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La Champions riparte, la Lazio no

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Appi .
mercoledì 22 agosto 2007, 08:192007
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22.08.2007 08:192007

Valencia, Liverpool, Siviglia e Arsenal. Quattro nomi grossi, quattro nomi buoni per la Champions che verrà. Non hanno tradito le attese, come da rosa e come da copione, le grandi d'Europa impegnate nel terzo turno preliminare di Coppa dei Campioni, che con le partite di ritorno di fine agosto ultimerà la lista delle partecipanti ai gironi ufficiali. Vicente, Silva e Morientes hanno trascinato il Valencia ad una facile vittoria per 3-0 contro i carneadi dell'Elfsborg, mentre la coppia Luis Fabiano - Kanoute ha servito il 2-0 sull'Aek Atene al Siviglia, fresca vincitrice della Supercoppa spagnola ed avversaria del Milan in quella europea. Un missile del nuovo acquisto Voronin ha invece regalato una preziosissima vittoria esterna ai vicecampioni d'Europa del Liverpool, impegnati sul campo del Tolosa e pronti a prenotare un posto nel tabellone ufficiale. Così come l'Arsenal, che ha vinto a sua volta in trasferta (a Praga contro lo Sparta) e ha trovato in Cesc Fabregas e in Aleksandr Hleb le stelle in grado di raccogliere l'eredità di Henry.

Continua a sorprendere, in modo positivo, la crescita del Salisburgo di Trapattoni, che ha vinto 1-0 contro il più blasonato Shakhtar di Lucarelli. Grazie alla guida della vecchia volpe di Cusano Milanino ed ai soldi della Red Bull, nei prossimi anni probabilmente di Salisburgo si parlerà non solo come la città natale di Mozart.

Ma se dall'Ajax, sconfitto in casa 0-1 dallo Slavia, è arrivata la sorpresa sportiva più negativa, dalla nostra Lazio è arrivata la (solita) sconfitta morale. Gli uomini di Delio Rossi hanno giocato poco e male rimediando un pericoloso 1-1 casalingo contro la Dinamo Bucarest, ma sono stati gli incidenti fuori dallo stadio la vera sconfitta della serata.
La Champions League, allora, è ripartita. La Lazio, no. La Lazio, non per colpa sua, va detto, è anzi tornata indietro, o almeno ferma al passato, ad un'ignoranza ed un'inciviltà che conosciamo, ma speravamo di non rivedere. Quattro tifosi rumeni feriti, insulti razzisti dagli spalti. Bollettino di guerra purtroppo consueto per Roma e soprattutto per il colori biancocelesti, tanto da sembrare normale, anche se così ovviamente non è.

E dire che la società di Lotito, dal presidente in giù, fino all'allenatore ed i giocatori, aveva per tempo chiesto ai proprio tifosi di non creare problemi, di rispettare gli avversari ed i loro sostenitori. Appello raccolto della maggioranza (perché non si tratta di colpevolizzare una città o tutta una tifoseria) ma ignorato da quel solito marcio che abita, in parte, la curva dell'Olimpico e che ora rischia di rovinare il sogno ed il lavoro di una squadra e di un anno. Perché all'Uefa interessa poco il numero dei razzisti e dei violenti, e, che piaccia o no, la responsabilità oggettiva incombe come un macigno sulla Lazio, già diffidata, sempre a causa di quei pochi.

Se la Lazio dovesse perdere la possibilità di giocare davanti al proprio pubblico, mancare la qualificazione a tavolino, o addirittura subire l'esclusione dalle coppe europee, forse quelli che si definiscono, sbagliando, tifosi, si renderanno conto dell'enorme torto che hanno fatto alla propria squadra. Sarebbe un altro duro colpo per il calcio italiano e una grande ingiustizia per Delio Rossi e i suoi ragazzi. Quel che viene da chiedersi è come mai, visto che nomi e volti di razzisti e violenti non possono non essere noti ai tifosi veri, sani, e alla società, non sia possibile emarginare, soffocare, rispedire a casa a suon di nemmeno tanto metaforiche pedate nel sedere, questi gruppi che con lo sport ed il calcio non hanno nulla da spartire.

Fonte: di Marco Bisiach per carlonesti.it