Torino, Cairo: "L'esonero di De Biasi non ha legami con la sconfitta di Alessandria"
Marco Frattini
In una sala stampa gremita in ogni ordine di posto, il Presidente del Torino Urbano Cairo tenta di spiegare le ragioni dell'esonero di De Biasi: "Intanto vi ringrazio per essere così numerosi. Oggi è qui con noi il nuovo Mister Alberto Zaccheroni. Non ha bisogno di molte presentazioni in quanto tutti voi conoscete bene quello che è il suo curriculum e le cose che ha fatto. Per quanto riguarda la scelta che ho fatto di esonerare De Biasi, è stata una scelta molto sofferta poiché con lui c'era e c'è un rapporto anche personale molto buono. Ho ritenuto di farlo, e di farlo adesso, perché credo che sia meglio (avendo io dei dubbi) farlo prima che cominci il campionato. Questo per consentire al nuovo Mister di aver più tempo possibile per prendere in mano la squadra e per poterla gestire al meglio, e di consentire a De Biasi di poter rientrare, qualora lo vorrà, nel giro subentrando al più presto in un'altra squadra.
La scelta di farlo adesso l'ho fatta per rispetto alla squadra, per noi e per De Biasi al quale rimango affezionato come persona perché non si può dimenticare un'annata percorsa insieme in modo molto positivo. Tuttavia avevo alcuni dubbi, questi dubbi non li ho fugati in questi ultime giornate, e quindi ho preferito fare questa scelta per il bene del Toro. Il nuovo Mister è una scelta molto importante per noi, ha dimostrato grande capacità sia in squadre importanti con spogliatoi difficili e piazze molto calde come Inter Lazio e Milan ma ha fatto benissimo anche ad Udine dove oltre tutto ha valorizzato in maniera straordinaria i giocatori che aveva. Quindi credo che con Zaccheroni possiamo iniziare un percorso lungo di valorizzazione del parco giocatori che abbiamo."
Presidente, non abbiamo capito quali sono i dubbi che lei ha ancora:
"Non credo sia importante esternare i miei dubbi, anche per riguardo nei confronti di De Biasi, preferisco tenerli per me. Questa è una decisione che ho preso da solo, senza coinvolgere Tosi. Lui ha un rapporto amichevole con De Biasi che non volevo si intaccasse."
Alessandria è stata determinante?
"Assolutamente no! Nella maniera più assoluta. Non c'è nessun tipo di legame con le amichevoli o con quella conferenza stampa. Per intenderci, in quella conferenza stampa non è successo nulla. Qualche battuta più che altro simpatica e niente più. E' evidente che quando dico è una simpatica battuta."
Forse De Biasi non scherzava troppo ad Alessandria?
"Non lo so. Da parte mia Alessandria non rappresenta assolutamente nulla, le amichevole in pre-campionato sono ovviamente fatte per provare la squadra e gli schemi. Certo, non fa piacere perderne quattro ma la mia decisione non è minimamente legata a queste cose."
Quando ha maturato la decisione?
"Questi dubbi hanno origini più lontani nel tempo, magari legati anche allo scorso campionato. Poi chiaramente, nel campionato scorso, mi sono messo vicino al mister e vicino alla squadra per trovare il modo di ottenere il risultato migliore e ci siamo riusciti. Però certamente qualche dubbio veniva anche da li. Al ridosso del campionato ho notato che questi dubbi non svanivano e ho ritenuto di cambiare prima dell'inizio con un allenatore più adatto al nostro progetto."
I dubbi sono personali o professionali cioè di gestione della squadra?
"Di personale non c'è mai stato nulla. Il rapporto con il Mister è stato sempre un rapporto molto amichevole e positivo. Erano più legati alla gestione della squadra per come io la interpretavo. Non è detto che il mio pensiero sia il verbo, ad altri potrebbe assolutamente andare bene."
Se i dubbi c'erano dallo scorso anno, non conveniva prendere questa decisione a giugno?
"Io l'ho fatto quando l'ho deciso."
Cosa pensava che cambiasse in questi tre mesi?
