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Ilija Ivic: e il Torino finì in B

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Germano D'Ambrosio
giovedì 15 marzo 2007, 15:442007
autore Germano D'Ambrosio
15.03.2007 15:442007
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Diciannove presenze, zero gol. E' il ritratto in cifre di Ilija Ivic, attaccante, nella sua sfortunata esperienza al Torino. Basterebbe questo dato per innalzarlo nella "hall of fame" alla rovescia delle meteore di TMW, eppure ho voluto fare di più. Non solo numeri, ma anche fatti. Per la serie: facciamoci del male.

Ilija Ivic nasce il 17 febbraio 1971 a Zrenjanin, cittadina della Serbia settentrionale (allora Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia). Inizia a giocare da attaccante nella compagine locale del Proleter FC: l'esordio in prima squadra è datato 1988 - il giocatore era entrato a far parte delle giovanili soltanto due anni prima -, e i risultati destano subito stupore. Nella prima stagione Ilija mette a segno 10 gol in 36 partite, roba che non ti aspetti da un diciassettenne: nei due anni successivi, il bottino diventerà di 16 gol in 56 partite. Non è uno score da grande goledor, ma è bene sottolineare che Ivic è soprattutto utile al gioco dei compagni, fungendo in pratica da punta esterna più che da centravanti di sfondamento. Da notare che in quella squadra milita anche Dejan Govedarica, futuro desaparecido del Lecce (pure lui nativo di Zrenjanin). Qualche anno dopo - esattamente nel 1995 - vi capiterà invece Vladimir Ivic, fratello del nostro Ilija e più piccolo di sei anni; tuttavia il fratellone si sarà già accasato altrove, e quindi i due non avranno modo di giocare insieme. A proposito di desaparecidos: per la cronaca, è scomparso anche il club. Dal 2005, infatti, il Proleter Zrenjanin si è fuso con Buducnost dando vita al Banat Zrenjanin. Tornando a Ilija, fa notizia nell'estate del 1991 il suo trasferimento alla Stella Rossa di Belgrado: un trasferimento che segna il debutto dell'attaccante nel calcio che conta. Il club ha appena vinto la sua prima Coppa dei Campioni - battendo in finale a Bari l'Olympique Marsiglia - e la sua prima Coppa Intercontinentale, ed è indirizzata verso una rifondazione generale, in vista della scontata partenza di tutti i suoi pezzi pregiati (Savicevic al Milan, Mihajlovic alla Roma, la meteora Pancev all'Inter...). Ivic riesce a ritagliarsi un discreto spazio da titolare, e contribuisce con i suoi 2 gol in 23 partite alla vittoria del campionato della Repubblica Federale di Jugoslavia (comprendente soltanto le squadre di Serbia e Montenegro). In Coppa Campioni, invece, si evince la fine di un ciclo: la Stella Rossa viene eliminata dalla Sampdoria nel corso della fase a gironi. L'anno successivo arriva la vittoria della Coppa di Serbia e Montenegro, mentre nell'estate 1994 c'è il trasferimento all'Olympiakos, in Grecia; Ivic lascia la parte alta dei Balcani con un bottino di 31 gol in tre anni da semi-titolare. L'attaccante sembra trovarsi davvero a suo agio nel campionato greco, e alla prima stagione segna subito 10 gol in 26 partite (saranno 13 le reti l'anno successivo, nello stesso numero di partite). E' un crescendo inarrestabile: tra il 1996 e il 1999 l'Olympiakos riesce a vincere ben tre scudetti consecutivi, sospinto da giocatori del calibro di Zlatko Zahovic (Pallone d'Oro nel 1999), Pedrag Djorgevic e Grigorios Georgatos, autore di un cameo nell'Inter 1999 e 2001. La stagione 1997/98, in particolare, è quella della svolta per Ivic, che segna addirittura 26 reti in 32 partite. Nel settembre 1998, non a caso, viene convocato dalla Nazionale serbo-montenegrina per la partita contro la Svizzera. Sarà la sua prima e ultima apparizione nella rappresentativa. Nel marzo del 1999 trova comunque il modo di ben figurare in campo internazionale: nella doppia sfida contro la Juventus per i quarti di Champions League è uno dei migliori in campo. E sotto la Mole, evidentemente, c'è chi prende nota. Già, perché pochi mesi dopo - estate 1999 - è proprio il Torino ad acquistare il giocatore. "Se è stato in grado di mettere in difficoltà la Juve - pensano evidentemente i dirigenti granata -, è il giocatore che fa per noi". Come dite, non è stato questo il motivo dell'acquisto? Beh, peccato: sarebbe stato di certo un alibi meno imbarazzante...

