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Due risposte ai furenti interisti

autore
Paolo Carbone
lunedì 30 aprile 2007, 18:152007
autore Paolo Carbone
30.04.2007 18:152007

Caro Direttore, concedimi, una tantum, una risposta pubblica sopratutto ad una e-mail particolare. Non ho fatto a tempo a rientrare in campo dopo la mia assenza ed a parlare di Europei e dello scudetto interista ,che subito qualcuno ha esternato opinioni (meno male) diverse. Suggerisco al Sig. Luciano Da Vite - che forse è un ultras interista - di seguire questa mia risposta in modo da gioire per lo scudetto interista, ma anche di darsi una calmata e, se gli è possibile, di ragionare un pochino.
Mi rivolgo in particolare al Sig. Massimo Portomeo, il cui corposo messaggio mi rivela una persona educata e civile, disposta a tener conto di diversi elementi oltre che del solo e puro fatto agonistico e, quindi, meritevole di giusta e sacrosanta considerazione.

Comincio da principio. Caro Portomeo, non le dirò mai qual è la mia squadra del cuore. Lei ha evocato - e mi ha fatto immenso piacere - la mia scuola giornalistica (Enrico Ameri, Sandrino Ciotti e tutti coloro con i quali ho vissuto per tanti anni in simbiosi e che mi hanno onorato della loro amicizia e della loro colleganza). In quella scuola si imparava che, sempre, ma specie alla domenica, in cabina, diventavamo ciascuno un ginecologo davanti ad una bella donna. O fai il maschio (e facilmente finisci male) o fai il medico, cioè la persona seria. Meglio la seconda.
Come uomo della strada ho la mia brava simpatia calcistica. Ma se faccio il professionista, valgono solo l'osservazione e il ragionamento che non pretendo siano i migliori. Per questo che sono sempre pronto al civile scambio di opinioni. Se esponessi concetti dettati dal tifo, sarei un disonesto, non tanto o non solo verso di Lei che mi legge, quanto e sopratutto verso me stesso. A parte che non ne sono nè ne sarei capace, resta fermo che prima o poi sarei chiamato dagli eventi a un "redde rationem" che immagino terribilmente scomodo. Ed è uno.
Due. A proposito dello scudetto interista io ho detto (può rileggerlo sul nostro sito) solo due cose: 1) - scudetto impeccabile. Sono convinto che sia l'aggettivo migliore e più qualificante. 2) - scudetto che - senza alcuna responsabilità interista - è stato oggettivamente agevolato da una concorrenza che, per ragioni varie, è risultata nel suo insieme meno valida del solito. Attenzione: questa osservazione è stata fatta nell'immediato da diversi altri prima di me. Quindi non me la sono inventata. Io l'ho solo letta ed ho ritenuto di poterla condividere. Tutto qui. E mi sembra che la concorrenza sfilacciata sia stata un dato obbiettivo. Solo che mi sono anche chiesto: cosa c'entra l'Inter con l'assenza juventina? E con le penalità di Milan, Lazio e Fiorentina? E l'ho scritto (può rileggerlo) per la stessa obbiettività di prima. L'Inter con i guai degli altri non c'entra, ha pensato a fare bene ed a vincere. Punto. Non credo c'entrino la fede calcistica di chi scrive o i sondaggi inutili.
Ancora. Lei inizia il Suo scritto affermando che io non perdo occasione per parlare male dell'Inter. Credo si sbagli. Può consultare i miei "pezzi" editi sul nostro sito (in calce li trova tutti e li può rileggere). Le ultime righe di quello intitolato "Il teatrino dell'esultanza" sono dedicate al noto gesto dell'ombrello del Presidente Moratti colto dalla beneamata SKY.
