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Lo sfogo del laziale Di Canio

autore
Alessio Calfapietra
martedì 2 maggio 2006, 19:392006
autore Alessio Calfapietra
02.05.2006 19:392006

Esce allo scoperto, senza giri di parole. Doveva essere il suo giorno, quello del rinnovo, dell'agognato annuncio «Di Canio chiude la carriera nella Lazio». È arrivata la qualificazione in Coppa Uefa ma dell'autografo invocato dalla Curva con un'imponente scenografia («Di Canio deve rimanere»), neanche l'ombra. Paolo, l'idolo della Nord, ha festeggiato nello spogliatoio insieme ai compagni, con lo champagne, ma il contratto è rimasto un sogno.

Ha visto il presidente dopo la partita?
«No. È salito sul pullman mentre andavamo via e mi ha detto: "Paolo, della tua situazione ne riparliamo a fine campionato per scaramanzia"»

E lei come l'ha presa?
«Non gli ho neanche risposto».

È deluso?
«No, mi sento umiliato. È diverso. Sono stato due mesi in silenzio, so solo io quello che ho mandato giù a livello personale. Ora siamo in Coppa Uefa, sono strafelice per la gente e per me, da laziale. Peccato ci sia questo tarlo che mi assilla».

Perché non ha accettato l'offerta australiana? Si parla di 5 milioni netti fino al 2008, roba da nababbi.
«Perché la Lazio è la mia vita, dei soldi non me ne frega niente. Voglio chiudere qui, credo di aver dimostrato sul campo di meritare la conferma. Voglio rinnovare anche se c'è questa offerta d'oro. Eppure non so ancora cosa sarà del mio futuro, se farò ancora parte del progetto. Ci vuole rispetto per l'uomo».

Eppure Rossi ha detto che la vorrebbe ancora nella Lazio.
«Credo che Rossi abbia dimostrato intelligenza e capacità, ha gestito bene il gruppo, me compreso. È stata una stagione esaltante. Tutti però hanno avuto un contatto per capire cosa sarà del loro destino, tranne il sottoscritto. Eppure ho messo tante cose da parte per la Lazio».

Questa storia del contratto le ha rovinato la festa?
«Da laziale, lo ripeto, sono contentissimo. Dedico questo traguardo alla Curva Nord, che mi è sempre stata vicino, e a tutta la gente laziale. Sono loro a darmi la forza di andare avanti. L'altro giorno ho sentito per radio una signora anziana che diceva: "Scendo in piazza per Paolo". Mi ha fatto venire i brividi. Non mollo. Poi ci sono anche finti laziali, pochi a onor del vero. Mi viene da ridere quando li sento criticare la mia eventuale conferma, perché i fatti sono dalla mia parte. Si prendono in giro da soli».

Pensava potesse evolversi così la situazione?
«Non avevo dubbi. Sapevo che sarebbe andata in questo modo. Sono stato trattato male ma non lascio facilmente. Lo ripeto, la Lazio è la mia vita».

Fonte: Fabrizio Marchetti per "Il Tempo"