L'inizio della stagione 1999/2000 viene vissuto dai tifosi del Torino con trepidante attesa: la squadra è appena risalita dalla serie B, e sotto la guida del ds Gigi Pavarese il tecnico Emiliano Mondonico si appresta ad un campionato finalmente tranquillo. La campagna acquisti estiva non è dispendiosa ma piuttosto mirata: dal Milan arrivano Cruz e Coco, dall'Inter viene prelevato Galante, da Vicenza l'uruguagio Mendez, dal Monaco l'esperto Diawara. E poi c'è Ivic, stella internazionale da affiancare a Marco Ferrante o al redivivo Andrea Silenzi (ma c'è anche la fantasia di Ciccio Artistico). Il serbo debutta in serie A il 28 agosto 1999, in trasferta contro il Bologna, anticipo del sabato sera: chiamato a sostituire Lentini al '18 della ripresa, resta in campo soltanto nove minuti. L'espulsione di Mendez, infatti, costringe Mondonico a mettere in campo un altro difensore - Cudini, nella fattispecie -, e tra lo stupore generale è proprio il neo-entrato Ivic a fargli posto. Finisce 0-0. Come dire: un esordio che è tutto un programma. Il turno successivo, comunque, va meglio: gioca il secondo tempo del match casalingo contro il Venezia, e al '19 serve un assist al bacio per il gol di Ferrante che apre le danze (finirà 2-1 per i piemontesi). Quarantacinque minuti in campo contro Lazio, Roma e Juventus, ma sono presenze molto fumose: contro l'Inter gioca tutta la partita, e deve sorbirsi l'ex compagno Georgatos mentre festeggia per aver messo sulla testa di Vieri il pallone dell'1-0 definitivo. A Verona - in una partita che i granata vinceranno sotto la neve e in nove contro undici - Ivic gioca solo i primi 20 minuti, poi Mondonico gli preferisce Artistico. Il serbo non gradisce e all'uscita dal campo rivolge parole poco generose nei confronti del tecnico, il quale tuttavia dimostra di aver azzeccato la mossa in pieno quando dopo soli 40 secondi lo stesso Artistico segna il gol del definitivo 1-0. Contro il Perugia un'altra prova assai incolore, mentre a Parma sfiora addirittura il gol: sul 4-0 per gli emiliani, Cruz batte una punizione da fuori area che l'attaccante liscia di poco, ingannando tuttavia Guardalben e consentendo al pallone di infilarsi in fondo al sacco. Il gol, ovviamente, viene attribuito al brasiliano. Contro Milan, Udinese e Lecce il serbo continua a non sbloccarsi: il realtà il giocatore ha la curiosa caratteristica di "scomparire" dal campo, senza che nessuno ne rilevi traccia. Ovvio quindi che il gol non arrivi, anche se per un attaccante tanto ovvio non è. A Piacenza, ad esempio, gioca tutto il primo tempo, ma il Torino praticamente non tira mai in porta: esce, e i piemontesi segnano due gol. Intanto è gennaio e la panchina di Mondonico si fa bollente: il tecnico chiede insistentemente una punta, ma Pavarese preferisce rinforzare il centrocampo (con il bidone Jurcic), e allora avanti così. Per fortuna che dal settore giovanile sbuca il diciottenne Emanuele Calaiò, anche lui preferito a Ivic nonostante la giovanissima età. E' proprio l'attuale bomber del Napoli a togliere spesso le castagne dal fuoco per i granata, mentre Ilija continua a essere solo un nome sul foglio delle