Maurizio Zamparini ad Affaritaliani.it: "Lo schiaffo all'Italia di Euro 2012? Ce lo siamo meritati"
E' rimasto sorpreso dallo schiaffo preso dall'Italia in ottica Euro-2012?
"Sono rimasto piacevolmente sorpreso, ce lo meritavamo. Non si fa niente per cambiare il nostro calcio, che è malato".
In che senso?
"Stiamo facendo demagogia su stadi, tornelli, senza andare ad affontare i problemi reali. Hanno fatto bene ad assegnare gli Europei a Ucraina e Polonia, Paesi emergenti che tra poco ci superaranno, come ha fatto il Portogallo e la Spagna
prima. In più l'Italia dagli Europei non ci avrebbe guadagnato niente".
Molti addetti ai lavori parlavano del business che avrebbe generato. Del vantaggio di poter costruire stadi nuovi...
"Personalmente per lo stadio che faccio io non cambia praticamente nulla. L'unica cosa che sarebbe un po' cambiata riguarda gli interessi del mutuo, ma comunque non me ne frega niente. Il mio stadio si pagherà già da solo, con i cespiti per l'utilizzo dell'impianto e delle strutture esterne. Faremo uno impianto che si pagherà da solo, autofinanziandosi senza l'intervento dello Stato".
Quindi a suo parere chi ha voglia di costruirsi lo stadio lo fa senza bisogno di assistenzialismo?
"Esatto. Basta che però ci sia la disponibilità politica a dare le autorizzazioni, i permessi. A far investire gli investitori. Perché nel nostro Paese è questo che manca... ".
Cosa intende dire?
"Parlo della possibilità di investire in un Paese liberale. Invece noi siamo liberali di facciata...".
Problemi burocratici per costruire un nuovo stadio li sta affrontando anche la Lazio...
"E' un problema che hanno tutti gli imprenditori a fare qualsiasi lavoro in Italia.
Così se si inizia a costruire lo impianto lo si fa come in Inghilterra: un pala-stadio con strutture esterne: commerciali, logistiche e via dicendo. Tutte cose che portano lavoro, fatturato, ricchezza e permettono di pagare il mutuo dello stadio".
Lei parlava di grandi problemi del calcio italiano. Cosa chiede al neo presidente della Figc, Abete, per uscire dal pantano?
"Per uscire dal pantano occorre sempre che ci sia un rinnovamento totale. Servivano
facce nuove, facce giovani. Noi siamo incancreniti da questo sistema. Lei pensi al
sistema arbitrale, che ha messo fuori solo De Santis e ha bisogno delle Procure per rinnovarsi. Secondo l'inchiesta di calciopoli uno dei problemi principali è stato il sistema arbitrale, ma non per i direttori di gara, che presi singolarmente sono delle brave persone. Il problema è la struttura che mancava di cultura e di etica. Noi non abbiamo cambiato nulla. E quando non lo si fa, si finisce col tornare come prima".
Non pensa che l'anno prossimo potrebbe essere un'idea chiamare arbitri stranieri nel
nostro campionato?
"No, basterebbe prendere i nostri fischietti giovani. Io speravo che accadesse già da quest'anno... A inizio campionato auspicavo di non dover andare a vedere che
direttore di gara mi dovevano mandare la domenica. Invece purtroppo tutti i venerdì
la prima cosa che chiedo al mio direttore sportivo è che arbitro mi hanno assegnato".
Lo chiede anche quest'anno?
"Certo, uguale all'anno prima. Voi non ve ne accorgete perché avete il prosciutto sugli occhi...".
Calciopoli, polemiche... ma lei ha ancora voglia di impegnarsi in questo calcio?
"Io ho ancora voglia di impegnarmi in questo Paese, perché mi vergogno al pensiero di lasciare ai miei figli e ai miei nipoti questo calcio qui. Abbandonare significherebbe dare la vittoria a quei poteri che provocano certi mali. Spero di dare l'esempio a dei giovani che mi vengano dietro e abbiano voglia di combattere".
Sembra ottimista sul futuro...
"Non sono pessimista, penso che le cose migliorino sempre. E' chiaro che, come cultura sportiva, siamo vent'anni indietro rispetto al Nord Europa. Bisogna partire dalle scuole, dai bambini. E da quei genitori che mandano i loro figli a giocare nelle giovanili e cominciano a insultare l'arbitro per un fallo non dato. Purtroppo
per noi è più importante vincere che competere in maniera leale".




