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Roberto Baronio: "Io al Napoli? Magari"

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Ilario Imparato
lunedì 4 dicembre 2006, 09:552006
autore Ilario Imparato
04.12.2006 09:552006

Si avvicina il mercato di gennaio e le voci sui possibili rinforzi in casa Napoli impazzano. Le prestazioni della squadra (non certo brillanti, anche se nascoste dal primato in classifica) hanno palesato un deficit a centrocampo. In mezzo al campo il Napoli fa fatica e a Reja farebbe comodo qualche nuovo innesto per poter cullare sogni di gloria. Tanti i nomi accostati alla compagine azzurra. La mancanza di un costruttore di gioco porta a pensare che sia proprio questo il ruolo che il direttore Marino cercherà di coprire. Il principale indiziato è Roberto Baronio. Il playmaker di Manerbio non sembra essere nelle grazie del tecnico Rossi che nella Lazio lo impiega col contagocce. PianetAzzurro ha avvicinato il biondo centrocampista cercando di capire quante siano le possibilità di un suo arrivo all'ombra del Vesuvio.
Lei è stata una delle più grandi promesse del vivaio italiano di fine anni 90 tanto da scatenare una vera e propria lotta a suon di miliardi tra Iner e Lazio per assicurarsi il suo cartellino. A spuntarla fu la Lazio che nel 96 la prelevò dal Brescia. Come ricorda il grande salto nel calcio che conta?
"Per me fu meraviglioso. Quando seppi dal mio procuratore che sarei andato a Roma quasi non ci credevo. A soli 19 anni avere la possibilità di giocare con gente come Nedved o Signori non è cosa da tutti. Quell' anno il panchina sedeva Zeman. Un uomo eccezionale dal quale si può solo imparare".
Dopo il boemo fu la volta dello svedese. Nel 97/98 Eriksson sostituì l' esonerato Zeman e per Baronio non ci fu più spazio nella Lazio. Cosa non funzionò?
"Si è vero, il mio secondo anno a Roma non fu entusiasmante. Purtroppo Eriksson non mi teneva in grande considerazione e chiesi alla società di essere ceduto per poter giocare con continuità".
Dopo alcune stagioni non certo da ricordare passò alla Reggina. Le sue prestazioni regalarono la salvezza ai calabresi e le valsero il titolo di miglior calciatore giovane del 2000 davanti a Cassano e Pirlo. Come valuta quella stagione e quale è il ricordo più bello che le ha lasciato Reggio Calabria?
"Quella fu senza ombra di dubbio la mia migliore annata. Andò tutto bene, giocavo con regolarità, avevo la fiducia dei compagni ed in particolare dell' allenatore. Franco Colomba credeva molto in me e ha fatto tanto per permettermi di crescere sotto tutti i punti di vista, sia calcistici che umani. Inoltre il pubblico. Mai dimenticherò l' affetto della gente, lo stadio sempre pieno, tutti sempre pronti a sostenerti. Nel Sud sono unici".
La grande stagione in Calabria sembrava essere solo l' inizio di un roseo futuro, ma gli anni a seguire non furono felici. In particolare la stagione a Perugia la vide spesso sedere in tribuna. Perché e che rapporto ebbe con il vulcanico Gaucci?
"Quella in Umbria è certamente ad oggi l'annata più brutta. Cosmi mi diede certezze di impiego ma poi Gaucci, solo perché avevo il numero tredici, che è la data di nascita di mia figlia, obbligò il tecnico a non farmi giocare per motivi scaramantici. Diceva che portavo male.

Questa cosa mi ha segnato. Quell' uomo è davvero marcio. E' un bene per il calcio che non sia più legato a questo mondo".
Addetti ai lavori dicono il suo futuro è stato condizionato da limiti caratteriali. Cosa dice in proposito?
"In passato ho pagato cara la mia impulsività. Mi capitava spesso d' innervosirmi, di cedere all' istinto e, come conseguenza, non ragionavo più con la freddezza necessaria. E' una mia debolezza, ma credo di essere maturato".
Ha parlato dei difetti. Quali sono invece i pregi?
"La determinazione e l' ambizione . Non mi sento mai appagato e riesco a dare il massimo anche nei momenti difficili".
Quest' anno alla Lazio non sembra essere tenuto in grande considerazione. Sarebbe auspicabile una sua cessione in caso non trovasse spazio?
"Beh, la mia intenzione è quella di rimanere a Roma. Certamente, nel caso in cui non dovessi ritagliarmi i giusti spazi , potrei chiedere al mio procuratore di trovare una soluzione temporanea".
Lei è assistito da Antonelli, già procuratore di Bucchi e Domizzi, entrambi giocatori del Napoli. Visto il buon sangue che corre tra Antonelli e Marino, è azzardato pensare ad un suo futuro all' ombra del Vesuvio?
"Al momento io sono alla Lazio e il mio primo pensiero è far bene qui. Il mercato di gennaio è lontano. So dell'interesse di alcune squadre, ma per il momento è ancora presto".
Voci di corridoio parlano di sirene livornesi. Chi sceglierebbe tra Napoli e Livorno?
"Livorno è una piazza molto importante. Spinelli ha costruito una squadra capace di combattere per la Uefa, ma il fascino di Napoli è superiore. Il Napoli non ha nulla da invidiare alle altre squadre di A. Dopo anni sfortunati l'arrivo di De Laurentiis è stato come manna dal cielo. Ora Napoli ha una società sana che può ambire a grandi traguardi. Qualsiasi giocatore vorrebbe giocare a Napoli".
Cosa le farebbe scegliere Napoli?
"I tifosi. La gente del Sud è eccezionale. Ho giocato a Reggio e posso dire che, se ho reso molto li, è proprio per il pubblico. Ho seguito qualche partita del Napoli in C e vedere tutte quelle persone allo stadio sempre pronte a incitare i propri beniamini fa venire la pelle d' oca. Godersi uno spettacolo tale per un giocatore è il massimo".
Quindi ci vedremo a Napoli?
"Non le ho detto questo. Certo che se dovessi approdare a Napoli, anche in B, non mi reputerei sfortunato, anzi...".

Fonte: PianetAzzurro