Diego, per dimenticare Dida
Francesco Letizia
Con Iker Casillas è, al momento, il portiere più in voga della Liga Spagnola: è Diego Carreira Alves, estremo difensore dell'Almeria. Idolo dei tifosi, para il possibile ed oltre: chiedere a Real Madrid e Siviglia per conferme. Scopriamo insieme lo spettacolare "goleiro" carioca, finito nel mirino del Milan per il dopo-Dida.
UNA CARRIERA IN CRESCENDO
Diego Alves Carreira, detto Diego Xis, nasce a Rio de Janeiro il 24 giugno 1985 da una famiglia di origini italiane, in provincia di Rovigo: il suo primo approccio con il pallone arriva all'età di 6 anni, quando i genitori lo iscrivono alla scuola calcio Clube de Regatas RP. Il ruolo? Vista la stazza del bambino, molto più alto della media dei coetanei e soprattutto con il fisico un po' da "gordito" (cicciottello in italiano), quella del portiere sarà stata una scelta quasi obbligata: di necessità virtù verrebbe da dire, visto il talento che il ragazzino riesce a sviluppare tra i pali. Nel 1999, a 14 anni, l'adolescente Diego, che nel frattempo si è costruito una fama statale, viene adocchiato da osservatori del Botafogo Riberao Preto (non il classico Bota bianconero): passa dunque a vestire la maglia del club paulista, con cui vincerà ben 3 titoli paulisti juniores ed inizierà ad assaggiare anche la ribalta internazionale. A tal proposito, è il 2003 il primo "anno magico" di Xis: viene nominato miglior portiere nei tre tornei internazionali più importanti che disputa (la Nokia Debitel Cup di Dussendolf, la Lzo Cup di Brema e la Finanzgruppe Cup di Obendorf), tanto da meritarsi la convocazione in Nazionale U18 per la Sendai Cup di Settembre. Nel 2004, prosegue l'avventura internazionale con la Seleçao, nei Giochi del Mediterraneo di Barcellona, ma è un altro avvenimento a cambiare la carriera di Diego Alves: lascia il Bota, con un bilancio straordinario di soli 15 gol subiti in 28 gara internazionali, e si accasa all'Atletico Mineiro, club che punta su di lui per inserirlo gradualmente in prima squadra. Dopo diversi successi a livello giovanile, nel 2005 Diego esordisce nel calcio professionistico: prima nel campionato Mineiro (23 marzo contro l'URT), poi nel Brasilerao, il 26 Ottobre contro il Fortaleza, ma è il 2006 l'anno della consacrazione definitiva. Il goleiro carioca raggiunge la titolarità della prima squadra ed è uno dei principali artefici (25 gol in 24 presenze) del successo nel campionato cadetto dell'Atletico-MG, che viene così promosso al Brasilerao: intanto Diego fa anche parte della spedizione (poco felice a dir la verità) olandese della Seleçao Sub20 per i Mondiali di categoria. Dopo un Campionato Mineiro 2007 vinto ed una buona prima metà di Brasilerao, per Alves arrivano le sirene dell'Europa: Xis è dunque pronto a passare nel grande calcio del Vecchio Continente, maturo come portiere e come uomo.