"Mi sembrava giusto andare avanti pensando che tutti i dubbi si sarebbero sciolti. Speravo mi passassero, ho dato una chance, ma permanendo i dubbi non ho voluto andare avanti."
C'erano due gruppi nello spogliatoio?
"A me pare di no, non ho mai avuto questa sensazione. Non ho intervistato i giocatori prima di decidere cosa fare con De Biasi. E' una decisione che ho preso, ripeto, in solitudine. Non ho coinvolto Tosi per i motivi che vi ho detto prima, non ho chiamato i giocatori perché mi sembra la cosa peggiore da fare, chiedere un parere sul loro responsabile. L'ho fatto in maniera del tutto autonoma sulla base delle mie sensazioni e del mio istinto. Generalmente quando seguo il mio istinto faccio bene, speriamo che anche in questo caso le cose mi daranno ragione."
Non le sembra che a tre giorni dall'inizio del campionato questo sia un modo di complicarsi la vita?
"Non mi sembra. Nel momento in cui si prendono certe decisioni è meglio metterle in atto il più presto possibile e non aspettare oltre."
Tosi resta?
"Tosi resta. Ha maturato la decisione e resta con noi, ci mancherebbe."
Quanto ha influito sulla sua decisione le divergenze sui punti chiave del mercato?
"Da parte del Mister non ho avuto nessun tipo di indicazione di divergenze. Ho visto recenti interviste dove c'era un appressamento notevole sulla campagna acquisti."
Lo aveva avvisato dei sui dubbi o si è trattato di un fulmine a ciel sereno per lui?
"Io normalmente non do dei messaggi o degli avvertimenti. Non c'è bisogno di avvertire nessuno, siamo tutti adulti. Tutti sanno tutto e capiscono tutto, non c'è bisogno di avvisare nessuno."
Quando ha avvisato De Biasi e cosa gli ha risposto?
"Lo avvisato telefonicamente ieri sera alle 23.30. Io ero a Milano, lui era qui. Lui non ha replicato, ha detto solo un 'd'accordo'. Ha preferito non replicare."
Che tipo di contratto avete firmato?
"Il contratto è biennale"
Come hai fatto a convincerlo?
"Non è stato molto difficile convincerlo. L'ho trovato molto interessato al progetto Toro. Mi ha dato un parere molto positivo su questo progetto, e si è detto molto onorato di farne parte. Lui era molto contento della piazza e di poter allenare il Toro. Quindi non ho avuto nessuna resistenza."
Certo che Zaccheroni è un allenatore di grandissima qualità. Ma nella scelta c'è stata una piccola componente scaramantica in quanto Alberto ha vinto uno scudetto al Milan nell'anno del centenario?
"Io sono scaramantico in un modo logico e razionale. Ho scelto Zaccheroni per le sue qualità e per la sua capacità. Parla il suo curriculum variegato. Parla la sua capacità di far sbocciare i suoi talenti. Parla la sua capacità di far giocare bene la squadra. Tutte queste cose ovviamente ponevano a favore di questa mia scelta."
Aveva incontrato Zaccheroni diverse volte?
"Due volte: martedì e mercoledi (ieri e l'altro ieri ndr)."
Dove può arrivare questa squadra?
"Le notizie che girano sui giornali non sono sempre la verità, talvolta arrivano un po' distorte. Niente di grave, per carità. I nostri progetti non sono cambiati: dobbiamo prima meritarci la serie A, questo valeva prima come adesso. Se abbiamo fatto vittorie importanti, punti importanti, buoni risultati nella prima parte del campionato, se vedremo che ci saranno buone opportunità di fare meglio (quanto meglio non lo so, vedremo), ovviamente cercheremo di stupire. A Zaccheroni piace stupire a me pure: siamo in sintonia."
Arriva il momento del neo mister Alberto Zaccheroni, entusiasta di questa nuova avventura: c'era già stato qualche contatto mesi fa, visto che lei aveva avuto parole elogiative verso il Toro?
"Se avessi avuto un contatto con il Presidente non avrei rilasciato certe dichiarazioni. Io ho parlato del Toro e delle mie sensazioni viste dal di fuori."
Aveva detto delle cose belle su Cairo?
"Spero di poterle ripetere ancora."
