Canals, l'uruguaiano di troppo
Germano D'Ambrosio
Il 'Vicenza uruguaiano' di fine anni '90 è ricordato soprattutto per il bomber Otero e per il buon terzino Mendez; ci si dimentica, invece, di Ricardo Canals, piombato in Veneto su consiglio dei sopracitati colleghi. Un mediocre curriculum alle spalle non servì a stemperare i toni trionfalistici che accolsero il suo avvento. Ora, divenuto procuratore, ha l'occasione di riscattarsi. Ma anche di fare ulteriori danni
Ricardo Vicente Canals Vila nasce il 26 settembre del 1970 a Montevideo, da madre di origini basco-francesi e padre catalano. La sua carriera calcistica parte subito con la marcia giusta: a 19 anni entra nel giro della prima squadra del Bella Vista - modesta squadra della sua città -, e l'anno successivo già si laurea campione d'Uruguay. E' un traguardo storico per il club, che non aveva mai assaporato prima di allora la gioia di vincere lo scudetto uruguagio. Nel '91 arriva dunque per Canals il conseguente debutto in Copa Libertadores, ma l'avventura internazionale non dà gli esiti sperati (il Bella Vista viene eliminato già nella prima fase a gironi). A caccia di successi, il difensore trova così un ingaggio con il più blasonato Nacional di Montevideo nel 1992: in compagnia di Dely Valdes e Fabian O'Neill - che di lì a poco voleranno a Cagliari -, Ricardo trascina il club alla vittoria del suo 34° titolo nazionale. Nel settembre del '93 arriva anche la prima convocazione in Nazionale maggiore: il giovane centrale viene selezionato dal nuovo tecnico Ildo Manero - giunto dopo la fresca debacle in Copa America - per la rifondazione generale in vista dei Mondiali '94. Con Canals titolare in mezzo alla difesa (insieme all'altro cagliaritano José Herrera) l'Uruguay affronta così il girone di qualificazione con Ecuador, Bolivia, Venezuela e Brasile, da cui uscirà clamorosamente sconfitto nonostante le invenzioni dei vari Francescoli, Ruben Sosa e Fonseca. Ricardo disputa comunque solo le prime tre partite, facendo il suo esordio il 5 settembre nella vittoria contro l'Ecuador. Resteranno, quelle, le uniche apparizioni in gara ufficiale del nostro difensore con la casacca della Celeste, condite peraltro da due ammonizioni (una media di un cartellino e mezzo a partita!). Nel 1995, dopo due anni al Nacional - l'ultimo addirittura da capitano -, Canals decide a sorpresa di trasferirsi nella Seconda Divisione uruguaiana, accettando l'offerta dell'ambizioso Huracan Buceo. Qui resta per una sola stagione, perché nell'estate del '96 arriva l'irrinunciabile offerta da parte del Logroñes, club neopromosso nella Liga spagnola che sotto la guida di Miguel Lotina sta allestendo una sorta di colonia uruguaiana. Nello stesso periodo, infatti, sbarcano nella piccola Logroño anche i connazionali Ruben Sosa (dal Dortmund), Danilo Baltierra (dal Peñarol) e Marcelo Tejera (già al Cagliari, anche lui). Ricardo debutta ufficialmente nella Liga il 29 settembre 1996, in occasione del vittorioso match contro il Siviglia; nonostante uno stop di due mesi a causa di un brutto infortunio, seguiranno altre 27 apparizioni di buon livello, con tre gol messi a segno (contro Hercules, Real Sociedad e Oviedo). Ma fine stagione il Logroñes retrocede nuovamente, nonostante le discrete prestazioni del difensore, che infatti riesce anche a riavvicinarsi al giro della Nazionale. Del resto, giunto finalmente a calcare il palcoscenico europeo, il giocatore non ha alcuna intenzione di tornare in Sudamerica e il suo agente Daniel Delgado si mette quindi alla ricerca di una nuova sistemazione. Il Saragozza lo corteggia, ma alla fine lui accetta la corte del Vicenza, che già schiera in rosa i suoi connazionali Otero e Mendez, quest'ultimo con lui sia in Nazionale che al Nacional. "Loro assicurano che sia molto forte, ma sono dei tifosi - spiega il dg biancorosso Sergio Gasparin -. Speriamo sia vero". Sulla fiducia il Vicenza sborsa circa 3 miliardi di lire, mentre il giocatore firma un contratto quadriennale da 400 milioni a stagione. L'accordo viene siglato il 13 agosto 1997, e il giorno dopo la Gazzetta dello Sport - commentando una scialba amichevole appena giocata dai veneti - titola trionfalmente: "Guidolin si consola con Canals. Ora il Vicenza è a posto". Insomma, parafrasando Giorgio Gaber, per fortuna che c'è il Ricardo....