Vede, Portomeo, a me quel gesto ha dato parecchio fastidio ed ho scritto anche perchè. Non conosco la Sua età che forse è verde alquanto. La mia mi ha permesso, in anagrafe giovane e nei primi anni di mestiere, di conoscere solo di rflesso Angelo Moratti (il padre), quello che ha vinto tutto, ma di entrare nelle grazie di Peppino Prisco, scusi se è poco. Persona eccezionale per intelligenza (con allegato spirito ilare), ma sopratutto per cultura, per livello mentale, per ottica mai miope. Per me, un giovane, godere di una tale amicizia è stata una delle fortune nella mia preparazione e crescita professionale. Dovevi solo capire e capirlo. Non ci volle molto. Peppino Prisco in pubblico era così (la fede interista non tollerava tentennamenti). Nel suo studio, a quattro occhi, ne veniva fuori un altro, quello che vedeva tutto, sapeva tutto e capiva tutto. Breve aneddoto. Un lunedi devo intervistarlo a Milano per uno "speciale" alla radio. Alla domenica, per ragioni pratiche, mi assegnano la partita dell'Inter contro non ricordo chi. Mentre l'Inter sta vincendo, Facchetti (scusi se è poco) fa uno strafalcione e quelli pareggiano. Fine gara. 1-1. Interviste negli spogliatoi con me. Arriva Prisco. Alcune battute di routine. Gli dico alla fine, con chiara, ma lieve allusione: "Scusi avvocato, forse oggi la difesa ha registrato qualche battuta a vuoto!". Risposta: "Non so che dirle. Può darsi! Resta fermo che Facchetti è un campione sovrannaturale, di levatura mondiale ecc". Parte un elogio di Facchetti in diretta che a momenti devo chiamare la Polizia per farlo smettere. Punto. Al lunedi, ore 10,30, nel suo studio. Caffè e commento della partita di ieri. Testuale: "Ne avrei presi a schiaffi almeno 5 o 6. E poi (testuale) Facchetti s'è messo a fare il coglione. Perchè pretendi di vincere lo stesso?". Questo era Prisco. In occasione di questo scudetto, sa cosa mi avrebbe detto? Ci può giurare. "Certo che sono contento, specie dopo tanto tempo. Adesso però speriamo di vincerne uno autentico". Proprio così: autentico! Mi sembra di sentirlo.
Torno a noi. Lei crede che Angelo Moratti o Peppino Prisco avrebbero mai esibito il gesto dell'ombrello per di più in pubblico? Lo escludo, perchè vengo da quella mentalità e da quella cultura. Fra l'altro, sono certo che Massimo s'è pentito e non sarò certo io a condannarlo. Ho solo rilevato un gesto inconsulto, istintivo, non certo premeditato, ma, sopratutto, non in linea con certi tratti storici.
Il resto. Quanto all'Inter in generale, se spesso i giudizi di tanti non sono stati favorevoli è inutile pensare che tutti ce l'hanno con l'Inter, che odiano l'Inter, ecc. Il vittimismo non serve e non paga. Se per tanto tempo l'Inter non ha vinto, una ragione ci sarà. E infatti in molti non hanno mai capito bene come funzionasse la società, di cui la squadra è espressione. O no? Quante centinaia di miliardi ha speso nel tempo e a vuoto Moratti? E su consiglio di chi? Quante decine di giocatori sono transitati? Chi ha mai deciso una strategia ed una politica societaria ? Insomma a chi si devono 15-16-17 o non so più quanti anni di digiuno e di delusioni? Caro Portomeo: queste cose Lei le sa meglio di me, così come sa che i problemi dell'Inter sono atavici, antichi, quasi incancreniti. Non basta. E' facile prevedere che, dopo questo scudetto, l'Inter dovrà difendere il titolo! Vulgo: se vinci anche il prossimo scudetto, pareggi. Prospettiva certo lusinghiera, ma anche feroce. Vedremo.

Da ultimo le Sue speranze. Sulla pulizia del giornalismo storico (Ameri, Ciorri, Viola, ecc) sono pronto a giurare per averlo vissuto. La nostra vita professionale è stata molto più serena e meno convulsa di quella di oggi. Abbiamo campato (e vissuto) benissimo senza telefonini e senza monitor. Il rispetto per tutti era una base imprescindibile e delle squadre del cuore si parlava solo durante la settimana in redazione.
Sul giornalismo di oggi perdoni il mio cinismo. Ci sono tanti ottimi colleghi e diverse firme illustri. E' cambiato lo spirito: oggi si deve vendere, a tutti i livelli, con l'aggravante della TV. In queste condizioni diventano naturali pettegolezzi, falsi scoop, aggressioni variegate, malignità, insinuazioni, dietrologie. Il tutto condito da ottime dosi di cecità e inadeguatezza. E non creda mi faccia piacere dirlo. Sento però di poterla consolare a patto che Lei sia convinto di una cosa. Il calcio è e sarà sempre meraviglioso. Non è il calcio che deve migliorare. Ma noi!