Genoa, Torrente: "Il rossoblù è la mia seconda pelle"
Ilario Imparato
I tifosi della Lanterna giurano che genoani si nasce. Sbagliano: si può anche diventarlo. Vincenzo Torrente ne è la prova: arrivato ancora ragazzo al Genoa, lasciata la natia Cetara, ha legato la carriera e la stessa vita alla società rossoblù. Si dice che nel calcio moderno non esistano più le bandiere, lui è stato ed è una delle ultime. Vincenzo Torrente, 21 anni con il rossoblù come una seconda pelle, oggi compie 40 anni. Il primo regalo lo ha ricevuto ieri dai suoi ragazzi della Berretti, che guida con dedizione: i Grifoncini hanno vinto 1-0 sul campo dell'Orbassano e, approfittando della sconfitta interna del Milan con la Juve, hanno consolidato la propria leadership in classifica: 45 punti contro i 40 dei rossoneri, che pure invero al Genoa hanno giocato una gara in meno. Un buon viatico per il torneo di Viareggio, nel quale la Berretti farà il suo esordio martedì. «Al Viareggio sono molto legato - ammette Torrente - à stata la mia fortuna di calciatore: sono arrivato in prestito dalla Nocerina e mi ha cambiato la vita, ormai sono genovese d'adozione». L'anno successivo Burgnich lo fece esordire (8 settembre 1985) contro il Campobasso. Di nuovo al Viareggio, 22 anni dopo. Per vendicare quella sconfitta beffarda in finale con la Juve dodici mesi fa: alcune scelte arbitrali fanno ancora ribollire il sangue. «Rispetto l'anno passato la squadra è cambiata molto - frena il tecnico - Sono curioso di vedere dove possono arrivare questi ragazzi; l'obiettivo è superare il primo turno. Per martedì speriamo di recuperare Ledesma, che si è infortunato in allenamento». Quarant'anni di vita, 21 da genoano: «Ho vissuto con grande passione e intensità questi anni. Ci sono state anche cose negative, ma preferisco ricordare quelle belle: sono ottimista, visto che a Genova si è in generale pessimisti. I ricordi belli sono l'esordio, la promozione, il quarto posto, la semifinale di Coppa Uefa. Ho superato le previsioni, ho collezionato oltre 400 partite. Un rimpianto è di non aver battuto il record di presenze: ci tenevo tanto, è stata fatta una cattiveria gratuita». Il record di Becattini lo infranse poi Ruotolo; Torrente, con 413 presenze in campionato (457 in totale) è"solo" il terzo genoano di sempre perché sotto la presidenza Mauro fu messo fuori rosa, e per un periodo Perotti gli preferì Giampietro e Pereira.
«Sono contento di aver marcato i più forti attaccanti dell'epoca. I brutti ricordi sono il periodo fuori rosa, la retrocessione in B e l'esperienza da allenatore nel momento peggiore della storia del Genoa. Una scelta più dettata dal cuore che dalla mente: ho fatto una cosa da genoano e ne sono orgoglioso, perchéè nel momento del bisogno che si vedono i veri genoani». I tifosi non hanno dimenticato: "Il cuore non mente, solo Signorini e Torrente" era scritto non più tardi di martedì su uno striscione. «Ringrazio di cuore per le manifestazioni di affetto che ho ricevuto dai tifosi: l'altra sera mi sono commosso ed emozionato, ma attestati di stima ne avevo già ricevuti in precedenza. Sono contento. Ho fatto una scelta di vita, anche quando potevo andare via. Invece qui sono nati i miei figli, è una città bella». Avrebbe potuto giocare nel Napoli di Maradona, lo voleva la Roma: «Ci sono stati dei discorsi, ma il mio cuore era qui anche se mio fratello mi ha dato del pazzo. Invece ho fatto la scelta giusta. Volevo rappresentare qualcosa per questa società : era il mio desiderio, il mio sogno. Sono fiero e orgoglioso delle scelte che ho fatto». Anche se per questo ha pagato, si è precluso ad esempio la possibilità di giocare in Nazionale. «Una volta c'è stata l'occasione - ricorda - Era nel '91, fui messo in preallarme ma alla fine scelsero Gregucci. Credo fosse una scelta politica: io giocavo nel Genoa, lui nella Lazio a Roma, anche se era un ottimo difensore. Però sono contento di quello che ho fatto; era una piccola cosa, non mi sono mai illuso. In quel periodo c'erano grandi difensori; sarebbe stata una soddisfazione, visto che in quel ruolo c'era stata una moria, però non importa. Sono legato al Genoa, ho trascorso più anni qui che altrove».