formazioni. Le cronache lo ricordano solo nel match casalingo contro la Lazio, perso peraltro per 2-4, quando serve un assist per l'inutile gol di Galante. La disperazione porta Mondonico a far esordire il brasiliano Pinga, il quale come Calaiò non ha imbarazzo nell'estrarre dal cilindro splendide giocate e gol d'autore. Ivic, scalzato da cannonieri poco più che adolescenti, si rassegna alla tribuna. A giugno, l'attaccante avrà collezionato un totale di 19 apparizioni con zero gol messi a segno. E' la vera delusione del campionato di serie A, la maledizione dei giocatori di Fantacalcio di mezza Italia, la disperazione dei tifosi del Toro che vedono la loro squadra tornare mestamente tra i cadetti. Nell'estate del 2000 arriva il nuovo corso di Cimminelli, che porta con sé il ds Sandro Mazzola e il tecnico Gigi Simoni. Ivic, a sorpresa, resiste alle intemperie del mercato estivo, ma l'arrivo di Scwhoch e Maspero chiarisce che per il serbo al Torino non c'è spazio. Neanche se si gioca in serie B. A fine settembre, il giocatore rescinde il contratto che lo legava ai colori granata fino al 2001, e riceve dalla società una "liquidazione" di un miliardo e 200 milioni di lire. Un "ti pago per andartene" inglorioso, ma che tuttavia subisce anche una bandiera come Gigi Lentini, pochi giorni dopo.

Ormai svincolato, Ivic si guarda intorno alla ricerca di squadre a cui proporsi. A novembre arriva l'offerta del Panathinaikos, che vorrebbe prenderlo e poi girarlo all'OFI Creta in cambio del costaricano Roland Gomez. Ma è una soluzione davvero poco dignitosa, e così l'attaccante decide di accasarsi al rinomato Aris Salonicco, squadra nella quale resta per due stagioni (6 gol in 18 partite). Nel 2001 arriva la prestigiosa offerta dell'AEK Atene, e Ivic non ci pensa su due volte: con i gialloneri della Capitale Ilija chiude in bellezza la sua carriera, segnando 10 gol in 20 partite di campionato. Nel 2002 grazie a un suo gol l'AEK vince la Coppa di Grecia: ma la rete è contro l'Olympiakos e Ivic, pur cosciente di aver messo la firma sull'ultimo trofeo della sua carriera, non esulta per rispetto nei confronti dei suoi ex compagni. Il club ateniese gli regala anche la soddisfazione di riassaporare il clima di Champions League: i tifosi del Real Madrid ricorderanno un suo assist per Centeno che sancì un inaspettato 2-2 finale al Bernabeu, nell'ottobre del 2002. Nel 2004, l'età e i tanti infortuni lo convincono ad appendere le scarpette al chiodo; la dirigenza dell'AEK Atene lo assume tuttavia come direttore tecnico. E quale potrebbe essere il suo primo "consiglio di mercato" se non il fratello Vladimir? In barba alle accuse di nepotismo, Ilija riesce a portarlo all'AEK, prelevandolo nel gennaio 2005 dal Borussia M'Gladbach. Il giocatore si trova tuttora ad Atene, e si sta ritagliando piano piano uno spazio da protagonista. Ilija, invece, ha lasciato la scrivania proprio poche settimane fa, pare in seguito a dissapori con il tecnico Serra Ferrer. Ora è un semplice cittadino, si gode l'affetto della moglie e della figlia, e spera di non diventare una meteora anche del campo dirigenziale. Sarebbe davvero troppo.