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Di Michele, Ventola e Sereni: anche il Toro è Second Life

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Ilario Imparato
mercoledì 25 luglio 2007, 11:122007
autore Ilario Imparato
25.07.2007 11:122007
Il portiere era fuori rosa, l'ex atalantino riserva, il palermitano coinvolto nel caso scommesse

È il nuovo Toro, ma sembra Second Life. Con la differenza che quello granata non è un metamondo virtuale. Tutt'altro: quest'anno la maglia granata sarà per molti un'occasione reale per ripartire, rilanciarsi, riscattarsi. Insomma, rifarsi una vita. Calcistica, naturalmente.

Tanto per capirci: Lanna, Zanetti e Bjelanovic arrivano da una retrocessione in B; Barone e Di Loreto da una prima stagione al Toro tutta da dimenticare. E poi c'è Ventola, che nell'Atalanta da gennaio ha fatto il separato in casa. C'è l'ex palermitano Di Michele che, dopo la tragica notte di Catania, non è stato più lui e aspetta con ansia la sentenza sul caso-scommesse. C'è pure Grella, a Parma titolare soltanto 3 volte negli ultimi 3 mesi di campionato. Ma c'è soprattutto Matteo «Tyson» Sereni: portiere ingabbiato nella Lazio da Lotito, non gioca una partita ufficiale dal marzo 2006. Non vede l'ora di ripartire: «Siamo in tanti, qui, ad avere fame di pallone. Ce l'hanno tolto e vogliamo riprendercelo. Dimenticando la sfortuna, chi ti ha fatto giocare poco, chi ti ha messo fuori. La nostra carica non può che far comodo al Toro: siamo gente che può solo dare un apporto positivo».

Specie lui, figlio d'arte appena uscito da un incubo. «Pensavo di dover ricominciare all'estero. Invece ho avuto la fortuna di approdare al Toro. Quando l'ha saputo mio padre Giorgio, ex calciatore ed allenatore, s'è messo a piangere. Mi ha recitato a memoria la formazione scomparsa a Superga e soltanto allora ho scoperto che quella era la sua squadra del cuore. Tocca a me, adesso: spero inizi una storia granata con una fine lontanissima. Ero all'inferno, qui mi sembra di stare in paradiso».

Intanto, due settimane gli sono bastate per diventare il giullare dello spogliatoio. È l'opposto del portiere di prima: tanto era chiuso e misurato Abbiati, quanto lui è esuberante ed esplosivo. «Mai ambientato con tanta rapidità in una squadra - assicura -. Ora che sono veramente felice, potrei persino ringraziare Lotito: le sofferenze che mi ha inflitto mi hanno maturato. Se sono uscito indenne è perché ho la testa a posto, carattere da vendere. Ma con il rancore che gli ho portato negli ultimi due anni, quando incrocerò la sua Lazio cercherò di fargli un torto grandissimo».

Ha un bagaglio di 135 partite in serie A, Sereni. Sigillato, non per volontà sua, da quasi un anno e mezzo. Prima di essere messo in naftalina, prigioniero di un ricco contratto stile-Cragnotti e del diktat moralizzatore di Lotito, aveva parato gli ultimi tre rigori tiratigli contro. Esecutori Morfeo, Almiron e Amauri, mica dei pipponi. A Malles, aspettando il grande rientro, ha trovato ad allenarlo uno che tira ancora meglio: «Rino Gandini, il nostro preparatore, ha una forza di calcio che non aveva nemmeno l'Adriano dei bei tempi. Abituato alle botte che mi scaraventa addosso, in partita sarà tutto più semplice, quasi come ricevere dei retropassaggi». Sarà anche più facile, magari, richiamare nell'immaginario dei tifosi granata quel n° 1 dell'ultimo scudetto così simile a lui, dentro e fuori campo. «Sarebbe il massimo avvicinare Castellini. Lui era un felino, saltava di palo in palo. Io sono uno degli ultimi di quella specie di portieri, in via di estinzione».

Magari non nella Second Life granata, dove potrebbe esserci spazio per un altro Giaguaro. Di certo, invece, andrà a cercare altrove una vita pallonara più felice Elvis Abbruscato: con il Lecce, che avrà l'attaccante granata in comproprietà, siamo alla definizione dei dettagli con un accordo da trovarsi poco sotto i 2 milioni. In entrata, difficoltà per Padoin (il Vicenza piazza in pole l'Udinese, adesso) mentre è ormai fatta per Mattia Masiero, classe 1986, prelevato dall'Ancona come vice di Comotto. Firme previste di prima mattina. Poi, per il nazionale Under 20 di serie C, il via all'esperienza che gli può cambiare la vita. Quella vera.

Fonte: La Stampa