Il Messaggero - Simone Inzaghi: "Rimasto per amore della Lazio"
Tommaso Veneri
Questa l'intervista integrale rilasciata dall'attaccante della Lazio, Simone Inzaghi, a Il Messaggero.
Inzaghi, da dove cominciamo?
"Dal gol che aspettavo da quattro anni e dal quale ripartirò per tornare ad alti livelli".
Tutta la rabbia accumulata, sfogata dopo il pareggio a muso duro verso la panchina.
"Sì, ma non ho insultato Rossi come qualcuno ha scritto, creando un caso che non esiste. e strumentalizzando una situazione comprensibile con un'offesa che non c'è mai stata. Hanno voluto rovinare il mio momento più bello. Ho visto negli occhi dei compagni la felicità per il mio gesto e non solo perché ha evitato l'ingiusta sconfitta. Erano contenti anche per me".
Quindi nessuna scusa all'allenatore?
"No, non ne avevo motivo. Rossi è stato bravo a concedermi fiducia anche se pensavo di entrare prima, magari in avvio di ripresa, per dare una mano alla squadra in una partita difficile".
Qual è stato il momento più brutto di questi quattro anni vissuti nell'anonimato?
"Quando la società mi ha comunicato che non andavo in ritiro. Una mazzata tremenda che ha lasciato il segno".
Però, nonostante tutto, ha deciso di restare.
"Ero certo che sarei tornato competitivo, mi sono allenato a Formello, lontano dalla squadra, con impegno e determinazione, sperando che la situazione potesse cambiare. Non è facile lavorare sapendo che parti sempre da ultimo, però non mi sono arreso. A darmi morale anche le telefonate dei compagni che, dal ritiro, chiedevano notizie e aspettavano il mio ritorno. Mio fratello Pippo e la famiglia".
Da "epurato" a protagonista-goleador: quel momento è arrivato a ripagarla di tanti sforzi.
"Lo meritavo. Ho vissuto quattro anni d'inferno, tra un infortunio e l'altro, che mi hanno impedito di allenarmi. Qualche volta ho persino temuto di dover smettere, ma ho sempre stretto i denti".
Chi le fatto il complimento più bello dopo la il pareggio?
"Pippo: lui è il mio primo tifoso. E io il suo".
Le parentesi, con la Sampdoria e Atalanta, le hanno dato qualcosa di positivo?
"Ho scelto di andare altrove a giocare per dimostrare ai tifosi che Inzaghi era ancora un attaccante forte, ma non ci sono riuscito perché ho avuto continui problemi fisici".
Proprio niente da rimproverare a Rossi?
"No, lo capisco perciò non porto rancore. Per un allenatore non è facile dare fiducia a un calciatore che, in quattro stagioni, ha giocato poco e segnato mai. Ma lui ha creduto in me e io, seguendo i suoi pensieri, mi sono fatto trovare pronto a salire sul treno che passava. No, stavolta, non l'ho perso e ho saputo sfruttare la grande occasione".
Il gol al Lecce è stato il più importante della carriera?
"Ne scelgo tre: quello al Lecce, perché ha significato il ritorno, quello al Valencia, nei quarti della Champions League, perché realizzato nella competizione più prestigiosa, e quello dello scudetto, perchè resta nel cuore".
Come mai il popolo laziale è così legato a Inzaghino?
"Un rapporto speciale che mi emoziona e che mi ha spinto a rimanere in biancoceleste. Anche nella gara di Coppa Italia, contro l'Atalanta, la gente mi ha invocato e applaudito. Ma, dopo il gol di sabato sera, mi ha dato qualcosa di più, qualcosa di commovente".
Inzaghi è tornato un calciatore vero?
"Se posso allenarmi, penso di essere sempre competitivo. Con le mie caratteristiche, che sono diverse da quelle degli altri attaccanti della Lazio. Con questo gol penso di aver messo anche un po' in difficoltà Rossi nelle scelte. Adesso, infatti, sa che può contare su un calciatore in più".
E' arrivato alla Lazio nel 1999-2000, vivendo la grande epoca di Cragnotti. L'ultimo superstite dello scudetto trova qualche analogia con la formazione di Rossi?
"Quella era una squadra stellare, con tanti campioni di livello mondiale, questa è superiore come gruppo, ha tanta voglia di vincere soffrendo e ha pure della qualità tecnica di livello. Perciò disputerà un campionato da protagonista".
Da attaccante, come giudica la nuova stella Zarate?
"Mauro è giovane e ha numeri di campione, si è inserito senza problemi realizzando gol belli e importanti. Ma il difficile arriva adesso, che dovrà confermarsi a certi livelli, però Zarate ha tutto quello che occorre per continuare a segnare e stupire".
Il suo contratto scadrà del 2009: sta pensando al futuro?
"Col presidente Lotito, che mi stima tanto, stiamo già parlando di spalmare l'ingaggio e allungare il contratto. Il mio desiderio è quello di chiudere la carriera con la Lazio, dove ho vissuto i giorni più belli".