Cairo risponde anche ai dubbi sulla campagna acquisti e sull'adattabilità al modulo offensivo di Zaccheroni: paradossalmente, i giocatori acquistati sembrano più adatti al gioco di Zaccheroni che a quello di De Biasi. Quindi, il progetto può iniziare nel migliore dei modi?
"Credo di si. I giocatori comprati sono stati scelti da me, da Tosi e De Biasi. Se poi si sposano con il gioco di Zaccheroni meglio ancora."
La parola passa poi al nuovo allenatore.
Mister, ha visto qualche partita del Torino?
"Devo dire la verità, non ho visto neppure lo spareggio. L'unica partita che ho visto del Toro è stata quella a Cesena in campionato (vinta 2-1 dal Toro con gol di Nicola e Martinelli, ndr). In quanto io abito a 14 km dallo stadio di Cesena e quindi sono andato a vedere quella partita. Questo indica che non c'erano assolutamente contatti con questa società. Volevo solo dire alcune cose prima delle domande. Volevo ringraziarvi degli aggettivi che avete espresso nei miei confronti, spero di meritarmeli. Ho piacere di dirvi perché sono a Torino, visto che abbia colto di sorpresa tutti soprattutto per le mie precedenti dichiarazioni: ho sempre sottolineato che avrei cercato di non prendere squadre in corsa. Tutto è nato, per quanto mi riguarda, casualmente al funerale di Facchetti incontrando il Presidente. Io credo che qui al Toro ci sia un progetto ambizioso. Io non ho mai nascosto che sono ambizioso, quello che ha detto il Presidente che ha voglia di stupire l'ho sempre sottolineato anch'io. Credo che un allenatore non debba mai smettere di tenersi aggiornato. Poi non ci si deve accontentare mai di quello che si è ottenuto. In particolare io, in 24 anni di attività, ho sempre fatto scelte coraggiose finalizzate a prendersi grandi soddisfazioni. Non è sicuramente una questione di contratto perché capisco perfettamente che un club appena salito in serie A ha un budget inferiore a Milan, Inter, Juve ed altre squadre. Però ho ravvisato in questa società l'intenzione e l'ambizione tentare di scalare posizioni importanti. C'è una struttura che ha vinto lo scorso campionato di serie B, a mio avviso in maniera straordinaria viste le difficoltà, nella quale sono stati inseriti giocatori importanti e di grande esperienza.
Per quanto riguarda il risultato da ottenere credo di essere perfettamente in sintonia con il presidente sull'assestamento in serie A. Però, visto che sono particolarmente ambizioso, mi piacerebbe scalare posizioni migliori. Quali? Non lo so. Dipenderà dalla sintonia che si andrà ad instaurare con la squadra, dal minor numero possibile di infortuni. Io non riesco quasi mai dall'inizio a prevedere dove potrò arrivare, poi per me la squadra è quasi totalmente nuova a parte Abbiati, Pancaro, De Ascentis e Fiore."
Ha qualche idea su come far giocare la squadra?
"Sono stato etichettato come uno che fa un modulo ben preciso. Io credo che la differenza la fanno i giocatori. Quindi il modulo va modellato in base alle caratteristiche dei giocatori che hai. Cercherò di conoscere nel più breve tempo possibile tutti i giocatori che ho a disposizione. Cercherò di assegnargli dei compiti che loro siano in grado di svolgere velocemente, perché più rendono loro più punti fa la squadra. Non sono io che faccio i punti ma sono loro. Io devo trovare i compiti che loro siano in grado di svolgere facilmente. Non andrò a complicargli sicuramente le cose. Oggi faremo una partitella in famiglia perché li voglio vedere tutti. Mi impegnerò totalmente sulla squadra, giorno e notte, perché voglio capire dove può arrivare questa squadra. Io voglio arrivare più in alto possibile. Devo entrare al più presto in sintonia con la squadra. Non siamo pochi, l'organico è ampio. Poi sentirò chi è disposto a far parte di questo gruppo perché ogni allenatore ha le sue vedute. Io solitamente sono molto chiaro con i miei giocatori. Oggi non voglio stressarli più di tanto ma da domani voglio parlare con loro sia dentro che fuori dal campo. Cercherò di guardarli con attenzione per vedere quante risorse abbiamo non solamente a livello fisico e a livello tecnico ma anche a livello nervoso. Ripeto: l'obiettivo è appagare la mia ambizione e quella del presidente."