Il giorno della presentazione ufficiale, nella sede del Vicenza è tutto un fiorire di sorrisi e smancerie. Canals - accompagnato dalla moglie Carina - dice di conoscere già tutto dei biancorossi: "Da quando Mendez ed Otero sono arrivati qui ho sempre seguito i risultati della squadra. Quando ho saputo della proposta del club biancorosso non ho avuto dubbi". Il tecnico Francesco Guidolin gongola: "Canals corrisponde all'identikit del giocatore che cercavamo, con il suo arrivo la rosa è a posto. Sicuramente dal punto di vista fisico è indietro rispetto a noi perché in Spagna ha svolto finora un lavoro blando, ma vedremo di rimetterlo in forma quanto prima. Lui è un centrale che può giocare nella difesa a quattro ma fare anche il libero nella difesa a cinque. L'importante è che ora abbiamo un uomo in più in difesa". Canals conferma tutto, aggiungendo: "Sono un difensore che punta più sulla tecnica che sulla forza, il colpo di testa è forse la mia specialità ed ogni tanto faccio anche qualche gol. Pablo Montero? Abbiamo caratteristiche simili, facevamo coppia ai tempi dell'Under 20 uruguaiana. Ora lui gioca stabilmente in Nazionale, e anch'io spero col Vicenza di poter rientrare a pieno titolo nel giro della Celeste". Gasparin fa in tempo - per soli 20 minuti - a inserirlo nella lista Uefa: il giocatore può dunque fin da subito giocare anche in Coppa delle Coppe, competizione a cui il Vicenza ha avuto accesso per aver vinto, l'anno prima, la Coppa Italia. Nelle amichevoli estive l'uruguagio, impiegato in una difesa a tre con Coco e Belotti, stupisce per autorità e senso di posizione. Qualcuno vede in lui addirittura il nuovo leader dei veneti, ma lui si schernisce: "Leader è una parola che non mi piace. Io credo che chi gioca nel mio ruolo non possa farlo senza parlare moltissimo, indicare, suggerire ai compagni. Ho già cominciato, ci provo, ma per ora non posso farmi capire bene per via della lingua. Però non appena avrò imparato un po' d'italiano...". Ma i tempi stringono e Canals, a meno di quindici giorni dal suo sbarco in Italia, viene già chiamato a fronteggiare Inzaghi e Del Piero nel match contro la Juve valido per la Supercoppa Italiana, il 23 agosto. Ovviamente i bianconeri vincono 3-0, umiliando il povero uruguaiano. Guidolin lo schiera alla prima di campionato contro la Sampdoria (il 31 agosto), ma anche in questo caso i blucerchiati escono dallo stadio con i tre punti in tasca. Si vede che il ragazzo ha ancora bisogno di ambientarsi; dopo un mese di panchina, il difensore torna in campo a fine settembre contro il Milan. Guidolin gli concede anche l'onore del debutto in Coppa delle Coppe, gettandolo nella mischia nel match di ritorno contro il Legia Varsavia (1-1 che qualifica i biancorossi). Tutto sommato Ricardo non gioca male, ma si distrae facilmente e soprattutto a volte rischia di eccedere coi suoi modi "ruvidi": contro il Brescia, ad esempio, viene espulso all'inizio del secondo tempo, concedendo ai lombardi di dilagare per 4-0. Con il passare delle settimane, però, gli errori commessi aumentano sempre di più, culminando con un mese di dicembre davvero penoso. Contro la Fiorentina manca