BELLO DA VEDERE, MA NON SOLO
Riflessi e spettacolo tra i pali, ma fisico ed efficacia nelle uscite: questo è Diego, uno dei migliori esponenti della grande scuola brasiliana di portieri. Già, perché come già spiegato per Breno, è finita l'epoca in cui i verdeoro producevano solo trequartisti ed attaccanti: alzi la mano chi ricorda un'altra nazione (forse la Francia) che può vantare uno dei primi 3 portieri al mondo attualmente (Julio Cesar), il portiere, papere a parte, pur sempre campione d'Europa e del Mondo (Dida), due dei migliori della Liga spagnola (Diego appunto) e della Serie A (Doni), più altri due-tre estremi difensori di prospettiva (come Bruno del Flamengo e Felipe del Corinthinas), senza scordare il mostro sacro Rogerio Ceni ed i discreti Gomes del Psv ed Helton del Porto. Diego Alves, come detto, ha riflessi da gatto, come evidenziato con la straordinario intervento su Raul nel match di sette giorni fa contro il Real Madrid: il suo stile è bello a vedersi, se non ai livelli del miglior Memo Ochoa, quantomeno paragonabile agli interventi del talentuoso argentino Ustari del Getafe e forse più del forte Hugo Lloris del Nizza. Col francese condivide la "genuinità" delle sue parate, mai forzate (come quelle del messicano) nonostante facciano lavorare molti fotografi a bordocampo: un difetto è probabilmente quello di provare poco la presa, molto sudamericana come pecca ma correggibile e soprattutto non estremamente penalizzante come nel caso di altri colleghi. Sulle uscite, sia basse che alte, Diego dà sicurezza al reparto e fa valere tutti i suoi 188 centimetri e soprattutto la personalità, senza dubbio da leader: è molto bravo a ritrovare la posizione tra i pali dopo un'uscita o un intervento, e ciò gli permette clamorosi "sdoppiamenti" come dimostrato contro il Siviglia, partita in cui il brasiliano ha davvero, come si suol dire, fatto miracoli. Ciò che più intriga del ragazzo è l'essere un giusto compromesso tra il talento naturale e l'essere un portiere "costruito", incrocio che ricorda volendo proprio Dida e Julio Cesar: sarebbe dunque molto interessante vedere la sua crescita con i preparatori italiani (William Vecchi, ad esempio, preparatore che ha reso Dida un top-Mondo), nettamente i più bravi da sempre.
UN FUTURO IN ITALIA...E CON L'ITALIA?
La carriera all'Almeria parla da sé ed è spettacolare: 9 presenze, ma soprattutto 527 minuti di imbattibilità ancora in corso (dato aggiornato al match di ieri contro il Mallorca) ed ottenuto con squadre di tutto rispetto come Espanyol, Valencia e soprattutto la capolista Real Madrid. La valutazione del giocatore in estate era stata di 7 milioni di real, ovvero quasi 3 milioni di euro: al momento è certamente perlomeno raddoppiata e potrebbe alzarsi ulteriormente, visto le grandi prestazioni ed un'Olimpiade di Pechino nel mirino. A giugno era stato cercato dalla Lazio, a gennaio è stato l'Atletico Madrid ad interessarsi a lui, ma il sondaggio più importante è quello del Milan, che sta tenendo d'occhio Diego Alves per il dopo-Dida: il passaporto italiano poi spianerebbe la strada per la Serie A con agevolezza, viste le difficoltà tutte italiane per tesserare un extra-UE. In realtà, ci sentiremmo di consigliarlo anche a squadre come Arsenal, Bayern Monaco e Manchester United che sono orfane di un portiere di qualità: proprio per la larga fetta di estimatori che può accattivare con le sue doti, è facile prevedere che la stagione corrente sarà l'unica all'Almeria, che ne ricaverà una bella plusvalenza a fine stagione. Oltre che ai molti club, chissà che Diego Alves non possa interessare anche a qualcun altro di rilevante in Italia: quel qualcuno è Roberto Donadoni, al quale consigliamo di tenere d'occhio il ragazzo, vista la crisi di estremi difensori post-Buffon. Xis infatti è stato solamente pre-selezionato per la Copa America dalla Seleçao maggiore di Dunga, ma non ha mai esordito: ciò lo rende "elegibile" per un clamoroo cambio di nazionalità, nonostante le numerose presenze con le varie selezioni giovanili dell'Amarelinha (i casi Kanoute e Quincy fanno legislazione). E chissà che questo non possa essere un piacevole escamotage anche per i tifosi del Milan più scettici che, scottati dalle "papere" di Nelson Dida, non gradirebbero un ennesimo brasiliano tra i pali: forse considerarlo un veneto di Rovigo, scaccerebbe i fantasmi bahiani che troppo spesso aleggiano negli ultimi tempi a San Siro.




