Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club

Il lato macabro del pallone

autore
Marco Frattini
domenica 31 dicembre 2006, 20:192006
autore Marco Frattini
31.12.2006 20:192006

Dalle croci in campo per i sedici giocatori ad Avellino, fino al macabro segnale del pacco con la testa di un capretto al ds del Palermo Rino Foschi: le minacce nello sport hanno una lunga e triste sequenza di precedenti, un vero e proprio lato oscuro. Che si tratti del ''pessimo scherzo di un cretino'', come dice ora Foschi, di avvertimenti della malavita o di pesanti contestazioni delle frange estremo del tifo, il minimo comun denominatore è appunto l'intimidazione. L'atto vandalico piu' noto è il precedente di Avellino nel 1992, quando 16 croci, dal significato inequivocabile, furono piantate sul campo del club irpino. Erano dedicate a ciascuno dei giocatori della rosa. Ignoti le piantarono in aprile e tanto per non lasciare dubbi sotto il nome del giocatore misero la data della fine del campionato. Analogo episodio nel marzo scorso nello stadio di Massa Carrara, dove dopo la sconfitta nel derby con la Lucchese furono trovate dodici croci piantate sul terreno. Il fuoco è un classico: nell'86 fu bruciata l'auto di Caramanno, che al tempo allenava la Reggina, e quattro anni dopo tocco' alla porta della sede del club calabrese, bruciata dopo due sconfitte.

Esperienza condivisa da Catanzaro e Catania, nel '90. Nel '95 ad andare in fiamme fu l'auto di Luppi, all'epoca giocatore della Fiorentina. Nel 2001, gli ultrà viola inferociti spaccarono le vetrate di uffici e cinema di Cecchi Gori. Un anno prima, ignoti avevano lanciato una bottiglia incendiaria nel giardino di casa Ferlaino. Stessa sorte per il pullman dell'Inter, prima di una partita di Coppa Italia, sempre nel 2000. Ultime della serie, le lettere e telefonate minatorie al presidente della Lazio, Claudio Lotito, i pesanti insulti diretti al patron dell'Ascoli, Roberto Benigni. Perché anche il calcio ha i suoi coni d'ombra, e non solo tecnico-sportivi.