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Flachi pronto a ritornare

Flachi pronto a ritornare
lunedì 6 agosto 2007, 10:162007
di Ilario Imparato
fonte Il Secolo XIX

Per farcela, per sopravvivere, bisogna a volte truffare la realtà, o immaginarsene una diversa e imminente: se sei Francesco Flachi, ad esempio, mettersi in testa che la squalifica, alla fine, sarà di un anno. Così, con la prospettiva di festeggiare il rientro a febbraio, nell'attesa si può lavorare, ci si può tenere in forma come deve fare un campione.

Flachi si è organizzato così: per assunzione di cocaina ha buscato due anni di squalifica in appello (sentenza Caf del 21 giugno scorso), ma ha come obiettivo quello di ottenere la riduzione a un anno; per questo ha fatto ricorso al giudice di ultima istanza (udienza il 28 agosto); per questo, nel frattempo, si allena come ha sempre fatto. Fino al 9 agosto, sul campo attorno al quale è nata la la casa di Nicola "Nick" Zanone, a Forte dei Marmi (nelle foto di questa pagina). Poi, con il Pietra Marina, squadra di Eccellenza toscana che a giorni inizierà il ritiro.

«Ho chiesto il permesso alla Sampdoria - dice il calciatore - per non creare problemi a nessuno. E' una buona squadra, si è attrezzata per vincere il campionato». Sul prato di Nick, davanti agli sguardi di pochi amici intimi, Flachi cerca i colpi che facevano tremare la Sud. Per non perdere il vizio. Tra una girata al volo e un destro più forte che può, si tira su la maglietta e mette in mostra la "tartaruga": «Avrò preso sì e no mezzo chilo. Ma tenersi in forma non è difficile. Mi sono fatto mandare la preparazione dal mio preparatore, faccio tutto da solo. Poi gioco. Mangiare, non sono mai stato un gran mangione, non faccio fatica».

A vederlo parlare, si direbbe che il periodo più nero è alle spalle. Ma a essere nero, adesso, è lui. «Sono sì incazzato, che giustizia è? Secondo me sono stati eccessivi. C'è chi prende il nandrolone, chi l'epo, quindi gente che vuole truffare, che bara per migliorare la prestazione e se la cava con poco. Io che ho fatto? Una sigaretta. Con le quantità che avevo in corpo, in Svizzera o in Austria non mi avrebbero neanche squalificato. E poi lontano dalla gara, come abbiamo dimostrato con le analisi. E poi non nuoceva nemmeno alla mia salute. Figuriamoci agli altri, ai quali non ho rubato, niente. E invece qui mi becco due anni. A 32 anni è come dire "smetti di giocare"». Non è che la linea difensiva sia stata sbagliata? A volte forse conviene dire "è colpa mia": «Ma che linea difensiva! Io ho raccontato quello che era successo. Io, l'avvocato Rodella, l'ho visto dopo una settimana. Se è andata così, che altro potevo dire? Capisco che da un punto di vista sociale non è bello, ma qui tra un po' mi mandano in galera. Sono pronto ad andare nelle scuole a parlare ai bambini, sono pronto a tutto, ma fatemi tornare a giocare. Per me il calcio è tutto, è passione, è vita».

Dice questo, Flachi, ma pensa anche al peggio. «Ho la mia famiglia, ho mia moglie, i miei figli». Sempre con sé, tatuati sulla pelle: Valentina sul dito a mo' di fede nuziale, poi Benedetta, mentre Tommaso ci sarà presto. «Non ho quasi più posto - dice il giocatore alludendo agli spazi pittorici sempre più diffusi - ma per lui lo trovo di certo». La famiglia sempre vicina, ma non solo la famiglia. «Ho scoperto amici veri, in questo periodo di difficoltà. Altri si sono confermati amici veri. Angelo e Sergio (Palombo e Volpi, ndr) non mi hanno mai abbandonato, avrei voluto che il 10 fosse andato sulle spalle di Angelo, ma hanno deciso di non assegnarlo. Poi mi ha sorpreso Buffon, che mi ha inviato un sms lunghissimo. Mi ha sorpreso e fatto immenso piacere».

Ma, su tutti, c'è Walter Novellino: «Per il mister non mi taglio un braccio, me li taglio tutti e due». Novellino, dopo la sentenza di secondo grado, lo aveva promesso. «Non lo mollo mica, Francesco. Deve tenere duro, non deve lasciarsi andare, deve lottare». Non lo ha mollato mai: «Se non ci sentiamo ogni giorno, lo facciamo un giorno sì e uno no. Per me il mister è stato tutto, non solo da un punto di vista professionale. Ma anche da un punto di vista umano. Come persona». Un legame iniziato male, quando l'allenatore, appena arrivato, lo mise fuori squadra. Un legame che si è fatto via via più stretto quando, rimesso nella rosa, il bomber lo ha ripagato a furia di gol. Un legame che si è, alla fine, saldato proprio nel momento più buio per l'attaccante. Se la squalifica di Flachi dovesse ridursi a un anno, di certo la telefonata di Novellino, a gennaio, sarebbe di tenore diverso: non più «Come va Francesco?» ma «Perché non vieni su?».

Se si torna a giocare, però, come si fa a lasciare la Sampdoria, come si fa a restare indifferenti ai cori prima della partita contro il Cherno More Varna, quando si è seduto in tribuna e tutta la Sud ha intonato "Flachi-gol"? «Volevo ringraziare tutti pubblicamente, non l'ho ancora fatto. E' stato emozionante, ma lo sapevo. Con i tifosi della Samp è sempre stato così: ci ho messo sempre tutto me stesso, mi hanno sempre fatto sentire il loro affetto». L'affetto che Flachi prova, ora, per quei colori che non può indossare. «Spero che facciano un buon campionato. Auguro a Vincenzo di mettersi in forma al più presto, lui è uno che può fare la differenza». Come prima o seconda punta? «Come prima punta, ha sempre fatto i gol così. A meno che, con l'età, non decida di indietreggiare». Nella posizione dove lo vorrebbe provare Mazzarri, dietro Caracciolo. Nella posizione dove, secondo i tifosi blucerchiati, potrebbe stare il numero 10. Quello che amano più di tutti, quello che hanno già perdonato. Ancora una volta.