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...con Valeri Bojinov

autore
Raffaella Bon e Gianluigi Longari
giovedì 6 marzo 2008, 00:002008
autore Raffaella Bon e Gianluigi Longari
06.03.2008 00:002008
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Sogna la Roma, rimpiange Firenze e sputa veleno su Deschamps. In poche parole questo è il succo di questa interessante intervista che ha per protagonista l'ex enfant prodige del calcio italiano Valeri Bojinov. Il bulgaro, scoperto da Corvino ai tempi del Lecce e poi passato da Firenze e Torino, sponda bianconera, si racconta a Tuttomercatoweb, svelando retroscena inediti riguardo alla sua esperienza italiana, e raccontando il difficile periodo al Manchester City seguito al brutto infortunio che lo ha messo fuorigioco per 6 mesi. Adesso che il ritorno in campo sembra ormai ad un passo, tutte le difficoltà sono ormai passate, ed è pronto a tuffarsi in questa nuova esperienza... con un figlio in più...

Prima di tutto, come stai?
"Adesso bene, ed ho voglia di dimostrare il mio valore. Mi sto riprendendo dall'infortunio. Vivo bene in Inghilterra, ho un allenatore che mi stima ed ha fiducia in me, oltre ad un ottimo rapporto con i miei compagni. Siamo un bel gruppo. Allo stesso tempo è bello sapere che in Italia c'è qualcuno che ancora si ricorda di me, anche se sono a Manchester da quasi un anno e sono stato sei mesi infortunato".

Quando tornerai a giocare?
"Penso tra due o tre settimane, sto lavorando con il fisioterapista. A fine marzo tornerò in campo. Prima devo concludere questo lavoro specifico, è fondamentale per poter rientrare".

Nel frattempo è diventato anche papà...
"Essere diventato papà è un'esperienza fantastica, per certi versi divertente. Dà gioia e responsabilità".

Lo segui il campionato italiano?
"Certo. La prima cosa che ho fatto è stata quella di portarmi Sky per potermi seguire le partite. A mio avviso vincerà l'Inter. E poi ci sarà la Roma. Sei punti non sono né tanti, né pochi. Anche se la Roma fino alla fine darà tanto fastidio. Poi vedo la Fiorentina e la Juventus per la lotta per il terzo e quarto posto. Spero che la Fiorentina raggiunga la Champions perché se lo merita davvero. Il progetto viola si sta facendo sempre più importante. Il Milan, invece, non lo vedo bene. Anche l'eliminazione in Champions influirà negativamente, anche se ora magari sono più motivati ad arrivare al quarto posto".

Ti aspettavi questa eliminazione del Milan?
"A dire il vero no, visto che il Milan è senza dubbio una squadra più esperta. Nel 2007 hanno vinto la Champions ed il Campionato del mondo. Ma l'Arsenal con i suoi giovani talenti ha vinto a San Siro. Mi spiace che il Milan non vada avanti".

Le squadre inglesi stanno facendo molto bene in Champions...
"Si anche se dobbiamo dire che le squadre inglesi sono sempre arrivate ai quarti. Vuol dire che il campionato inglese è più forte: Spero che l'Inter, però, possa passare il turno, anche se non sarà facile".

Il Manchester City, la tua attuale squadra, dove arriverà in questa stagione?
Il nostro obiettivo è arrivare tra le prime sei squadre, mancano ancora dieci partite. Ma se non ci si dovesse riuscire non ci saranno di certo problemi. Siamo un buon gruppo e stiamo disputando un buon campionato e possiamo essere contenti di quello che stiamo facendo. Il Manchester ha cambiato tanti giocatori ed è da appena sei mesi che stiamo insieme".

Bianchi se ne è andato, però, cosa non ha funzionato?
"All'inizio pensavo che fossero solo voci di mercato, visto quanto il Manchester aveva speso per lui. Ma purtroppo se un allenatore non ti vede, è normale che alla fine il tuo destino sia lontano. Ma Bianchi ha dimostrato, quando ha giocato, di essere un valido attaccante ed anche da quando è tornato ha fatto gol pesanti contro la Reggina ed il Milan. Non ha avuto problemi personali con Eriksson. Posso anche dire che magari per lui non è stato semplice ambientarsi. La vita in Inghilterra ha ritmi diversi".

A gennaio sono rientrati diversi italiani, come te lo spieghi?
"Non è facile vivere all'estero, in Italia si vive molto bene. Il calcio italiano è uno dei più interessanti".

Come ti trovi con Eriksson?
"Benissimo. E' una persona brava che ti dice sempre le cose come stanno, in faccia. Ti sa caricare nel modo giusto per una partita e non drammatizza se le cose non vanno bene. Ti lascia tranquillo, vivi bene sia in campo che fuori. E' il primo ad organizzare le cene per stare tutti insieme".

Il tuo sogno è giocare nella Roma?
"Si è vero, è un mio sogno da sempre. Diciamo questo. Mi piacerebbe giocare a Roma. Seguivo con ammirazione la Roma targata Capello, la Roma dello scudetto. Quella del trio Totti-Batistuta-Montella. Giocare con Totti, De Rossi sarebbe il massimo, imparerei tanto . Un sogno che non so se si realizzerà. Sono stato due mesi a Roma per fare delle cure e ho seguito all'Olimpico sia la Roma con la Juve che con l'Inter. Di solito venivo da avversario, venire da tifoso è stato fantastico. I tifosi sono fantastici. Mi manca l'Italia, però sto facendo una bella esperienza. Devo fare bene qua,fare gol se voglio tornare. Il mercato si sa come funziona, se fai bene vieni cercato".

