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...con Nevio Orlandi

autore
Raffaella Bon e Gianluigi Longari
giovedì 8 maggio 2008, 00:002008
autore Raffaella Bon e Gianluigi Longari
08.05.2008 00:002008
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Una sorpresa per tutti. Quando Lillo Foti decise di puntare sull'allora sconosciuto, perlomeno ai più, Nevio Orlandi, la maggior parte degli appassionati di calcio pensò ad una sorta di rassegnazione del presidente dei calabresi, come se la squadra fosse ormai destinata ad una certa retrocessione.
I fatti, tuttavia, stanno dicendo ben altro. Con un finale di campionato al di sopra di ogni aspettativa, gli amaranto a due giornate dalla fine sono ancora in piena corsa per la permanenza in serie A. Tuttomercatoweb ha voluto, dunque, intervistare Orlandi, cercando di svelare i segreti e le mosse che hanno portato a questa rinascita della Reggina.

La Reggina in questo periodo è cambiata?
"Sicuramente in questo ultimo periodo la squadra ha preso la consapevolezza delle proprie capacità, non avevamo mai vinto fuori casa. Abbiamo fatto una grande prova contro il Catania, in una partita non facile. Ma non avevo dubbi, questa squadra ha buone individualità ed un grande spirito di gruppo".

Ci credete nella salvezza?
"Sinceramente sì, ci si credeva prima e ci si crede a maggior ragione ora . Ci sono diversi scontri diretti e l'insidia è sempre dietro l'angolo".

Ora arriva l'Empoli...
"Fino a quando non ci sarà la matematica certezza, non possiamo stare tranquilli. Quella di domenica, sarà la gara più difficile dell'anno contro un Empoli che dovrà fare risultato pieno se non vuole rischiare complicazioni in chiave salvezza. Noi, accantonata la vittoria di Catania, allo stesso modo faremo la nostra partita alla ricerca del successo, al novantesimo guarderemo il risultato delle altre.. Sarà la gara più difficile della stagione e servirà una Reggina ancora più determinata di Catania per ottenere quello che tutti noi ci auguriamo. Per questo, sono convinto che il Granillo potrà essere il nostro supporto in più, come è successo nell'ultima gara casalinga contro il Parma".

Cosa teme dell'Empoli?
"L'Empoli è una squadra con delle ottime individualità e un gioco consolidato nel tempo. Nelle ultime gare hanno dimostrato di essere in forma, anche contro l'Udinese hanno espresso, pur perdendo, una prestazione davvero positiva".

Ma come mai questa scossa di Catania?
"Certe situazioni aiutano. Sapevo che la nostra era una squadra che aveva delle capacità, ma forse c'era qualche timore, la paura di esprimerle. I presupposti sono stati posti domenica dopo domenica. Questo ci ha dato un'iniezione di fiducia".

I vari esoneri hanno contribuito nello stato emotivo dei ragazzi?
"Quando succedono queste cose, ogni volta non è facile ripartire. Certe cose non c'è dubbio possono lasciare il segno. Sono professionisti validi ed alla fine il loro valore è venuto fuori".

Si aspettava un campionato così aperto?
"Questo è uno dei campionati più belli. Tutte le squadre devono ancora dire la loro, tranne forse il Genoa ed il Napoli, ma fino qualche settimana fa, anche loro erano ancora in corsa. A due giornate dalla fine non c'è dubbio che sia appassionante. Si deve delineare ancora tutto dalla Champions, alla Uefa oltre alla salvezza dove ci sono molto scontri diretti. Poi altre squadre devono giocare con compagini che lottano per posto in Europa".

Voi guardate alla classifica?
"E' complicato, non si possono fare tanti calcoli, noi dobbiamo pensare solo a noi stessi. Lo faremo con la giusta umiltà e lo spirito di sacrificio come ho visto domenica a Catania, è giusto esaltare questo aspetto".

Chi vede maggiormente coinvolto nella lotta salvezza?
Anche se il Livorno è ancora messo male, non posso dire che sia già retrocesso, fino a che non c'è la matematica certezza. Tutte le squadre devono stare in preallarme, la quota è di 39 punti per salvarsi. Può darsi che domenica la media si abbassi e che magari lo stesso Livorno ne possa uscire".

Mentre per la Champions, chi vede favorito?
"La Fiorentina ha dimostrato di essere una squadra collaudata. Ha avuto dalla sua l'esaltazione del momento, dettata dal fatto che dopo diversi anni è tornata a giocare in Coppa. Oggi però il Milan di suo ha messo la sua esperienza e capacità nel gestire la situazione. Tra esperienza e qualità sono sicuro ne uscirà vincitore il Milan".

Se dovesse tornare indietro tornerebbe ad allenare la Reggina?
"Io sono un uomo della società, dall'89 sono qua a Reggio e ho fatto di tutto: da allenatore delle giovanili, ad osservatore ad allenatore in seconda. Il mio non è solo un rapporto professionale, non mi preoccupo se il mio futuro sia continuare o meno con la prima squadra. A me sta bene stare qua, e mi mettano anche al ruolo che avevo prima".

Quanto è importante il settore giovanile?
"Per la Reggina tantissimo, è una società che non si può permettere grandi spese sul mercato, quindi deve investire tanto sul settore giovanile".

In generale cosa ne pensa?
"Bisogna essere tutti orientati a ridurre i costi. È importante tirare fuori qualche giocatore costruito al proprio interno, nel momento in cui si propone nella prima squadra non ha problemi visto che conosce l'ambiente. Per un giocatore da fuori è diverso. Bisogna cambiare regole all'Uefa per tutelare il patrimonio dei giovani".

La Reggina si trova sempre a lottare per non retrocedere: perché?
"Una realtà come la nostra non può fare altro: questo è il nostro campionato. Dobbiamo cercare di renderci senza dubbio la vita più tranquilla".