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Ex bomber giudicano il momento di Toni

Ex bomber giudicano il momento di Toni
giovedì 28 settembre 2006, 11:352006
di Appi .
fonte di Giuseppe Calabrese per La Repubblica

Non c´è niente da fare, un Mondiale ti cambia. Anche se non lo ammetti, anche se fai finta che sia tutto come prima, lo stress di quei due mesi ti pesa dentro. E in campo rischi di non essere più te stesso. È capitato a molti, può darsi che sia così anche per Luca Toni. Fisicamente è a posto (lo dicono i test), psicologicamente anche (lo dice lui e lo dice Prandelli), ma il pallone fa più fatica a entrare. L´anno scorso di questi tempi aveva già segnato cinque reti, adesso è a due. Può darsi che sia solo sfortuna, chissà. L´aspetto positivo, comunque, è che almeno tre o quattro palle gol a partita ce l´ha e che lui è sempre lì. Pronto. «Un Mondiale lo paghi mentalmente. Anche inconsciamente, ma lo paghi - dice Paolo Rossi -. Quei due mesi di stress te li porti dietro per tutto il campionato. A me è successo così e ho visto che la stessa cosa è successa anche agli altri. È raro che un calciatore che ha giocato un Mondiale, e magari lo ha vinto, l´anno seguente faccia un´annata strepitosa».
Troppo presto per dire se la vittoria in Germania influenzerà anche il rendimento di Toni in questo campionato. Magari è solo una questione di cambiamenti tattici. Il gioco della Fiorentina è cambiato, adesso non è più Tonicentrico e può darsi che anche questo influisca. Oppure che sia solo questione di attimi. Basta saper aspettare. «Io non sono così assolutista. Capita che un giocatore paghi il Mondiale, però non è la regola - spiega Alessandro Altobelli -. E poi gli attaccanti sono giocatori particolari, hanno il gol nel dna, sono sempre concentrati, da questo punto di vista è difficile che possano avere cali. Se succede, non è certo per colpa del Mondiale».
In fondo a Toni mica gli possiamo dire niente. Questo è solo un giro di pareri per capire che cosa ci dobbiamo aspettare, più che per chiarire cosa è successo finora. In ogni caso un titolo mondiale non è cosa da poco, soprattutto se arriva dopo una stagione tiratissima, con trentuno gol e la Scarpa d´oro. L´anno dei record per Toni. Poi l´oro a Berlino. Non solo, come se non bastasse a movimentare la sua estate c´è stato anche il processo al calcio che ha tolto la Champions League alla Fiorentina e l´ha fatta precipitare a meno diciannove. Altro che stress mondiale.

«È una cosa che ti cambia tutto. Io dopo il Mondiale ho avuto molti problemi - ricorda Totò Schillaci -. La stampa, e anche la società, si aspettavano da me una stagione strepitosa, volevano che segnassi un gol dietro l´altro. E i difensori mi guardavano con più attenzione. Tutto era cambiato. Per tutto l´anno giocai con la pressione del Mondiale addosso. Per cui penso sia normale avere un calo, succede a tutti gli attaccanti, anche a quelli più bravi. Soprattutto se il Mondiale lo hai vinto. La vittoria è un peso psicologico».
C´è chi lo chiama «effetto appagamento», il dopo Mondiale è una sorta di limbo senza adrenalina. Capita a molti. Strano che possa capitare a Toni però, uno che ha sfondato tardi e che ha ancora tanta voglia di togliersi qualche soddisfazione. Ma, dicono, è una cosa che succede senza che te ne accorgi. A livello inconscio. «Dal punto di vista mentale ci può essere un rilassamento, anche se non te ne rendi conto - spiega Beppe Signori -. Specialmente se uno è diventato campione del mondo. Quello è il massimo per un calciatore. Quindi ci sta un calo a livello di prestazioni, ma non è detto che duri per tutta la stagione. Basta un gol per sbloccare un attaccante».
Insomma, il dibattito è aperto e saranno le prossime partite a dirci che Toni ci ha restituito il Mondiale di Germania. Prandelli è tranquillo e conta sui gol del suo centravanti per tirarsi fuori da questa classifica. D´altra parte c´è un precedente che fa ben sperare. Vieri nel campionato 2001-2002 segnò 22 reti, poi ci fu il Mondiale in Corea e Giappone (quattro gol) e nel campionato successivo arrivò a quota 24. Niente stress, quindi. Vieri, però, dei Mondiali non vuole parlare. Non ne ha voglia, è ancora arrabbiato per non essere stato convocato. Ma non importa. Quello che conta è che anche con un Mondiale di mezzo si possono sempre fare tanti gol.