent'anni fa la giustizia sportiva funzionava, ora sentiamo Mazzini appellarsi a quella attuale. Ma c'è da avere fiducia nelle nostre istituzioni se penso a tutti gli scandali recenti finiti nel nulla con le stesse persone coinvolte ben salde ai loro posti, forse addirittura salite di grado? Ho a casa una fotografia di quando avevo 13 anni e giocavo nelle giovanili del Milan.
A premiarmi al Natale rossonero c'era Carraro, allora non ricordo se presidente o vice della ocietà. A distanza di 36 anni nulla è cambiato, è ancora lì a capo della nostra federazione "telecomandato" dalle cosiddette grandi del calcio che lo hanno sponsorizzato, mentre in un'azienda qualsiasi in tutti questi anni tanti dirigenti si sono succeduti. Nel calcio no, come in una casta, c'è la ferma volontà che a comandare siano sempre gli stessi per i loro interessi, e di interessi il calcio ne muove molti. Non sono ottimista, come dice Rivera " perché non c'è la volontà di cambiamento" e dunque non mi stupisco quando leggo presidenti dichiarare, come ha fatto Spinelli che "non vedo nessuna bufera, sono i giornalisti che la creano" o De Luca secondo il quale "non c'è nulla di male ad andare a cena con un arbitro". A parte che, escluse quelle informali, trovo assai rara una cena tra un dirigente del Treviso ed un arbitro, quello che sconcerta è il loro modo di pensare, meno male che i tifosi, gli unici veramente a pagare, hanno capito tutto, ed esprimono il loro disgusto con contestazioni e ciò che è peggio con la disaffezione. Sì, perché una cosa non hanno capito gli uomini che governano il calcio: c'è un limite a tutto e il tifoso ne ha le tasche piene.




