Quando l'esonero diventa un'arte
Christian Seu
E sono sei. In tredici giornate. Se non è record, poco ci manca. Era dalla stagione 1951-52 che non accadeva. I presidenti dei club italiani confermano la propria vocazione: esonero facile, compito sempre più difficile per gli allenatori schivare l'ostacolo del licenziamento in tronco.
L'ultimo in ordine di tempo, Luigi Cagni. Arrivato sulla panchina dell'Empoli nel gennaio 2006 a sostituire Mario Somma, il baffuto tecnico bresciano ha dapprima salvato la squadra toscana, per poi centrare nella scorsa stagione una clamorosa qualificazione Uefa. Il presidente Corsi, dopo un avvio non proprio brillante, ha deciso di giubilare l'ex allenatore del Piacenza, affidandosi ad Alberto Malesani, a sua volta subentrato a Giovanni Galeone lo scorso anno alla guida dell'Udinese.
Non conta solo la quantità, ma anche la qualità. Curioso infatti il modo in cui sono maturati alcuni degli esoneri subiti dai martiri della panchina del 2007.
Stefano Colantuono, è l'ultima vittima di un habituè del foglio di via come Maurizio Zamparini. "Colantuono rischia? Nessuna panchina è solida, ma è mia intenzione che resti per aprire un ciclo come Reja, Spalletti e Prandelli. Cambiare allenatore è deleterio perchè bisogna cominciare tutto da capo, questa volta devo essere paziente". Parole, quelle del signore degli ipermercati, pronunciate tre settimane fa. La pazienza del patron rosanero si è esaurita domenica, quando il Palermo è crollato sotto i colpi della Juventus di Claudio Ranieri. Per dare nuovo slancio alle ambizioni dei siciliani, Zamparini ha deciso di affidarsi all'usato sicuro: a Palermo torna così Francesco Guidolin, uno che con il presidente friulano ha un rapporto del tutto particolare. Approda nella città di Santa Rosalia nel gennaio del 2004, subentrando a Silvio Baldini. Quel Palermo vinse la serie cadetta e approdò in A, centrando la qualificazione in Uefa l'anno successivo. Guidolin lascia, arriva Gigi Delneri che viene poi sostituito da Giuseppe Papadopulo. Dopo il Mondiale tedesco, Zamparini decide di affidarsi nuovamente a Francesco Guidolin, reduce da una non brillante esperienza nel Principato di Monaco. Il tecnico di Castelfranco Veneto dura fino al 23 aprile, data della sconfitta casalinga per 3-4 contro il Parma: il vulcanico patron rosanero apostrofa malamente Guidolin e lo caccia, affidandosi alla strana coppia composta da Renzo Gobbo e Rosario Pergolizzi. La miseria di tre punti in tre partite ottenuti dai due spingono Zamparini a richiamare Guidolin per la seconda volta, a due giornate dal termine del campionato. Arrivano due vittorie, che consegnano il traguardo minimo dell'Uefa al Palermo. Il resto è storia recente: Guidolin saluta, arriva Colantuono. Che, dopo il pesante rovescio contro la Juventus viene allonato. E, in Sicilia, torna ancora il ciclista di Castelfranco, pronto a inforcare nuovamente la bicicletta da competizione per tentare di scalare il mont Ventoux rosanero.
Il ritorno di Guidolin sulla panchina del Palermo è stato preceduto, nelle scorse settimane, da altre due rentrée, maturate in condizioni differenti tra loro. Ma lo scenario di fondo è sempre lo stesso: via l'allenatore giovane e rampante, dentro lo scafato mister che della piazza in questione conosce tutto o quasi. E così, Andrea Mandorlini ha lasciato il posto al succe-predecessore Mario Beretta, il cui ritorno pare essere stato richiesto a gran voce dai senatori dello spogliatoio toscano.
"C'è chi cambia automobili in continuazione, io invece ho un debole per gli allenatori. Li amo e li pago. Giampaolo, ad esempio, era troppo moderno per farci salvare. Noi abbiamo bisogno di certezze e per questo ho preso Sonetti, altrimenti avrei continuato a rimetterci soldi". Parole e musica di Massimo Cellino, che all'amico-nemico Zamparini contende la palma di miglior "mangiallenatori". Sonetti e Cellino si incrociano per la prima volta nel lontano 2001, con il Cagliari, reduce dai fallimenti del profeta Antonio Sala e del duo Nuciari-Matteoli, che rischia seriamente l'onta della retrocessione in C1. Il tecnico di Piombino si rimbocca le maniche e centra una clamorosa salvezza, prima di subire un ancor più clamoroso licenziamento. Avviene nel 2002, a tre giorni dall'avvio del campionato. Versione ufficiale: scarsi risultati nel gironcino eliminatorio della Coppa Italia. Ma una leggenda circola nel capoluogo sardo: pare infatti che l'esonero sia maturato per questioni...gastronomiche. Imbufalito per l'eliminazione dalla Coppa, Cellino si recò ad Assemini dove trovò Sonetti intento ad addentare con gusto una spigola da chilo accompagnata dall'ottimo cannonau. Via il tecnico di Piombino e timone affidato in fretta e in furia a un altro dei riesumati celliniani, Giampiero Ventura, poi sostituito da Reja nell'anno di Zola e del ritorno in A.
A mali estremi, Nedo Sonetti - l'adagio idealmente coniato da Cellino. E così, nel 2005 - dopo aver esonerato nell'ordine Tesser, Arrigoni e Ballardini - il presidente dei sardi affida la sua creatura al bucaniere livornese che, manco a dirlo, conduce la nave rossoblù al porto della salvezza, grazie anche al contributo di un a tratti irresistibile Suazo, autore di 22 reti in campionato. Conferma? Macchè. Cellino si affida a Oreste Cinquini (durerà tre mesi) e affida il timone del Cagliari a Marco Giampaolo, reduce dalla brillante salvezza ad Ascoli. L'allenatore marchigiano non mangia il panettone e anzi, per uno strano scherzo semantico, viene sostituito poco prima di Natale da Franco Colomba. Che, a sua volta, non arriverà a Pasqua, venendo allontanato a marzo, dopo poche partite.
Un altro illustre esponente della categoria è il presidente del Livorno Aldo Spinelli, che il 10 ottobre scorso scarica Fernando Orsi per affidarsi a Giancarlo Camolese. Lo scorso anno, l'ex portiere della Lazio sostituì in corsa Daniele Arrigoni. Ma tra le vittime illustri di sciu Aldu figura anche l'attuale Ct della Nazionale Roberto Donadoni che, stanco delle continue critche rivoltegli, nel febbraio 2006 (un anno dopo il ritorno sulla panchina amaranto - già occupata nel 2002-2003) rimette il mandato nelle mani del presidente.
Non solo Italia. Basti pensare a quanto accade Oltremanica, con la cacciata del Commissario tecnico dell'Inghilterra Steve McClaren, che non è riuscito a qualificare i Leoni di Sua Maestà all'Europeo di Svizzera e Austria. Ma c'è anche il Chelsea, che ha suscitato grande clamore con l'allontanamento del pluridecorato Josè Mourinho e la promozione del direttore tecnico Avram Grant, cui è stato affiancato l'ex allenatore dell'Ajax Ten Cate.
Contratti pluriennali, spesso stracciati e poi rispolverati. Progetti mandati in fumo per troppa irruenza, poco feeling, talvolta per una parola fuori posto. Strana davvero, la vita dell'allenatore.




