Beppe Signori: "Lazio-Sampdoria, quanti bei ricordi" (VIDEO)
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Domenica prossima la Lazio incontra la Sampdoria. Soprattutto negli anni novanta molti calciatori hanno indossato entrambe le maglie. Basti ricordare i vari Lombardo, Buso, Mancini, Mihajlovic, Jugovic, Marcolin, Grandoni, Veron e Signori. Quest'ultimo andò via dalla Lazio a dicembre del 1997, agli albori dell'epopea cragnottiana, trasferendosi proprio a Genova, ma rimane a tutt'oggi uno dei giocatori più amati di sempre della storia della Lazio. Con lui un po' di amarcord e non solo...
Lei è rimasto nei cuori dei tifosi biancocelesti, lasciando ottimi ricordi. Ci racconti qualche episodio significativo della sua carriera romana.
"Quando fui incoronato ottavo re di Roma fu senz'altro uno dei momenti più belli e sentiti, perché non capita tutti i giorni di stare sotto la Curva Nord con la corona in testa. Come è indimenticabile anche quando la gente scese in piazza per impedire la mia cessione, dimostrando la stima che nutriva nei miei confronti. Mi fece molto piacere perché nella storia del calcio non si ricorda che i tifosi non abbiano permesso la cessione di un calciatore. Io penso di averli ripagati sul campo con le mie prestazioni e con i miei gol".
Questi episodi e la sua brillante carriera le hanno fatto prendere coscienza che è stato uno degli attaccanti più forti della storia laziale e forse del calcio italiano?
"Ora che ho smesso me ne rendo più conto, perché la gente si ricorda ancora dei miei tanti gol. Questo mi fa pensare che forse ho fatto qualcosa d'importante. Quello che più conta, però, è che mi sono divertito e che ho fatto divertire".
Domenica la Lazio affronta la Sampdoria, altra sua ex squadra. Il suo passaggio in blucerchiato fu il momento più doloroso della sua carriera...
"Lasciare la Lazio fu un trauma, ma non c'erano i presupposti per rimanere, visto che il tecnico non mi considerava più, non solo come calciatore ma anche come uomo. Ho preferito andar via che creare problemi al resto del gruppo. Per questo, quella alla Samp, fu una stagione difficile sia a livello mentale che fisico e non potei dimostrare il mio valore. Giocai meno di quattro mesi lì, perché ad aprile mi operai".
Hai dei rimpianti per non aver giocato molto in Europa e per aver raccolto meno di quello che meritavi in Nazionale?
"Purtroppo una volta le regole erano diverse e quindi, pur essendo arrivati secondi o terzi, non potemmo disputare la Champions. L'unico rimpianto è non aver giocato la finale dei mondiali: un peccato d'inesperienza mi ha fatto compiere una scelta sbagliata e non mi ha permesso di giocarmela".
In questi giorni Zarate è stato spesso paragonato a lei: può esprimere un giudizio su questo ragazzo?
"E' difficile valutarlo, ma lo ritengo un giocatore completo, che ha delle caratteristiche simili alle mie. In comune abbiamo l'aver esordito con la maglia biancoceleste con una doppietta. Ci sono tutti i presupposti perché faccia molto bene a Roma, ma sarà il tempo a confermare o meno le buone cose che ha fatto vedere a Cagliari".
Lotito l'ha mai cercata e, ad ogni modo, tornerebbe alla Lazio?
"Lotito non mi ha mai cercato e non penso lo farà. Se lo dovesse fare è per un progetto ambizioso, anche perché le cose si devono programmare e non improvvisare..."