Quanta paura ha di un presidente che esonera un suo collega all'inizio del campionato?
"L'esonero, nel nostro mestiere, purtroppo bisogna metterlo all'ordine del giorno. C'è grande frenesia nei risultati e quindi noi non abbiamo la cultura inglese che Ferguson che rimane li non so per quanti anni. In 24 anni mi è capitato un paio di volte in cui una sono stato richiamato. Però bisogna rimboccarsi le maniche e ripartire. Persa un occasione se ne prospettano altre. Io conosco De Biasi e lui ha gestito bene la squadra e i risultati. Io non credo a fortuna e sfortuna e non sono minimamente scaramantico. Io credo che il risultato finale sia legato al numero di errori che abbiamo commesso un po' tutti: la società, l'allenatore, i giocatori e anche l'aiuto che date voi nei momenti di calo delle squadre. Tutte le squadre hanno un momento di calo, i calciatori non sono delle macchine e possono avere infortuni, cali di forma, problemi in famiglia e altro. Quindi se il Torino lo scorso anno ha fatto bene, vuol dire che di errori ne sono stati commessi molto pochi. Non so quanti avrebbero scommesso sulla promozione del Toro nella passata stagione. Perché la fretta non combacia mai con la realtà."
In tempi non sospetti disse il Toro di Radice era un suo modello, conferma?
"E' vero, è una conferma di cose dette molto tempo fa. Io ho amici legati al Toro: Pecci e Romano. Ancora prima di fare l'allenatore, qualora avessi intrapreso questa carriera, mi sarebbe piaciuto avere un'impronta alla Radice. Radice aveva iniziato giovanissimo a Cesena. Vedevo una squadra che mi entusiasmava e si differenziava dalle altre, aveva qualcosa di diverso. Andava anche in trasferta, anche in campi più infuocati, con l'obiettivo di vincere. Io non ho nessuna difficoltà a riconoscermi in questo pensiero. Sono uno a cui piace prendere l'iniziativa. Soprattutto quando si gioca con squadre che non hai nulla da perdere e quindi c'è più soddisfazione a vincere. Nel Toro di Radice vedevo tutto questo. Una squadra con queste caratteristiche è destinata a vincere. Chiaro che ci vuole il talento, ma è molto importante la testa. Con i giocatori mi piace andare d'accordo con tutti ma vado sicuramente meglio con coloro che sono molto ambizioni. Ho sempre detto che non mi interessa allenare ma mi interessa come alleno: o si gioca per vincere o si va a cercare una squadra con un progetto che è finalizzato a crescere per arrivare a grandi livelli. Io nel Toro ho individuato queste caratteristiche. Se il Presidente mi avesse chiesto la salvezza, non avrei accettato. Strada facendo gli andrò sicuramente a rompere le scatole, caspita se andrò. Però sono convinto che lui mi seguirà perché è ambizioso quanto me."
Quali squadre che ha già allenato paragonerebbe questo Torino?
"E' sempre difficile fare paragoni, ma direi che si avvicina molto all'Udinese. Anche allora neo-promossa, ma le ambizioni di quella squadra erano minori di quelle che si hanno qui. Ecco, L'Udinese era arrivata a 6 punti dalla prima in classifica, nessuna provinciale negli ultimi vent'anni credo abbia fatto meglio. Mi piacerebbe accompagnare il Toro in questo processo di avvicinamento alle prime della classe."
Chi arriva con lei nel suo staff?
"Arrivano tutte persone che hanno lavorato con me precedentemente tranne il preparatore atletico che non ve lo dico perché devo ancora avvisarlo. Saranno Stefano Agresti (è con me dai tempi di Riccione), Roberto Rossi (è con me dai tempi della Lazio), Maurizio Guido (all. portieri, è con me dai tempi del Milan). Maurizio ha allenato sia Taibi che Abbiati. Lui ha inciso molto sul mio utilizzo di Abbiati."




