Dopo Juventus-Inter, parla Moggi!
La voce, è sempre la stessa. Quella degli anni trascorsi al fianco della vecchia Signora, amabile compagna di una dozzina di stagioni memorabili, cucite all'ombra della "Mole". Al secondo piano della sede di Corso Galileo Ferraris, però, nella stanza ad angolo, non c'è più il ritratto di "Padre Pio" adagiato sulla parete bianca, a delimitare lo spazio, e ad addolcire il senso di quattro mura altrimenti vuote di significato. E non ci sono nemmeno i quattro posaceneri ricolmi di cenere, posata come i coriandoli a carnevale sul fondo della strada, con l'inconfondibile aroma del sigaro ad abbracciare le tende della stanza. Eppure i gesti, le parole e l'incredibile voglia di raccontare, con estrema determinazione, la propria verità, sembrano essere rimasti quelli che hanno caratterizzato la carriera di Luciano Moggi...
Domanda - Signor Moggi, domenica è andata in scena Juventus - Inter. Una partita particolare, senza di lei. Ovvero senza un protagonista degli ultimi dodici anni della vincente storia bianconera. Cosa prova, in questo momento. Rabbia, nostalgia o rancore?
Risposta - Sicuramente rabbia, per quello che è accaduto. Ma non voglio prendermi tutti i meriti da solo. Siamo stati in tre a fare bene alla Juventus, ovvero io, Giraudo e Bettega. Tornando alla sua domanda, è difficile spiegare quello che provo, nello specifico. Soprattutto dopo aver portato questa squadra ai massimi vertici mondiali. Però, sono cose che capitano. Il mondo, è fatto così.
Domanda - Se osserviamo l'organico della Juventus, ed anche la formazione titolare scesa in campo domenica, rintracciamo quasi tutti i giocatori che lei ha scelto nel corso della sua esperienza a Torino. Da Trezeguet a Buffon, passando per Cristiano Zanetti, ultimo regalo prima della deflagrazione del caso "calciopoli", Legrottaglie, Chiellini, Camoranesi e Nedved, passando per Marchionni, Palladino e Nocerino. Significa che questa Juventus, è anche un po' sua. Significa che questa Juventus, in fondo, era fortissima anche prima.
Risposta - E si dimentica quelli che sono partiti, come Zambrotta, Emerson, Thuram, Cannavaro, Ibrahimovic, Mutu e Vieria. Ovvero uno squadrone autentico, che nessuno riusciva più a battere. D'altra parte, anche senza i campioni che sono usciti dall'organico, si è assemblata una formazione più che competitiva. Con un portiere che è sicuramente il migliore del mondo, con Del Piero, Trezeguet, Pavel Nedved e Camoranesi. I quali non sono secondi a nessuno. E poi ci sono le giovani promesse, come Nocerino. Questa è una soddisfazione personale, perché nessuno ci credeva e noi lo abbiamo portato nella massima serie ad alti livelli.
Domanda - Una recente ricerca dell'Adiconsum, ha rivelato che nell'ultima stagione, senza la Juventus , gli errori arbitrali hanno alterato centocinquantasette gare. Si è domandato perché nessuno ha aperto un fascicolo per indagare sui dirigenti delle prime formazione in classifica, ovvero di Inter, Roma e Milan?
Risposta - Perché avevano già fatto tutto quello che dovevano fare. Insomma, una volta che si sono lavati le mani. Se si guarda al campionato di quest'anno, molte partite sono state segnate da errori arbitrali. Io credo che in questa prima parte di stagione, sono stati fatti degli errori che in tutto il campionato dell'anno scorso non c'erano stati. Però, come ha detto lei, stanno tutti zitti. Io ritengo che la Juventus , la mia Juventus, abbia sempre vinto con le proprie forze. Moratti non è mai riuscito a vincere niente. Quest'anno ha una formazione molte forte. E dovrebbe accorgersi che a vincere, sono sempre e solo i più forti.
Domanda - Gran parte dell'ambiente della Juventus, si sente ancora oggi tradito per quello che è accaduto. Lei cosa si sente di dire, in merito.
Risposta - Che fanno bene, a sentirsi traditi. Ma per quello che accaduto con "calciopoli", per le varie decisioni prese. Insomma, per quello che è stato fatto alla Juventus.
Domanda - In dodici anni di era Moggi, terminata per gli esiti del caso "calciopoli", il Milan ha ricevuto novantatre rigori a favore, realizzandone settantadue. La Lazio ottantotto, siglandone sessantanove. La Roma ottantasei, mettendone a segno settanta. La Juventus è quarta con ottantadue rigori a favore, corredate da settantatre realizzazioni. Cosa significa, che c'era qualcuno più forte di lei o che forse si è esagerato nella pena attribuita alla Juventus?
Risposta - Significa che non è vero il teorema che hanno portato avanti sulla Juventus, secondo il quale, nonostante avesse la squadra più forte, era sempre favorita dagli arbitri. Basta guardare gli avvenimenti dell'anno precedente, ed in tutte le statistiche la squadra favorita era il Milan, non certo la Juventus.
Domanda - Recentemente, il designatore Gussoni ha dichiarato che una formazione blasonata lo ha cercato telefonicamente, paventando la presenza dell'antico sistema delle lamentele. Insomma, a parlare con i direttori di gara, o sul loro operato, erano tutti i dirigenti delle società, e non solo la Juventus. Questo, come lei ha detto nel suo libro, "Un calcio nel cuore", testimonia che tutti avevano dei rapporti in tal senso?
Domanda - Vede, lo hanno dichiarato anche Bergamo e Pairetto, e tanti altri. A chiamare, erano tutti. D'altra parte, c'era un regolamento che non impediva questo. Telefonare per domandare come sono andate le gare, e parlare di cosa si potrebbe fare per farle andar meglio, era possibile. Adesso, nel nuovo regolamento, questo non può più accadere. E quindi, chi ha parlato con qualcuno, ha infranto delle regole precise. La cosa, è diversa.
Domanda - Nel libro: "Tutti zitti, parlano loro", un membro del consiglio di amministrazione della Juventus, ha dichiarato: "Gli Agnelli in futuro sempre vicini alla Juventus? Siamo tutti nelle mani di Dio". Secondo lei, è immaginabile un futuro senza gli Agnelli, e quindi senza gli Elkann?
Risposta - Non saprei dirle. Perché mi sono allontanato dall'ambiente Juventus. Sarebbe una risposta emotiva, la mia. Che preferirei evitare.
Domanda - Qualora si creassero le condizioni ideali per un ritorno, magari anche nella Juventus, lei la vivrebbe come una rivincita o come una ricompensa per quanto ha sofferto dopo "calciopoli"?
Risposta - Come una ricompensa, prima di tutto. Poi mi basterebbe costruire una squadra forte. Ed ho già dimostrato di saperlo fare.




