Piccoli talenti crescono: Andrea Russotto, idee chiare in campo e fuori
Carlo Larini
Lunedì sera osservando il posticipo di serie B Treviso-Juventus sarà capitato a molti di strabuzzare gli occhi davanti alle sue prodezze. Non ci riferiamo a quelle di Del Piero, pure atteso in Veneto alla fatidica rete numero 200, e neanche a quelle di Camoranesi, riabilitatosi con il tifo bianconero ma non con il suo coiffeur. Parliamo di Andrea Russotto, giovane talento romano, diciotto anni appena compiuti ed un futuro brillante davanti.
Centosettantaquattro centimetri ben distribuiti, con un baricentro da imprendibile folletto ed un passo da Speedy del pallone, il giovane centrocampista del Treviso ha letteralmente fatto impazzire la difesa juventina. Balzaretti e Birindelli non dimenticheranno tanto facilmente le finte ed i dribbling ubriacanti di questo ragazzo cresciuto nelle giovanili della Lazio. Un predestinato Andrea, uno che ha fatto mirabilie anche con la maglia azzurra dell'Under 17 prima e con quella dell' Under 20 dopo.
Centrocampista di fascia sinistra, può essere impiegato anche da trequartista o da seconda punta, ruolo in cui lo utilizzava Rambaudi negli allievi Nazionali ai tempi della Lazio, apprezzandone la notevole prolificità.
Come tante storie di talenti nostrani anche quella di Andrea Russotto vive di alti e bassi, gioie e delusioni, seppur calcistiche. Capita così che per dare un calcio ad un pallone il nostro debba emigrare in Svizzera, esattamente al Bellinzona, con cui nel 2004 colleziona nove presenze ed una rete. Il ritorno a Treviso, società che ne detiene il cartellino, è storia recente: la scorsa stagione qualche comparsa in serie A (4 presenze) e quest'anno titolare in pianta stabile nell'undici di Bortoluzzi. Ma viene lecito domandarsi, come mai una società come la Lazio si lascia sfuggire un simile talento dopo averlo cresciuto e coccolato?
La storia risale a due anni fa quando fu lo stesso Russotto a denunciare l'accaduto: "Uno interno alla Lazio mi disse: se vuoi avere un futuro devi farti assistere dalla Gea, ma io non accettai e me ne andai, questo non e' calcio".
Il resto, come si sa, è storia recente.




