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Giuseppe Signori: "Pronto a lavorare in Iran"

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Redazione TMW
mercoledì 10 dicembre 2008, 18:412008
autore Redazione TMW
10.12.2008 18:412008
FotoTUTTOmercatoWEB

Ha concluso la sua carriera da emigrante, in Grecia e Ungheria. Ora sarebbe pronto a rifare le valigie come tecnico per aiutare il giovane calcio iraniano a spiccare il volo. Beppe Signori, che oggi era a Teheran su invito della Lega iraniana, mostra ancora intatta la tempra che lo ha tenuto in campo fino a 38 anni: "Se me lo chiedono, perché no?".
L'occasione della visita è stato un invito dei club della Repubblica islamica ad un convegno sulla privatizzazione del calcio, finora in mano alle grandi aziende statali. Con Signori, ora consulente tecnico nella Ternana, sono sbarcati a Teheran il direttore amministrativo della società rossoverde, Simone Montemari, e Stefano Caira, ex general manager del Perugia, ora titolare di una società di servizi per il calcio.
Ma le telecamere sono tutte per l'ex bomber di Lazio, Bologna e nazionale, tre volte capocannoniere del campionato. E qualche giornalista della televisione mette da parte il microfono per farsi scattare una foto abbracciato a lui.
"Mi piace vedere le cose con i miei occhi - dice Signori - e ho deciso di fare questo viaggio anche se in Italia in tanti mi dicevano che venire a Teheran era pericoloso. Invece mi pare un posto normale, con gente normale".
No ai pregiudizi etnici, dunque, di cui lui stesso è stato vittima in Grecia, quando giocava per l'Iraklis di Salonicco. "A un certo punto si misero a darmi del mafioso, dicevano che tutti gli italiani erano mafiosi perché pensavano solo ai soldi. Io volevo essere pagato, sì, ma non per questo ero un mafioso".
Ieri Signori ha assistito a una partita tra Persepolis e Saipa, due 'big' della massima divisione locale. "Ho visto un buon ritmo - commenta - ma negli ultimi 20 minuti si sono sbracati.

Le squadre si sono allungate. Certo, questo può favorire lo spettacolo, ma ne risente la tattica". Il lavoro da fare, quindi, è molto. "Le strutture ci sono - sottolinea l'ex attaccante azzurro -le possibilità economiche anche, ma bisogna cominciare a costruire da zero, partendo dai giovani, e per questo ci vogliono tecnici europei".
Il materiale umano è enorme: 30 milioni di iraniani hanno meno di 18 anni. Ragazzi e ragazze contagiati dalla febbre del calcio - che non risparmia il presidente Mahmud Ahmadinejad - dopo le due qualificazioni ai Mondiali del 1998 e del 2006. La prima conquistata dal tecnico brasiliano Vieira, la seconda dal croato Ivankovic.
Forse ora potrebbe toccare agli italiani nelle squadre di club. Sperando che per loro non finisca come per l'ex campione del mondo tedesco Pierre Littbarski, che ha lasciato pochi giorni fa l'Iran dopo una breve esperienza alla guida del Saipa.
Dall'Italia, intanto, arrivano consigli pratici. Stefano Caira raccomanda ai club iraniani di farsi forti di un'audience di 25 milioni di spettatori ad ogni partita di campionato per rivendicare più diritti dalla tv di Stato. E promette che il presidente della Lega Antonio Matarrese, che non ha potuto venire a Teheran, li inviterà in febbraio a Roma.