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Coppa Uefa: favola Zenit

Coppa Uefa: favola Zenit
giovedì 15 maggio 2008, 07:592008
di Appi .
fonte di MARCO BISIACH per NESTI CHANNEL - carlonesti.it

Ha il lieto fine la favola dello Zenit di San Pietroburgo. I russi sono arrivati fin dove non erano mai arrivati, fin dove nessuno, probabilmente nemmeno loro stessi, credevano che sarebbe potuto arrivare. La Coppa Uefa, nella notte di Manchester, alla fine la alza infatti proprio lo Zenit, battendo 2-0 i Rangers di Glasgow, che a fronte di una maggiore esperienza, un maggior prestigio e, forse, i favori del pronostico, hanno dimostrato una pochezza francamente evidente.

Sul campo del City of Manchester (uno di quegli stadi che sarebbe bello vedere in Italia) si sono affrontate le due sorprese della manifestazione. Là dove avrebbero potuto, e forse dovuto, esserci Bayern Monaco e Fiorentina, ci sono arrivati i carneadi russi e gli spigolosi scozzesi. Lo Zenit è una banda di semisconosciuti, fatta eccezione per capitan Tymorschuk, con un paio di talenti dal destino probabilmente luminoso. Su tutti, Arshavin, un mancino sensibilissimo e colpi da grande giocatore, non per niente già finito nel mirino dell'Arsenal di Arsene Wenger. Il tutto miscelato e guidato a dovere da una vecchia volpe del calcio europeo come Dick Advocaat, guarda caso l'ex di turno, visto che per anni è stato l'artefice dei successi della sponda protestante di Glasgow. I Glasgow Rangers, invece, sono quanto di più lontano si possa immaginare dalla classica squadra inglese di una volta. Forza fisica, grinta e lanci lunghi, d'accordo, questo si. Ma, rispetto a quanto si possa pensare, nemmeno l'ombra della spregiudicatezza e del furore offensivo delle care vecchie squadre britanniche. Anzi, come ha fatto per tutto il percorso di Coppa, mister Smith ha predisposto una squadra attentissima, coperta, prudente fin quasi a diventare passiva. Non per nulla, prima delle due sberle subite negli ultimi 20 minuti della finale, i Glasgow Rangers avevano preso solo due gol in tutta la Uefa.

La partita, vale subito la pena di precisarlo, non è stata un granchè. Ne molto bella, né estremamente combattuta. Né imprevedibile e ricca di capovolgimenti di fronte, né interessantissima dal punto di vista tattico. E' stata la sfida tra due squadre che non sono abituate a giocarsi qualcosa di grande e che, messe di fronte al luccicare della coppa, hanno fatto di tutto per cercare di non buttar via l'occasione di una vita. Alla fine, però, ha vinto la squadra che meritava di più. Perché ci ha creduto e, soprattutto, ci ha provato, mettendo da parte almeno un pochino la paura e osando quanto bastava. Il resto l'hanno fatto le qualità di una squadra, lo Zenit, che ha dimostrato in ogni caso di non essere arrivato alla finale per caso, e di non aver spazzato via in semifinale il Bayern Monaco per semplice colpo di fortuna. Perché lo Zenit ha saputo essere ordinato in difesa e chirurgico nel ripartire, mettendo in mostra anche qualche pregevole dialogo per arrivare nell'area avversaria. Probabilmente avrebbe potuto fare anche di più, se al posto del macchinosissimo turco Tekke (bello l'assist per il raddoppio finale di Zyrianov, al termine però di 90 minuti di nulla) ci fosse stato il capocannoniere di Uefa - dieci gol come Toni - Pogrebnyak. Per fortuna dello Zenit, comunque sono bastate ed avanzate la classe di Arshavin e la velocità di Denisov, autore del secondo gol, sicuramente i due elementi più interessanti di quella che è la vera sorpresa della stagione europea 2007/2008.

L'impressione, tra l'altro, vedendo alzare la Coppa dalle maglie bianche ed entusiaste dello Zenit, è che si stia assistendo all'inizio di un qualcosa. Non necessariamente qualcosa di enorme o epocale, ma di certo qualcosa di buono. Perché lo Zenit ha tutto quel che serve per far parlare ancora di sé: una piazza importante, eccome, soldi, tanti, un allenatore che sa quel che fa e qualche talento da far crescere. Chissà, in futuro San Pietroburgo potrebbe avere un vanto in più, oltre all'Ermitage.