Italia, patria (un tempo) di portieri e difensori
Alessio Calfapietra
Cosa accade alla nostra tradizione calcistica? L'abbondanza di buoni, quando non addirittura ottimi interpreti del ruolo al di là della metacampo ci è valsa negli anni la qualifica di difensivisti, di "gioco all'italiana", di sparagnini fruitori del pallone. La musica è cambiata, e in peggio. Dovremo pregare per la salute di Gianluigi Buffon, perchè nei prossimi dieci anni non salti nemmeno una gara, visto che dietro di lui c'è un desolante vuoto pneumatico. Non a caso Inter e Milan si sono affidati a guantoni esteri, brasiliani per di più (sempre in tema di luoghi comuni ormai smentiti), e i più affidabili colleghi del Gigi nazionale hanno abbondantemente superato i trent'anni, chi non addirittura veleggia verso i quaranta (Peruzzi, Toldo, Pagliuca e Fontana).
Le nuove leve Amelia, Agliardi e Curci devono ancora forgiarsi. E in difesa? Stesso discorso: Cannavaro, Nesta e Materazzi da mettere sotto vetro, e Barzagli pronto a spiccare il salto nell'Olimpo dei grandi. Dopo? Sinceramente ci sfuggono i nomi...