Berbatov, tuo compagno di Nazionale, è pronto per giocare nel nostro campionato?
"Anche se il campionato italiano non è facile, lui è un grande giocatore, ha grandi qualità. Gioca per la squadra, sa tenere la palla e fa assist importanti per i compagni. Se dovesse essere Italia glielo auguro con tutto il cuore... del resto l'Italia è l'Italia..."

L'Italia ti è rimasta davvero nel cuore?
"Mi è rimasta e mi rimarrà. Se avessi la possibilità di tornare e mi cercasse la squadra giusta tornerei di corsa. Ma ripeto la prima cosa è fare bene ora con il Manchester. L'Italia in sette anni mi ha dato tanto sia a Lecce, che con la Fiorentina che con la Juventus".

La tua vecchia Fiorentina in Uefa incontrerà questa sera l'Everton, che partita ti aspetti?
"La Fiorentina a mio avviso è più forte , squadra più tecnica, maggior organizzazione di gioco. Unica cosa in cui troverà difficoltà, sarà l'aspetto fisico. Giocano in modo più duro. Ma certamente la Fiorentina avrà più difficoltà in casa dell'Everton. I viola, comunque, potranno contare su un grande allenatore come Prandelli, hanno giocato benissimo contro la Juventus. L'Everton in casa usufruirà anche del pubblico. Vedere gli stadi inglesi è uno spettacolo, tutti i posti sono esauriti quando si gioca.
L'Everton inoltre ha una grande esperienza in Coppa. La sua forza non è il singolo, anche se bisogna stare attenti ad Arteta, Pienaar, Yakubu, Neville, ma da sei anni è una squadra che gioca insieme e ha trovato una giusta coesione".

Anche i ricordi di Firenze sono così belli?
"Sì, anche a Firenze mi sono trovato molto bene. Firenze è una città in cui si sta bene, una città bellissima. E la Fiorentina è una grande squadra con una tifoseria magnifica, unica, attaccatissima alla squadra. Un pensiero a tornare lo farei volentieri... Con l'allenatore ho un buon rapporto,e spero di poterlo ritrovare prima o poi. Io sarei rimasto, ma purtroppo in una società non decide solo il mister, c'è anche un direttore sportivo. E tutti sanno che rapporto ho avuto con lui".

Spiegati meglio...
"Non si può dimenticare l'importanza di un diesse come Corvino, a cui devo molto. Lo ringrazio e sono a lui riconoscente. È eccezionale nello scoprire talenti, lo ha fatto, ai tempi del Lecce, oltre che con me anche con Vucinic e altri ancora, tutta gente che ora si è meritata i grandi palcoscenici. Anche con Osvaldo e Kuzmanovic ma è Prandelli che li ha trasformati. Un mister che è in grado di trasformare una... Cinquecento in una Ferrari, lo ha già dimostrato".

Prandelli cosa ti ha dato?
"Mi dispiace essere andato via, sono sicuro che mi avrebbe reso ancora più forte. Ma devo guardare al mio futuro e so che anche con Eriksson imparerò tanto. Prandelli è un allenatore eccezionale, soprattutto con i giovani. Lavora molto sul campo, ti fa vedere anche i video e ti fa capire i singoli errori. Ha saputo trasformare anche grandi campioni e farli diventare tali come Toni e Mutu, anche loro gli devono molto, lo stesso Gilardino..."

Ti aspettavi potesse vincere a Torino dopo vent'anni?
"Ormai il calcio è questo. Noi abbiamo vinto contro il Manchester dopo trent'anni, siamo andati all'Old Trafford ed abbiamo strappato il risultato. A dire il vero, anche per come si era messa la partita, pensavo che la Fiorentina strappasse un pareggio, ma sono stati bravi ci hanno creduto fino in fondo".

Te l'aspettavi una Juventus neo-promossa così pronta, così in alto in classifica già nel suo anno zero?
"La Juve sta facendo benissimo, lo scorso anno, quando ero in camera con Pavel Nedved, ho capito che campioni come lui, Alex, Buffon, David, Camoranesi, che avevano accettato di scendere in B e giocare su campi che non dovrebbero essere loro, erano animati da voglia di riscatto, insomma, me l'aspettavo che finisse fra le prime, per poi magari fare un salto di qualità definitivo la prossima stagione. Ho osservato e studiato come si preparano, come vivono, come si allenano, come si comportano. E poi ho imparato un'altra cosa: loro non mollano mai. Hanno lo spirito da vincitori. Tutti, dai giocatori ai dirigenti, ai magazzinieri. Quindi, proprio per questo, sapevo che la Juve avrebbe fatto bene subito al ritorno in serie A. E' una questione di mentalità..."

Ma a Torino la tua esperienza non è andata bene, fu colpa dell'allenatore o di qualcun'altro?
Si dice sempre che Deschamps è un grande allenatore, ma nelle ultime quattro partite è stato esonerato... Se fosse stato grande davvero, oggi starebbe allenando una squadra. I dirigenti bianconeri non sono stupidi".