ESCLUSIVA TMW - Paolo Carbone su Calciopoli e mercato
Alessio Calfapietra
I nostri microfoni incontrano Paolo Carbone, figura storica di "Tutto il calcio minuto per minuto", ricordato dai più come massimo esperto di statistiche in ambito sportivo. Per 14 anni protagonista nella fortunata trasmissione radiofonica, Carbone ha condotto per un biennio Domenica Sprint sulle reti Rai. Ascoltiamo le sue parole in libertà riguardo i temi più interessanti di questa calda estate pallonara.
Le sentenze di appello del Maxiprocesso sono ancora un argomento di stretta attualità. Come le commenta?
"Sono sentenze figlie dei tempi, in quanto contraddittorie rispetto a quelle emesse in primo grado. Che nel campionato italiano ci fosse sotto qualcosa si sapeva, senza però conoscerne i particolari. Da questo se ne è tratto un fenomeno mediatico, ma escluderei sia davvero successo un pandemonio, tanto più che alla fine tutti gli arbitri sono stati prosciolti tranne uno. Dov'è l'illecito se gli arbitri poi nn ti hanno aiutato? Secondo aspetto: dello scorso campionato non si è detto nulla, e perchè lo scudetto è andato all'Inter? Allora devo pensare male, perchè Guido Rossi è un ex dirigente neroazzurro. Ma c'è dell'altro. I giudici di secondo grado, nominati da Carraro, miracolosamente gli hanno tolto 4 anni e mezzo di squalifica. Senza parlare del Milan che ha potuto conservare la massima serie. Carraro, insieme con il padre, è stato un alto dirigente della società rossonera molti anni fa, e se tanto mi dà tanto... Lo scudetto attesta meriti sportivi conseguiti nell'anno precedente, il fatto che tu giochi in B non ti leva quel trofeo. Che Bergamo, Pairetto e Moggi abbiano intrallazzato lo posso ammettere, ma da qui retrocedere una squadra, privarla di due scudetti e per due stagioni della Champions mi pare eccessivo. Tanto vale organizzare un'impiccagione pubblica e facciamo prima".
La vittoria ai mondiali ha contribuito ad addolcire il giudizio di secondo grado?
"No, il giudice non si lascia andare a queste manifestazioni d'entusiasmo. Se ciò avesse davvero infuito allora le squadre sarebbero rimaste tutte in A con delle penalizzazioni gradualizzate".
Alcuni procuratori, tra cui Pasqualin, hanno detto con amarezza che dopo Calciopoli è rimasto tutto come prima
Non è cambiato assolutamente nulla. Il discorso fondamentale è che l'apparato non funziona e ha preso una piega pericolosa. Faccio risalire l'inizio di ciò a Berlusconi, che vent'anni fa ha rivoluzionato i parametri investendo una marea di soldi. Ciò ha provocato uno spirito d'emulazione in personaggi che non avevano le sue stesse potenzialità economiche. Il tocco finale lo ha dato la legge 91 che ha reso i calciatori alla stregua di lavoratori dipendenti. In questo modo i presidenti devono pagare le tasse raddoppiando le spese. E infatti Lazio e Roma hanno avuto grandissimi problemi da cui non sono ancora uscite, con i biancocelesti che hanno ottenuto una mostruosa dilazione del debito con il fisco nei prossimi 22 anni. Bisogna assolutamente abbattere i costi, guardate il Chievo, che rappresenta un rione di Verona, riesce a stare in A pur avendo le stesse incombenze delle altre squadre ed infinite meno risorse. Il calcio non può andare avanti così, si deve ridimensionare e in fretta".
Suggerisce qualche ricetta per il risanamento?
"Servono manager a digiugno di calcio, persone che non sappiano nulla di sport ma che vogliano applicare le regole. Sono felicissimo della designazione del mio grande amico Agnolin come commissario dell'Aia. E'stato un arbitro integerrimo, ricordo come nel pieno del secondo scandalo scommesse emersero intercettazioni riguardo partite comprate, con espliciti riferimenti a Gigi come persona incorruttibile e che avrebbe reso vana ogni scommessa clandestina. Ritengo urgente la riduzione dei campionati (serie A a 16 squadre e due gironi da 16 in B) ed una salary cap".
Cosa pensa dell'elezione alla Lega di Antonio Matarrese?
"E' un ritorno al passato. Se il calcio si deve rinnovare, è una cosa poco seria eleggere una persona che entrò in aperto contrasto con Agnolin, allora arbitro in attività e che nel '90 si dimise dopo una polemica conferenza stampa a Bassano".
Parliamo di fattori tecnici. E specificamente della Juventus
"I giocatori ceduti finora sono andati via per ricavare il massimo dei soldi da atleti intorno alla trentina e anche oltre. Ma Buffon, Camoranesi e Trezeguet restano. Se invece per Ibrahimovic si mettono sul piatto 40 milioni di euro allora lo svedese può andare via, ma solo alle condizioni bianconere e non per vie legali secondo me impraticabili".
Però i bianconeri hanno preso Belardi, non vogliono forse schierare Mirante titolare in vista della cessione di Buffon?
"No, Belardi arriva per fare panchina quando Buffon si assenta per la nazionale. In un campionato di 42 gare tre portieri servono, visto che la serie B non osserva le soste per le gare internazionali. E ciò vale anche per gli altri ruoli".
E i movimenti del Milan come li giudica?
"Non mi pare si siano spremuti troppo finora, devono prendere Ibrahimovic e Oddo per completare la campagna rafforzamenti. Comunque ritengo eccessive le paure per i preliminari, il Milan può comunque schierare una difesa competitiva e non deve avere paura della Stella Rossa. Mi sembra tanto che in Italia si abbia una sorta di predilezione a rendere gli avversari più forti di quel che sono".
Una parola sul Bari, la squadra della sua città. E poi sul Napoli come possibile antagonista della Juventus
Deve arrivare un attaccante, si parla con insistenza del ritorno di Ganci e sarebbe un'ottima soluzione. In cabina di regia è fondamentale la conferma di Carrus. Saranno inoltre determinanti Scaglia e più in generale il gioco sulle fasce. Il Napoli ha un ottimo organico, del resto De Laurentiis può investire a piacimento, gli azzurri hanno i mezzi per entrare in competizione con la Vecchia Signora anche se alla fine incidono tante di quelle variabili che risulta difficile stilare un pronostico".




