Italia: Babele di portieri
Ilario Imparato
Portieri che vanno e portieri che vengono. Non si tratta di un super-condominio, ma del campionato italiano di calcio.
Un tempo il Bel Paese era noto per la produzione di forti difensori e di ottimi portieri, ma oggi la tendenza sembra essersi invertita. Soltanto dieci anni fa l'unico estremo difensore di passaporto non italiano era l'austriaco Konsel tra i pali della Roma, mentre oggi, con l'arrivo di Carrizo alla Lazio è ben il 50% dei nostri portieri a non parlare italiano. Senza voler citare l'impaurito Nigmatullin di cui si ricorda solo il sequestro in un albergo di Via Veneto a Roma per obbligarlo a legarsi alla Gea, il panorama "portieristico" italiano ha vissuto negli ultimi tempi numerose integrazioni oltre confine. Dopo il già menzionato Konsel si ricorda lo slavo Kocic a metà fra Empoli e Perugia, e se la colonia brasiliana non manca nelle figure di Doni, Dida, Julio Cesar e Rubinho, tiene a dire presente l'oramai veterano austriaco Manninger del Siena.
I nuovi argentini di Lazio e Catania, Carrizo e Bizzarri sono solo probabilmente dei precursori di nuove colonie, cosi come sperava lo sloveno Handanovic in quel di Udine. Purtroppo però, come in una bilancia commerciale, non mancano anche le uscite extra Italia di tantissimi validissimi portieri, e se i "carneade" Guatelli, Razzetti e Mannone hanno trovato posto rispettivamente allo Zurigo, al San Gallo e all'Arsenal; non possono rimbalzare agli occhi le eccellenti fughe di De Sanctis al Siviglia, di Flavio Roma al Monaco, di Sorrentino al Recreativo Huelva, di Cudicini al Chelsea, di Pelizzoli al Lokomotiv Mosca e di Abbiati all'Atletico Madrid. Ricordando di Toldo e Amelia con la valigia sempre pronta è proprio il caso di dire A.A.A. portiere cercasi per port... ineria ben avviata.




