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Nesti Channel: Donadoni, bisogna cambiare

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Appi .
martedì 5 settembre 2006, 11:312006
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05.09.2006 11:312006

Intento ad osservarsi dinnanzi ad una coltre di specchi, Narciso credeva di essere affascinate quanto bello, troppo dissimile dalla normalità di chi, senza fiori in testa, ha il dono di riuscire ugualmente a maledire il domani. Giunto sulle sponde del lago, però, la testa pesante trascinò l'involucro cavo, ed i giorni passati a domandarsi il perché di tanta grazia, fecero il paio con quelli trascorsi, leggero, disteso e silente, chissà dove. Lo sfogo, maturato all'alba anzi al pomeriggio, seguente all'anonimo pareggio contro la Lituania, educato nella forma, quanto sgraziato nella sostanza, pur palesando una legittima forma di fastidio, risulta diametralmente opposto alle ire di Lippi, carismatico nocchiero abile a scuotere le acque per poi osservare la lenta risalita delle bolle d'aria. Tradendo, come se non bastasse, un sentore di inadeguatezza per un ruolo scomodo, soltanto nell'immaginario collettivo semplice e gratificante.

Le paure di Roberto Donadoni, sembrano affondare le radici nella genesi di una decisione, quella di accostarlo, in compagnia dei "carneadi" Zola e Casiraghi, nell'universo azzurro, voluta fortemente dal sodale, ed un tempo compagno di squadra, Albertini. Una scelta, quella del metronomo che rese grande il Milan di Sacchi e Capello, sostituendo Ancelotti, e costruendo, su misura, le ambizioni del giovane Pirlo, forse eccessivamente partigiana, soprattutto se considerata all'interno di un'opera di ristrutturazione burocratica del "Palazzo", un tempo abito dagli amici, neanche tanto fraterni, di Don Luciano, ed oggi, senza la presenza dell'uomo che sussurrava agli arbitri, trattato alla stregua di un comune dispensatore di "pizzini", orientato solo lungo l'orizzonte meneghino. Ridotte al lumicino le ambizioni di Zaccheroni, forse per qualche attrito con un paio di giocatori in passato alle sue dipendenza nel Milan, scartata a priori l'ipotesi di una promozione di Gentile, che per conservare le speranza azzurre rifiutò persino le proposte di John Elkann e di Gabetti, ed umiliata l'esperienza di Mazzone, il medesimo che scoprì Amelia e Toni, reimpostando Pirlo nel ruolo di regista, la sua nomina è parsa in qualche modo forzata, o forse sarebbe più opportuno dire macchiata, dalla comune matrice del suo mentore.

Dopo le traversie con la Lituania, ed in attesa che Materazzi concluda il periodo di squalifica, nella partita di mercoledì contro i transalpini, Donadoni dovrà dunque cercare di ottenere la prima vittoria della sua gestione, scollinando, nella classifica del proprio girone, la Georgia di Kaladze, tenendo a debita distanza le Isole Far Oer. Niente a che vedere con i fasti dell'era Lippi, certo. Ma, almeno sino alla trasferta lungo il fiume Senna, ai due passi dalla Bastiglia, la gara con la Francia non costituirà nemmeno l'ipotesi, imbarazzante, di una prematura esclusione dalla qualificazione agli Europei del 2008. Sbolognato Oddo, pronto ad accomodarsi in panchina dopo le variegate incertezze palesate con i baltici, ed in cerca di una soluzione per ovviare alle amnesie di De Rossi, in affanno se decentrato nel dispendioso ruolo di costruttore di gioco, non è da escludere un ritorno al classico 4-4-2. Con Pirlo e Gattuso, o magari lo stesso De Rossi, in linea mediana, Perrotta sulla corsia sinistra e Marchionni, pronto a recitare un ruolo da protagonista in assenza di Camoranesi, sulla destra.

In difesa, confermati Grosso, Barzagli e Cannavaro, in fisiologico calo dopo due stagioni ad alto livello, la novità principale sarà rappresentata dal rientro di Zambrotta, alla prima convocazione dal giorno del suo passaggio al Barcellona. Mentre in attacco, preso atto dell'indisponibilità a tempo del lungodegente Totti, il quale non prenderà in considerazione ulteriori convocazioni in Nazionale sino al 2007, Donadoni, consapevole degli errori di valutazioni compiuti con Di Michele, Delvecchio e Palombo, ripresenterà il redivivo Cassano, rinvigorito dalla cura Capello a Madrid, al fianco di Inzaghi o, in alternativa, di Gilardino. Sperando che, almeno questa volta, Narciso non decida di specchiarsi lungo la Senna...

Fonte: di Alvise Cagnazzo per www.carlonesti.it