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Ascoli, Sonetti: "Mi piacerebbe allenare Recoba"

autore
Marco Frattini
giovedì 15 marzo 2007, 15:022007
autore Marco Frattini
15.03.2007 15:022007

Quattro punti in undici partite, poi arriva Sonetti in panchina e diventano quindici in sedici gare giocate. Un rendimento nettamente in crescita quello del suo Ascoli.

Cos'è successo?
"C'è stata la presa di coscienza anche da parte dei ragazzi che un diverso modo di interpretare le cose poteva dare risultati positivi. La squadra si è tuffata in questo programma di lavoro. All'inizio abbiamo faticato, poi piano piano questi giocatori hanno intrapreso la strada giusta, si sono accorti che potevano fare certe cose. E, soprattutto, è migliorata l'autostima in loro. Perchè se manca quella non ci sono possibilità di compiere un'imprese di nessun tipo: nello sport come nel lavoro".

Quindi il salto di qualità l'ha ottenuto lavorando da psicologo?
"A parte il fatto che questo è una mia passione: il problema di psicologia, testa, come confrontarsi con gli altri e riuscire ad esternare le proprie qualità non solo sotto l'aspetto fisico-tecnico. Sono tutte problematiche che devono essere prese in considerazione se si vuole ottenere qualcosa".

Arriva l'Inter e il mondo del calcio è convinto che siate attesi da una mission impossible. Però ad Ascoli, visto come state giocando, c'è la speranza che possiate
fare l'impresa...
"Martedì, all'inizio della preparazione settimanale ho detto una cosa ai giocatori".

Quale?
"Premessa: la grandezza dei nerazzurri non si discute, hanno mostrato di essere nettamente più forti degli altri in Italia. E' poi vero che noi in classifica siamo
ultimi insieme al Parma, ma è altrettanto certo che nelle ultime otto-dieci partite siamo settimi per rendimento. E abbiamo la terza-quarta miglior difesa del
campionato. L'ho fatto notare ai ragazzi e ho detto loro che noi non abbiamo paura.Se mi accorgo che qualcuno scende in campo tremebondo lo lascio fuori. E' semplice.
Accetto il rispetto, non la paura".

Come si può mettere in difficoltà l'Inter?
"Intanto non dobbiamo affrontare solo la squadra, ma anche gli individui...".

In che senso?
"Da un punto di vista generale possiamo anche puntare su alcuni aspetti: aggressività, determinazione, non farsi schiacchiare in area. Benissimo. Ma il problema fondamentale non è quello, che magari si potrebbe anche risolvere. Ma un altro...".

E qual è?
"E' l'uno contro uno. Il giocatore contro il giocatore, l'individualità che poi spesso determina la grandezza della squadra".

Chi teme di più dell'Inter?
"Grandi talenti. Dire Ibrahimovic è abbastanza semplice. Ce ne sono tanti, penso che però uno come Cruz non sia mai considerato per quello che è il suo valore".

Abbiamo detto di Cruz. Ma c'è un giocatore dei nerazzurri che le piacerebbe allenare per valorizzare al massimo? Magari un Recoba, una scommessa...
"L'uruguagio è sempre stata una pasione 'incontrollata' da parte di chi ama il calcio fuori da schemi ferrei di gioco: imprevedibilità, intuizione, tecnica sopraffina, componenti straordinarie. Che poi sono le cose verso le quali il
pubblico si getta a capofitto. Visto che io sono un allentatore a cui piace 'questo tipo di concetto' nei confronti della gente, penso che potrebbe essere stimolante avere Recoba, per potergli dare la possibilità di mostrare quel grande giocatore tecnico che è".

Farà un fioretto, una promessa in cambio di una vittoria contro l'Inter?
"Non faccio queste cose, non ci credo e poi ci sono cose molto più importanti che una partita di calcio".

Non ha neanche una scarmanzia che attua in occasione delle grandi partite?
"No, mi dispiace essere nella normalità, o forse nella anormalità, perché nello sport so perfettamente che c'è molta superstizione. Io non lo sono. Mi fido dei miei giocatori e del nostro lavoro".

Senza la Juve e con il Milan in difficoltà per le vicende di calciopoli è un campionato dimezzato per l'Inter?
"E' un torneo diverso. La Juve non c'è e uno strapotere dell'Inter si determina anche dall'assenza di questa squadra. I rossoneri hanno patito moltissimo questo handicap iniziale. La stessa Lazio - che sta venendo fuori ora prepotentemente -, la Fiorentina... sono tutte squadre che hanno patito molto questo tipo di discorso. E che certamente ha portato a un gruppo sereno come l'Inter e dotato di grandi giocatori a fare questa differenza".

Lei che ne ha viste tantissime nella sua carriera. Cos'ha provato ad assistere all'episodio di Palermo, la lite Guidolin-Prandelli e tutto quello che ne è conseguito?
"Sono cose brutte da vedere. Non avrei mai pensato che Guidolin potesse avere quel tipo di reazione. Non mi è piaciuta assolutamente. E non mi è piaciuto l'attacco che ha fatto nei confronti di un suo collega".

Ma a suo parere Mutu quella palla la doveva buttare fuori?
"Non vedo per quale motivo avrebbe dovuto fermarsi. Una riunione del 15 gennaio, ha stabilito che, in caso d'incidente, l'arbitro ha il diritto di sospendere la partita. Se non lo fa, si va avanti. Vale lo stesso discorso per delinquenza e problemi dentro lo stadio: è inutile fare tavole rotonde o discorsi. Le leggi ci sono, in Italia manca sempre chi le fa rispettare. Poi sento parlare di moralità...".

E cosa pensa?
"Io posso parlare di moralità nel rispetto della legge. Ma cosa vuol dire moralità? E' una parola che... ci si riempie la bocca e basta. Questi discorsi mi fanno incavolare come una belva".

Quindi se l'arbitro aveva deciso di proseguire...
"Si doveva andare avanti. Punto. E' successo anche al Palermo in una partita precedente, però non è stato fatto tutto questo casino".

Otto promozioni e tantissime salvezze. Parlano i risultati. In questi anni non è mai stato vicino a una grande squadra?
"Ne dico una, c'è stata l'Inter ai tempi di Ernesto Pellegrini. A parte fatto che ora tutto è diverso dagli anni '80: basti pensare che oggi nella massima serie ci finisce chi magari ha fatto solo un anno in C. Questo è emblematico sui tempi che sono cambiati. Ora basta avere quarant'anni sulla carta d'identita e si può andare ad allenare in serie A. A parte il fatto che poi bisogna vedere se uno ce l'ha il cervello da quarantenne... Ma chi l'ha stabilita questa regola?"

Oggi vede degli allenatori un po' sopravvalutati in serie A?
"Allenatori sopravvalutati non credo che ci siano. Poteva esserci un discorso su Roberto Mancini, quando iniziò. E' vero che lui l'allenatore lo faceva già in campo da giocatore, ma il tecnico marchigiano entrò in serie A senza aver mai allenato nessuno. Devo però dire che oggi sta dimostrando che tutto quanto veniva detto di buono su di lui si è avverato. Si merita ampiamente di allenare l'Inter".

Fonte: Giordano Brega per Affari Italiani