Novellino: "Abbiamo Rosina ma anche un gioco"
Redazione
Quando ieri mattina La Stampa gli ha ricordato la sua serie nera nella prima giornata di serie A (6 tentativi, 0 vittorie), lo scaramantico Walter Novellino ha avuto una reazione spontanea: «Ebbene sì: mi sono toccato. Certi tabù, però, esistono per essere infranti». Oggi ci proverà contro la Lazio. Guarda caso, la squadra che 9 anni fa gli regalò il primo successo da allenatore di A, alla guida del Venezia. Roba vecchia, comunque. Specie adesso che Monzon si appresta a cominciare con una squadra tutta nuova e un club che ha nel cuore fin da ragazzino il suo 7° campionato di élite.
Emozionato, Novellino?
«C'è la tensione di ogni debutto. Ma anche un'emozione diversa: ora guido la squadra che più sento dentro. Di certo non vivo crisi del 7° anno. Non vedo l'ora d'iniziare».
La sfida inaugurale della stagione, all'Olimpico, contro la Lazio. Stimolante, no?
«Molto. Siamo tutti curiosi. Avvertiamo l'attesa dell'ambiente ma il mio Toro è pronto. Nonostante abbia cambiato tanto, è già a buon punto. Siamo più avanti del previsto, sulla strada giusta».
Per arrivare dove?
«Vogliamo far bene. Punto».
Magari cominciando da oggi: una Lazio così in emergenza difficilmente la ritroverete.
«È una verifica che conta, per noi. Conosco bene Delio Rossi e le sue squadre: mantengono un'organizzazione tale da poter sopperire a ogni difficoltà. Molto, però, dipende da noi».
Cioè?
«Dobbiamo avere l'approccio che piace a me. La Lazio è tosta, ma anche il Toro è difficile da affrontare. Se gioca senza timori, può fare risultato».
Qualche suo giocatore è stato più ardito. Rosina e Grella hanno detto: "È un'occasione d'oro, possiamo vincere".
«Un allenatore deve essere più riflessivo, portare serenità ed equilibrio».
Sul campo abbiamo imparato a conoscere un altro Novellino...
«Perché a me piace molto vivere la partita dalla panchina. Ma non posso e non voglio essere giudicato solo per quello. Non sono un rissoso e un chiassoso. Dappertutto ho fatto risultati con il lavoro e il dialogo».
Oggi a Roma, invece, come pensa di fare risultato?
«Se pensiamo solo a difenderci contro Rocchi, Pandev, Del Nero e Mutarelli, possiamo farci del male da soli».
Due punte, quindi?
«Vediamo. Ho un organico che mi permette di giocare in modi diversi. E, comunque, con la difesa che ho possiamo sopportare anche due punte più Rosina».
A proposito di difesa, come sta Sereni?
«Bene, grazie. Il suo piccolo infortunio mi ha permesso di verificare le qualità di Fontana, ottimo secondo. Oggi, però, ci sarà. Senza tensioni particolari, nonostante quel che è successo fra lui e la Lazio. Bisogna rispettare il posto e la gente con cui si è lavorato: Matteo lo farà».
Sta bene anche Natali, vero?
«Già. Mi risulta che l'Italia cerchi un centrale. Lo vengano a vedere, allora. Donadoni è uno bravo: di certo non gli sfuggirà».
Così magari darà ancora un'occhiata a Rosina.
«Alessandro per noi è molto importante. Ma qui c'è dell'altro. C'è un gioco».
Anche la Lazio, per quel che s'è visto l'anno scorso, ce l'ha. Dove può arrivare, adesso?
«Più del 3° posto di maggio credo sia difficile. Ha già ottenuto il massimo».
Come l'Inter?
«Non la vedo favorita, questa volta, solo perché ripetersi è sempre difficile. E la Roma ha fatto un gran mercato».
Più vicina la Juve alle big o il Toro alla Juve?
«Non amo fare questi paragoni. Specie prima di aver toccato con mano. Dico solo che la Juve ha tanti giocatori di eccellenza internazionale. E poi, per cortesia, basta».
Basta cosa?
«Parlare di derby. Al granata avvicinate sempre il bianconero. Mi sembra riduttivo per il Toro. Qui c'è un bel progetto, stiamo costruendo una bella casa».
Parliamo di Torino città, allora. Ritrova due squadre al vertice e oggi apre la serie A. Bello, vero?
«Bella vetrina, sì. Speriamo di farvi scrivere delle belle pagine. Subito e per tutta l'annata».
Buon campionato, allora. Gliel'hanno augurato già in tanti?
«Sì, compresi un bel po' di "vecchi" ex compagni granata. Ci tengono tutti un sacco. Si sono raccomandati di non farli più soffrire».
Possono stare tranquilli, i tifosi?
«Lavoriamo per questo. Loro ci hanno già dato tanto. Ora tocca a noi ricambiare».




