Rossi avverte: "Niente Tar o fuori dalla Fifa"
Le squadre italiane rischiano di essere messe fuori dalle competizioni internazionali. A stringere ulteriormente quel nodo di interessi e cavilli che si è intrecciato dopo le sentenze dello scandalo del calcio è arrivata ieri la minaccia della Fifa. La questione per come è stata messa giù dagli uffici di Joseph Blatter è semplice: la giustizia sportiva è l´unica competente sulle questioni riguardanti squadre e calciatori, chiunque si rivolga altrove, si dichiara, di fatto, fuori dal sistema. Per cui: se le squadre italiane condannate dalla corte d´appello federale ricorreranno (come in parte hanno già cominciato a fare) alla giustizia ordinaria - in questo caso il Tar - decreteranno automaticamente la propria esclusione dai tornei internazionali. E se il Tar accogliesse il ricorso, sollevando così un problema non più di singoli casi ma di ordinamenti in contrasto tra di loro, allora sarebbe l´intera Figc ad essere messa fuori. Con conseguenze catastrofiche.
La questione non è inedita. Era già stata anticipata con la consueta precisione dal commissario Figc Guido Rossi il giorno della sua audizione davanti alla commissione cultura della Camera dei Deputati. Ancora prima della sentenza di primo grado. In quell´occasione Rossi avvertì tutti i protagonisti della vicenda del pericolo di fare la fine della Grecia (nazione squalificata in blocco proprio per via di una intromissione governativa nella vita federale e poi riammessa solamente dopo che la situazione era tornata alla normalità).
Quel monito, però, non è stato sufficiente. La Lazio ha già fatto ricorso al Tar, e lo stesso si apprestano a fare le altre squadre condannate.
Così ieri è stato deciso di rendere pubblica la lettera inviata da Blatter a Rossi e Petrucci (presidente del Coni) alla vigilia della lettura della sentenza di secondo grado: «Dalle dichiarazioni rilasciate dalle società coinvolte sembra che le stesse abbiano intenzione di presentare ricorso avverso la decisione di secondo grado presso i tribunali della giustizia ordinaria in Italia, o presso il Tas di Losanna. L´eventuale ricorso al Tas è l´unica procedura che potrebbe essere accettata dalla Fifa (...) Appare opportuno sottolineare che una violazione delle norme imposte sia dal nostro che dal vostro statuto potrebbe comportare conseguenze a carico della Figc, non esclusa una possibile sospensione. Vi prego di considerare attentamente quanto sopra».
Contrariamente a quanto sarebbe dato a pensare, la cosa non preoccupa molto la Figc. I vertici federali considerano la questione chiusa. «Per noi è game over - dicono - le sentenze sono state già emesse e non verranno toccate in alcun modo, e ogni ulteriore percorso è invalido. Ora si pensi a giocare a pallone e a riscrivere le norme». I motivi di tanta fiducia risiedono nel regolamento del Coni (che non prevede la possibilità di "trattare" sui punti di penalizzazione in fase di arbitrato) e nell´asserita certezza che il Tar respinga ogni ricorso perché «palesemente inammissibile».
In realtà dal Tar del Lazio, organo competente sulla giustizia sportiva, arrivano segnali meno rassicuranti: «Non sono affatto convinto - spiega il presidente Pasquale De Lise - che Blatter possa calpestare in questo modo le leggi di uno stato. Siamo di fronte a due ordinamenti che si sovrappongono e l´ordinamento sportivo è subordinato a quello statuale. La Fifa mica ci può dichiarare guerra».




