Min. Economia: "Il calcio ha un debito di più di 700 mln di euro"
Stefano Sica
Il mondo del calcio deve alle casse dello Stato 754,4 milioni di euro. A tanto ammontano infatti le tasse che ancora devono essere versate all'erario da parte dell'intero sistema del calcio, dalla serie A a quelle minori.
Lo rivela un'analisi del ministero dell'Economia sulla base delle cartelle fiscali degli ultimi anni, sollecitata dal presidente della Commissione Finanze del Senato, Giorgio Benvenuto, in una interrogazione parlamentare. Dai conti del ministero emerge anche un fenomeno preoccupante: le nuove società che subentrano alle vecchie non rilevano le tasse, lasciandole così 'legate' ai club del passato ormai inesistenti. Se si va ad analizzare l'elenco delle 193 società prese in esame dal ministero dell'Economia, si può vedere che solo 40 di esse non devono niente allo Stato. Tra queste però molte sono società nuove, che hanno lasciato le tasse alla società rimpiazzata: ad esempio, il Parma attuale ha debito 'zero' ma il vecchio club deve pagare ancora 81,1 milioni di euro. Spicca tra tutte il triste primato della Lazio, 129,1 milioni di euro.
La seguono il Parma, il Napoli (47,4 milioni), la 'vecchia' Fiorentina (43,2 milioni contro gli zero centesimi della nuova societa') e la Salernitana (42,5 milioni). "Questi dati devono far riflettere: la cosa è preoccupante" è il commento del presidente della Commissione Finanze del Senato, Giorgio Benvenuto. "Bisogna evitare che in Parlamento passino misure - ha spiegato Benvenuto - che continuano a impedire all'Agenzia delle Entrate di far pagare le tasse: l'indulgenza che c'è nei confronti del sistema calcio nel nostro Paese la trovo incomprensibile". In un Paese, ha precisato, "dove si fa fatica a rinnovare i contratti di lavoro, dove i redditi sono mangiati dall'inflazione e il sistema delle imprese non ha vita facile con il fisco, mi sembra che questa situazione vada seguita con attenzione e rigore". Secondo Benvenuto "è necessario che la politica non metta i bastoni tra le ruote con trattamenti fiscali vantaggiosi per questo sistema. Le agevolazioni devono andare da altre parti e non nel mondo del calcio".




