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Zamparini: "Al Toro darò Caracciolo, ma non Bovo"

Zamparini: "Al Toro darò Caracciolo, ma non Bovo"
mercoledì 28 marzo 2007, 09:192007
di Ilario Imparato
fonte La Stampa

L'ultima domenica felice del campionato di Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, porta la data del 12 novembre 2006: 3-0 al Toro e rosanero leader alla pari con l'Inter, per l'ultima volta. Un girone dopo, riecco Toro-Palermo. A ruoli ribaltati, però: in piena spinta, adesso, sono i granata di De Biasi, mentre Guidolin non vince da quella maledetta notte di Catania e vede in serio pericolo la Champions. Fino a domenica, allora, a Zamparini fa comodo non pensare alla classifica. Meglio parlare d'altro. Ad esempio dei sempre più frequenti intrecci di mercato col Toro. Tutti in direzione Nord: nello scorso agosto Cairo ha preso Barone per 4 milioni e s'è tirato indietro in extremis per Makinwa, a gennaio ha avuto in prestito Bovo e ci ha provato invano per Caracciolo.

Zamparini, ci risiamo. L'Airone che non vola piace sempre al Toro. Lo libererà?
«Premessa: Caracciolo è un attaccante tecnicamente molto valido. Ma da noi non riesce a dare il meglio, forse perché mal si adatta al modulo. Non è Toni né Amauri: potrebbe fare la seconda punta ma lui non si convince».

Quindi?
«Quindi, sì: a luglio partirà. Se non si fosse infortunato Amauri, sarebbe andato via già a gennaio. Io, però, non lo voglio cedere tutto. Si può aprire un discorso solo sulla comproprietà».

Con chi e a che prezzo?
«Non interessa solo al Toro. Per parlare di cifre è presto. Dico però che a me, fra cash e Possanzini, è costato 5 milioni. E che mi interessano soprattutto contropartite tecniche».

Un girone fa svelò il suo gradimento per Stellone. Adesso a Cairo potrebbe provare a chiedere Rosina.
«Già. Però credo proprio che non lo molli a nessuno».

Nell'affare lei potrebbe inserire Bovo.
«Non se ne parla proprio. A fine campionato, Cesare tornerà a Palermo. L'abbiamo riscattato dalla Roma perché crediamo in lui: con noi finora è stato sfortunatissimo ma a luglio ci serve, i patti con Cairo sono chiari: avevamo 4-5 richieste, abbiamo deciso di darlo al Toro perché è una squadra importante e poteva utilizzarlo al meglio. Così sta andando».

Perché, invece, Barone stenta?
«Simone è forte e ha un carattere d'oro. Ma la Nazionale e il titolo mondiale gli hanno fatto male. Deve ritrovare umiltà e completare l'ambientamento. Poi, dalla prossima stagione, diventerà un caposaldo granata. Garantito».

Cederlo, comunque, per voi è stato un affare. Come l'acquisto dell'uruguaiano Cavani: due partite, due gol.
«Bel colpo, sì. Su di lui c'erano anche Real Madrid, Barcellona e Manchester. Big che possiamo battere sul tempo solo per talenti che hanno 19-20 anni».

Diventerà un campionissimo?
«Per lui, il difficile viene adesso: le pressioni dei media italiani sono esagerate. Prendete Barone: dopo il Mondiale, a Torino sembrava dovesse salvare la patria. Gli è bastato iniziare così così ed è subito finito nel mirino».

Dalle stelle alla stalle, come il Palermo: appena 5 pareggi negli ultimi 7 turni.
«Ce ne capitano di tutti i colori. Episodi e arbitraggi negativi. Una vittoria porterebbe via ogni problema».

Crede ancora nella Champions?
«Quando ci hanno dato tutti per terzi irraggiungibili, ci siamo fermati. Ora lo dicono della Lazio: speriamo porti sfiga anche a loro».

Sempre buoni i rapporti con Cairo?
«Ottimi, anche perché i nostri interessi in Lega sono molto vicini».

A settembre lui ha provato a imitarla...
«Già, anch'io cacciai un tecnico poco prima del via. L'esperienza insegna: io ho 24 anni di calcio alle spalle, Urbano è al 2°. A volte si agisce d'istinto, ci si fa abbagliare dal grande nome».

Nel caso del Toro, uno che lei conosce.
«Zaccheroni l'ho lanciato io, prendendolo dal Baracca Lugo. Bravissimo. Ma chi s'è abituato a Milan e Inter trova duro a tornare a realtà meno prestigiose. Ricordate il Trap, che flop fece a Cagliari?»