un facile intervento e favorisce il gol di Batistuta, contro la Lazio lascia saltare (e segnare) Casiraghi indisturbato in area. Il Vicenza scivola verso il fondo della classifica e a gennaio decide di rinforzare la difesa acquistando Mirko Conte dal Napoli. Per Canals suona inevitabilmente come una bocciatura, tant'è che si rivede in campo solo il 15 febbraio contro il Milan. E forse avrebbe fatto meglio a restare in panchina, perché l'uruguagio nei primi dieci minuti di partita si fa bruciare sullo scatto per due volte da Kluivert - in una delle sue rare fiammate in serie A -, "risvegliandosi" sul 2-0 per i rossoneri. E' la fine. Canals si gode dalla panchina o dalla tribuna il prosieguo di campionato e soprattutto di Coppa (fatta eccezione per una breve comparsata nei quarti contro il Roda), con il Vicenza che arriva a sfidare il Chelsea in semifinale. A fine maggio i veneti hanno comunque buoni motivi per lamentarsi, poiché tralasciando l'entusiasmante passerella europea il campionato dice posizione numero quattordici, cioè un punto sopra l'ultima delle retrocesse. Ci sono tutti i presupposti per un sostanzioso repulisti, nel quale ovviamente incappa anche il nostro Ricardo. Si prova a cederlo in Spagna, poi in Messico, infine in Argentina: ad agosto è il Rosario Central ad accollarsi il difensore, inizialmente in prestito fino al 30 ottobre e poi a titolo definitivo. Ancora una volta, a convincerlo della bontà della scelta è il connazionale Rubén Da Silva, che come Canals ha fallito sia al Logroñes (stagione 91/92) che in Italia (un breve cameo con la Cremonese nel '91), ma a Rosario si è riscattato diventando uno dei bomber più prolifici del campionato argentino. Ricardo spera di avere sorte analoga, anche se con l'esperienza di Vicenza ha capito che dei propri connazionali, a volte, è bene fidarsi solo fino a un certo punto...
Il consiglio di Da Silva - che peraltro lascia la squadra poco dopo l'arrivo di Canals - si rivela azzeccato: con il Rosario Central il difensore gioca con buona continuità sia in campionato che in Copa Libertadores. Nel 1999, tra l'altro, il club gialloblu arriva secondo nel torneo di Apertura, sfiorando il suo quinto scudetto. Canals resta a Rosario quattro anni, accumulando 57 presenze e tre gol (con lui anche la meteora viola Ezequiel Gonzales e il genoano Lucho Figueroa), dopodiché - a 33 anni - decide di tornare in Uruguay per chiudere al meglio la propria carriera di calciatore. Si accasa al Fenix di Montevideo, riuscendo anche a partecipare alla fase a gironi della Libertadores; poi, nel dicembre del 2003, si ritira ufficialmente. Dopo un paio d'anni di inattività, insieme ai suoi vecchi amici Paolo Montero e Gustavo Mendez costituisce la Pro Futbol, un consorzio di procuratori unito sotto l'emblematico slogan: "ayer jugamos, hoy te ayudamos a crecer". Attualmente la società è molto attiva nella promozione di giovani calciatori dell'Uruguay: nel gennaio scorso ha portato tale Sebastian Rosano al Cagliari, giocatore di cui si sono perse le tracce in pochi mesi (ora è in prestito in Argentina). Sarà un caso oppure, ancora una volta... meteora chiama meteora?




