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Juve, panchina pazza

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Marco Frattini
martedì 15 maggio 2007, 10:322007
autore Marco Frattini
15.05.2007 10:322007

Ora che il traguardo è in linea (la A è a vista), vecchie e nuove perturbazioni si sommano, annullano e confondono. Così, accade che il sussurrare di Delio Rossi («Io alla Juve? Il futuro è incerto») diventi un temporale di tale portata da scuotere entrambi gli schieramenti interessati, innescando una girandola di reazioni e suggestioni. Se il vulcanico presidente della Lazio, Claudio Lotito, sembra sia arrivato a tuonare agli amici «se è così resta fermo per due anni» prima di annunciare «con Delio non ci sono problemi, ha altre due stagioni di contratto, è stato solo frainteso», in difesa di Deschamps si sprecano gli interventi.

Il primo (in ordine cronologico) porta la firma di Carlo Sant'Albano, amministratore delegato dell'Ifil, che davanti agli azionisti disegna la sua strada. «Sono il primo tifoso di Didier. D'altronde lui è arrivato a giugno, in un momento di piena incertezza: sarebbe la persona più adatta per far ripartire la Juve in serie A». Da Chieti (è pomeriggio) entra in campo il presidente Cobolli Gigli che chiarisce come «con Delio Rossi non ci siano stati contatti di alcun genere. Conosco il tecnico della Lazio la mia stima per il suo lavoro è innegabile, ma per il futuro della Juve c'è Deschamps. Così la pensano tutti i dirigenti che guidano la società, Blanc in testa».

Fin qua, le uscite ufficiali. Il resto è un'agenda che scivola nei dubbi, nelle incomprensioni, nelle strategie più o meno velate fino alla mezze rivelazioni nate nella pancia di San Siro al termine della sfida dai sette gol (Inter-Lazio 4-3). Oggi, in una conferenza stampa annunciata fra le più affollate degli ultimi tempi, Delio Rossi è pronto a chiarire ogni monosillaba del suo ragionamento e, c'è da scommetterci, potrebbe urlare la sua fedeltà alla causa laziale fino al 2009 e oltre (2011). Il tutto per buona pace di Lotito, ma non di Deschamps che ha ascoltato i dialoghi della domenica non senza sobbalzare dalla sedia. Sulla panchina della Juve sono in atto da tempo una serie di manovre etichettate dai più come mosse di disturbo, ma, allo stesso tempo, chi conosce le dinamiche di mercato racconta di un contatto Juve-Rossi dal sapore di un accenno di corteggiamento cominciato in inverno.

Uno scenario che entrerebbe in rotta di collisione con il «progetto-Juve» di media durata che, confermato dai vertici del club, si sposerebbe in pieno con il matrimonio fra la società bianconera e l'attuale condottiero. «Costruire una squadra di calcio - ha spiegato Sant'Albano - non è una cosa scientifica, anzi. I soldi stanziati per l'aumento di capitale serviranno per rinforzare il gruppo, non per lo stadio». E, all'immediato futuro guarda il presidente Cobolli Gigli. «Pensare di vincere subito è un'illusione. Buffon lo sa, è un ragazzo intelligente: quando lo incontreremo, gli offriremo la possibilità di tornare in Europa fra un anno con noi per poter puntare, poi, alla Champions League. Tutti sognano il grande colpo, ma l'arrivo di un solo fuoriserie può essere sacrificato se a prevalere è la logica di un rafforzamento importante e continuato nel tempo».

Di certo, assicura a più riprese il presidente, Deschamps sarà ancora bianconero, nonostante gli inviti dalla Francia: «Saremo più ammalianti di Lione e Marsiglia», aggiunge Cobolli Gigli. «Didier sarà il nostro tecnico anche l'anno prossimo», sorride ancora il numero uno bianconero, mentre tiene stretto in mano il premio alla memoria di Peppino Prisco «alla lealtà, correttezza e simpatia sportiva». Il teatro è il «Marrucino» di Chieti, gli applausi quelli di una giuria composta, fra gli altri, da Sergio Zavoli e Antonio Ghirelli. «A chi contesta questo premio dato a me in rappresentanza della Juve, rispondo che Prisco oltre a essere un grande uomo era un tifoso dell'Inter, di quelli veri, ironici, intelligenti, unici. Se fosse ancora fra noi, come dice Zavoli, ci avrebbe premiato di persona. Ai tifosi dico di stare tranquilli perché la Juve farà di tutto, e ci riuscirà, per battere l'Inter in campo. Fuori, bisognerà vivere la vigilia delle gare senza veleni e starà a noi dirigenti fare di tutto perché ciò accada».

Fonte: Gugliemo Buccheri per La Stampa