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Della Valle non si arrende: "Siamo pronti a fermare il campionato"

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Appi .
giovedì 12 gennaio 2006, 10:322006
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12.01.2006 10:322006
"Siamo pronti a fermare il campionato".

Altro che "toni cambiati in meglio", altro che "grandissimo passo avanti" come aveva sostenuto Adriano Galliani. Diego Della Valle ha confidato agli altri presidenti, infuriati come lui, che è disposto a gesti estremi, "anche a fermare il campionato". Il patron viola martedì aveva incontrato il n.1 della Lega Calcio ma ieri, da Roma, è arrivata la doccia gelata, il no di Forza Italia.
Della Valle è il capogruppo di una parte consistente di serie A (14 club, anche se molti non sono mai usciti ufficialmente allo scoperto) che si oppone a quelle società (Juve, Inter, Milan, Roma e Lazio) schierate a favore dei diritti soggettivi. Una spaccatura netta nel mondo del calcio, che porterà ad un'assemblea straordinaria della Confindustria del pallone, il 27 gennaio, dove non sarà certo facile arrivare alla "ripartizione delle risorse" e al "progetto di attivazione nuova Lega Professionisti serie A", come recita il corposo ordine del giorno. In queste condizioni non ci sarà alcun accordo, su niente: tantomeno sulla mutualità, sul famoso 18% dello "stadio virtuale".
Nessun accordo perché il gruppo Della Valle si riunirà la prossima settimana per studiare strategie e contromisure. Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, è fra I più agguerriti: "Se necessario ci rivolgeremo anche alla giustizia ordinaria. Berlusconi stavolta ha perso in immagine tutto quello che aveva guadagnato con la storia Unipol...". Si preannuncia una guerra legale di ricorsi e appelli, perfino per invalidare gli attuali contratti.

Della Valle è preoccupatissimo. Convinto, come ha ripetuto ai suoi colleghi, che questa mossa sia stata voluta da Berlusconi solo per evitare che "Mediaset dovesse pagare di più I diritti tv", ma anche sicuro che "ora I club di calcio si compatteranno fra loro, perché altrimenti che futuro possono avere, cosa racconteremo ai nostri tifosi?".
Per il gruppo Della Valle, insomma, questa è una battaglia per sopravvivere, per riequilibrare un sistema dove la Juve, già adesso, prende 83 milioni e il Lecce 600.000 euro all'anno, dove fra due anni il club di Giraudo di milioni ne prenderà 108 e la forbice rischia quindi di allargarsi ancor più. Proprio quello che non vuole la cordata guidata dall'imprenditore marchigiano.
Il progetto del gruppo dei club ribelli prevede lo studio di una tabella di parametri per "dare un peso specifico diverso ad ogni società, in base al loro valore televisivo". Già, ma si parte dai 100 milioni della Juve. Sky è pronta a discutere il rinnovo "collettivamente", ma non vuole dare al calcio più dei 450 milioni di euro attuali (in Francia le tv sborsano circa 600 milioni). La Fiorentina e il Palermo ne prendono 17,5 a testa, e sono in scadenza di contratto. Così come Cagliari, Messina, Livorno e Udinese. Fiorentina e Palermo ritengono di valere 30 milioni a testa, quanti ne prende la Lazio. Non sarà semplice trovare un accordo con Sky.
"Ma bisogna mettere fine a questo scandalo dei diritti tv, anche se Forza Italia ha il tempo per ripensarci...", sostengono I presidenti ribelli. "Siamo pronti a parlare anche con Franco Carraro, che si è comportato in maniera ineccepibile". Il presidente Figc è per l'abrogazione della legge e il ritorno alla contrattazione collettiva. L'Antitrust per la concorrenza non si oppone, anzi. Ma ora tocca alla Autorità per le telecomunicazioni: già oggi potrebbe aprire un'istruttoria sull'accordo Mediaset-Juve. A Torino comunque sono tranquilli: "Abbiamo rispettato la legge"

Fonte: La Repubblica