Ungheria-Italia 3-1. Naufragio azzurro sul Danubio
Una squadra dai ritmi danubiani si è vista, allo stadio Puskas di Budapest nell'amichevole Ungheria-Italia. Solo che ad offrirle, quelle giocate lente fuori dal tempo, non sono stati i padroni di casa sessantacinquesimi nella classifica Fifa, ma i campioni del mondo. E così la prova generale per la partita con la Francia del prossimo 8 settembre regala al ct azzurro Donadoni non tanto le indicazioni inseguite ma la prima sconfitta del 2007. Un 3-1 secco e meritato, logica conseguenza del dominio territoriale di una formazione modesta ma tonicissima alle prese con una piena di grandi nomi in ritardo di condizione (e questo ci può stare, visto che i padroni di casa hanno nelle gambe quattro gare di campionato e gli azzurri nessuna) ma anche in palese confusione mentale. Al di là delle assenze di De Rossi, Perrotta e Camoranesi (alle quali si è aggiunta in extremis quella di Gattuso per un infortunio a scoppio ritardato), quello che impressiona nella infelice gita sul Danubio è la sofferenza di certi azzurri per stare al passo con gli avversari.
Il Pallone d'oro Cannavaro è il simbolo negativo della serata, con il rigore del pareggio avversario provocato stoltamente ed il pallone del terzo gol ungherese letteralmente regalato a Gera. Ma anche gli altri campioni del mondo hanno sofferto clamorosamente, da un Del Piero che faticava a saltare anche la sua ombra, agli straniti Materazzi e Pirlo. Eppure un tocchetto di Di Natale a metà tra il colpo da biliardo e quello di fortuna aveva portato gli azzurri in vantaggio ad inizio secondo tempo: ma la buona sorte, si sa, occorre anche meritarla e gli azzurri stasera hanno fatto praticamente nulla per ingraziarsela. La sorpresa dell'infortunio di Gattuso aveva costretto Donadoni a ridisegnare la squadra nell'immediato pre-gara. Davanti ai quattro della difesa un terzetto (formato da Pirlo, Ambrosini ed il subentrante Aquilani) a supporto degli attaccanti: Del Piero e Quagliarella con Toni a fare il vertice avanzato del triangolo. Un 4-3-2-1 più equilibrato tatticamente dei moduli delle ultime gare giocate (e vinte) dagli azzurri: e però a dominare il primo tempo erano gli ungheresi. Questione di brillantezza, evidentemente. Così dopo un guizzo iniziale (punizione di Pirlo respinta al 4', girata di Aquilani e replica del portiere un minuto dopo), i padroni di casa prendevano a poco a poco il sopravvento. Prima sospinti dalle sfuriate di un giovane esterno, il ventenne Dzsudzsak che impazzava in avvio sulla sinistra e forniva a Priskin una palla d'oro all'8' per sfiorare personalmente il palo con un gran tiro all'11'. Poi con una crescita collettiva che metteva in imbarazzo l'intero centrocampo azzurro, provocando qualche grattacapo al pallone d'oro Cannavaro ed all'altro centrale difensivo Materazzi.
Un tiro di Del Piero al 25' sembrava il segnale che la supremazia territoriale degli ungheresi stava declinando, invece il primo tempo finiva nel segno di un vero e proprio assalto dei padroni di casa. Al 38' su un cross di Gera dalla sinistra era lo stopper Vasko a svettare su tutti, ma il suo colpo di testa finiva centrale tra le braccia di Buffon. Subito dopo era Priskin a sbilanciare Materazzi ed a far partire un gran destro: Buffon si salvava in angolo. Al 45' invece era la fortuna a salvare gli azzurri, quando una punizione da lontano di Tozser attraversava lo specchio della porta e finiva a lato di un soffio. Nella ripresa la scelta di spalmare il minutaggio in campo su più azzurri possibile portava Donadoni ad inserire Grosso al posto di Oddo (a destra si spostava Zambrotta), Barzagli rilevava Materazzi ed in avanti Di Natale ed Inzaghi subentravano a Del Piero e Toni. Un colpetto regalava agli azzurri il vantaggio al 4'. Tocco profondo di Aquilani sulla destra, difesa ungherese imbambolata su un' zione che sembrava finita ed invece ci metteva il piedino sinistro Di Natale, che prolungava con un tocchetto la traiettoria del pallone. Il portiere Fulop, palesemente fuori posizione, poteva solo accompagnare con lo sguardo la palla che entrava in rete. Immediata e travolgente la reazione ungherese: ci voleva un'eccellente uscita di Buffon per neutralizzare al 15' un tiro ravvicinato di Leandro. Il pareggio dei padroni di casa era solo rinviato perché un minuto dopo su cross del primavera interista Filkor la respinta di testa di Zambrotta era corta e dava modo a Juhasz di esibirsi in un gran tiro al volo di sinistro che finiva sotto l'incrocio dei pali.
Al 20' Priskin in area umiliava nell'uno contro uno Cannavaro, costringendolo al fallo. Rigore, che Gera realizzava spiazzando Buffon. Usciva allora Aquilani (dentro Palombo). Una girata di testa di Inzaghi, poi intorno alla mezz'ora arrivava il terzo gol ungherese: lancio lungo sulla destra, tackle Cannavaro-Gera vinto inopinatamente da quest'ultimo e palla a Feczesin per una comoda rete a porta vuota. Una punizione di Grosso alta di poco, una girata di Ambrosini fuori, ma era ancora Buffon in chiusura ad evitare la goleada avversaria su tiro di Feczesin. Non sarebbe stato uno scandalo, ma agli ungheresi per godersi una festa d'altri tempi, dei tempi in cui il gioco danubiano dominava il mondo del pallone, bastava anche il 3-1 di stasera.




