Sampdoria, le cause di un momento no
Giuseppe Di Napoli
«L'ottimismo è il profumo della vita», così recita il tormentone di una nota pubblicità. Va bene, può servire anche nella vita calcistica. Ma si tengano presenti anche i tragicomici risvolti delle "varianti" circolate sul Web, come quella in cui lo sventurato testimonial dello spot viene centrato da una lavatrice piovuta da chissà dove.
Un po' quel che è accaduto alla Sampdoria a San Siro: arnese di marca svedese, dotato di tempra d'acciaio e pure classe straordinaria, Zlatan Ibrahimovic è capitato tra capo e collo ai blucerchiati e li ha lasciati storditi a terra. Ottimismo, arte difficile da praticare nel football quando il gol manca da quattro giornate, quando si è tirato in porta meno tra tutte le squadre di serie A, quando l'infermeria è più affollata che l'area di rigore avversaria sui calci d'angolo (ma, almeno qui, le cose vanno migliorando), quando le gambe di chi resta e va in campo ogni tre giorni si fanno pesanti. Conseguenza: il morale è sotto i tacchi. «Pessimismo e fastidio», come l'altro tormentone, dei Cavalli marci. Comici genovesi, buoni per l'umore della squadra genovese.
Il fastidio è di Walter Mazzarri, che dopo San Siro, parla «arrabbiato». Dopo cinque giornate di campionato, la Sampdoria passata dall'ottimismo di inizio stagione e a un pessimismo che rosicchia le menti, ancora cerca di capire quale sia la sua dimensione. Quella blucerchiata non è formazione prettamente operaia come poteva definirsi la Reggina di Mazzarri l'anno scorso, gruppo di lotta che punta tutto sulla rabbia agonistica. E non è (o non è ancora) formazione che può puntare primariamente sulla tecnica e sulla qualità, perché gli elementi che più possono garantirla - Cassano e Montella su tutti - sono arrivati tardi e sono ancora in evidente ritardo fisico.
Che Sampdoria è, allora? «Voglio una squadra con una precisa identità», disse il tecnico di San Vincenzo a inizio avventura, per poi ripeterlo a più riprese. Quell'identità precisa ancora non c'è. È in fase di costruzione, ma perché non poggi su basi troppo fragili ora è tempo di gol, punti e qualificazione (Uefa). In tre partite diventate improvvisamente fondamentali: l'Atalanta domenica al Ferraris, l'Aalborg in Danimarca giovedì, il Torino dell'ex Novellino all'Olimpico domenica 7 ottobre. Poi ci sarà la sosta, da vivere possibilmente con ritrovato ottimismo. Cosa non va? Il gol, prima evidenza.
La Sampdoria non segna in campionato dalla prima giornata a Siena, 4 turni di astinenza. Due reti fatte, solo l'Empoli (un gol) finora ha fatto peggio. E ancor più preoccupante è quanto i blucerchiati calcino nello specchio della porta: 16 volte in 5 partite, al pari dell'Empoli, ultimo posto nella speciale graduatoria. Contemporaneamente, la difesa che ottimamente ha fatto a inizio stagione, ha "buscato" 7 reti nelle ultime 4 sfide tra campionato e Uefa. Insomma, la bilancia pende nettamente dalla parte sbagliata. In più, la condizione atletica: aver cominciato prima, causa Intertoto, faceva pensare a un vantaggio "di forma" a inizio campionato, non è stato così.
Può aver influito il fatto che non si sia trattato semplicemente di preparazione anticipata, bensì di preparazione a singhiozzo, con settimane più pesanti alternate ad altre più leggere in prossimità delle gare europee. Poi, hanno pesato in maniera decisiva i tanti infortuni, questione che fa da collante tra aspetto fisico e caratteriale. La squadra ha mostrato nelle ultime uscite qualche limite di personalità, particolarmente evidente - come ha sottolineato Mazzarri - quando si passa in svantaggio. Tre i casi a quest'ultima voce: con l'Aalborg, formazione non certo irresistibile, reazione c'è stata ed è valsa il pari; con Napoli e Inter reazione non c'è stata, piuttosto resa senza dar battaglia. Mai era in campo (se non nel finale in Uefa) Sergio Volpi, cervello insostituibile di questa Sampdoria e leader forse unico.
Senza di lui, manca un trascinatore che guidi i compagni. Passando alle notizie positive, Volpi è pronto a riprendere il suo posto e l'infermeria si sta svuotando: restano out per domenica Maggio e Accardi, recuperabile Zenoni (anche se avrebbe bisogno di riposo) che è uscito da San Siro acciaccato. A guidare l'attacco contro l'Atalanta sarà Montella, che muore dalla voglia di godere degli assist di Cassano. Fantantonio sta crescendo, domenica dovrebbe partire ancora dalla panchina per giocare magari un tempo (pur essendoci anche l'ipotesi dal primo minuto). E in netto miglioramento è anche Bonazzoli.
Tutte medicine buone per il mal da gol. Infine, le prime 5 giornate di campionato non erano semplici, tra derby, un avversario da Champions (Lazio), campioni d'Italia (Inter) e trasferta a Napoli. Ora il calendario offre confronti sulla carta più abbordabili, ma vanno affrontati con rinnovato spirito. Da oggi si prepara la sfida con l'Atalanta (e nel pomeriggio la squadra al completo presenzierà al funerale della madre del presidente Riccardo Garrone). Innanzitutto, serve far sì che non diventi una lavatrice, buona per schiacciare l'ottimismo, pure Riccardo Zampagna. Uno meno bello da vedere, meno leggiadro e più rognoso, ma che con la porta ha confidenza simile a Ibrahimovic. E nemmeno l'ex Cristiano Doni, portatore di "detersivo avvelenato". «Penso positivo», lo cantava Jovanotti e lo dice ora Mazzarri. Un'altra lavatrice sulla testa non la vuole nessuno.




