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Il Secolo XIX - Genoa, Caneo: "Anche Gasperini è Special One"

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Tommaso Veneri
venerdì 24 ottobre 2008, 09:092008
autore Tommaso Veneri
24.10.2008 09:092008
FotoTUTTOmercatoWEB

Gasperini, da storpiare in Gasperinho. Mourinho, da storpiare in Mourini. Dall'esempio di Beretta, che l'allenatore portoghese - non a tutti simpatico, di certo mai banale - ha trasformato in Barnetta. Non solo capello brizzolato ed eleganza, i tecnici che domenica si sfidano a San Siro, Inter-Genoa, hanno molto di più in comune.
Mou ha fatto scalpore cedendo la scena al suo secondo Beppe Baresi? Nessuno conosce Gasp meglio del secondo rossoblù, Bruno Caneo: «One man show, un po' vale anche per Gian Piero, perché a 360 gradi si occupa di ogni particolare, tecnico, tattico, fisico, infortuni. Ma sa delegare alcune cose, lavoro d'equipe. È preparato e professionale. E non è presuntuoso». Qui, forse, una delle differenze con chi ha detto «non sono il migliore del mondo, ma penso che nessuno sia meglio di me". Poi si torna alle somiglianze: basta guardare al genere di calcio che vogliono, basta guardare al tipo di allenamenti che conducono. "Intensità", la parola d'ordine in entrambi i casi. E "qualità", coltivata in ogni esercizio. Addestramento "tutto pallone", o almeno "soprattutto pallone", non è una novità introdotta dallo Special One, così funziona anche la preparazione del Gasp Team. Con una sentenza di Mourinho che s'estende a Gasperini: "Avete mai visto un pianista che si allena correndo intorno al pianoforte? Io no. Un pianista si allena suonando e i calciatori si allenano con il pallone. Altrimenti ameranno l'atletica e non il calcio".
Non si usa l'anello di pista, ma il rettangolo verde, a pieno. "Può essere simile l'organizzazione dell'allenamento - continua Caneo - occupando tutti gli spazi. Ritmo alto, poche pause, pallone utilizzato di continuo, giocatori sempre sollecitati". Palla a Rui Faria, preparatore e assistente tecnico dell'Inter: "Il pallone dal primo giorno di ritiro, questa è la nostra filosofia, perché il calcio si gioca con il pallone. Il lavoro di forza si può fare con cambi di direzione, accelerazioni frenate". Di ritorno a Caneo: "Facciamo quasi tutto con la palla, a parte quando si lavora nello specifico sulle qualità condizionali: forza, velocità, resistenza. Un pò tutti ormai si allenano con la palla". Ma se lo fa Mourinho, c'è più rumore: "È un personaggio nuovo, perciò vengono sottolineati certi particolari. A suo tempo era stato così con Terim. Però può essere interessante e positivo, questa attenzione al mondo tecnico puè portare benefici, anche per la crescita degli allenatori italiani, categorie inferiori comprese. E poi, anche chi ha un contrasto con Mourinho guadagna in popolarità, mondiale ed europea".
Tanti hanno avuto conflitti con il portoghese in merito alla "sostituzione" con Beppe Baresi, prima e dopo Inter-Lecce.

Entrano i secondi. Caneo: "Dopo aver vinto a Roma con la Lazio, Gian Piero era senza voce e sono andato io. Ma non ha fatto notizia. Comunque, non credo che Mourinho abbia fatto un dispetto a qualcuno. Baresi è un suo collaboratore. Non lo conosco, ma Mourinho mi sembra una bella persona".
Lo Special One ha detto che Baresi può diventare il miglior secondo del mondo, il primo Special Two. «E poi c'è Daniele Bernazzani, un altro collaboratore di Mourinho, che è un mio amico. Gli ho telefonato: "Ciao Special Three". "S'è messo a ridere". Domenica Inter-Genoa è anche una sfida tra vice? Il pallone non c'è, ma Caneo, che da centrocampista s'era conquistato la serie A nel Genoa 1980/81, dribbla: "Ma no. Io sto bene nel mio ruolo, di apporto a Gasperini, non guardo oltre. Lui è un amico ed è bravo, sono soddisfatto". Ipotesi: il Grifone fa il colpo a Milano, il tecnico rossoblù manda il suo secondo a parlare. "È bene che vada Gian Piero davanti - sorride Caneo -, da portabandiera, io sto col casco dietro, insieme agli altri, Gritti, Spinelli, Pilati, Trucchi, Venturi".
Tutti insieme appassionatamente, con minuziosa divisione dei compiti, da quelli sul campo alla raccolta dati. Prima dell'elaborazione, l'osservazione: "Mi capita di girare in settimana - racconta Caneo - come Gritti, raccogliamo i dati dei vari giocatori e così creiamo un database. L'Inter? Già osservata. E serve a poco. Sono forti".
Baresi in nerazzurro, Caneo in rossoblù. I vice di allenatori in genere serafici in panchina, non c'è da fare gli stopper. «Con Gian Piero magari capitava nei primi anni, di dover contenere le esternazioni con l'arbitro, ma erano poca cosa, e lui ha capacità e serenità per riprendersi». Allora, qual è il ruolo del vice? "È come un allenatore in prima, con una diversa responsabilità. Collabora sul campo e nel rapporto con i giocatori, dà i suoi pareri, c'è confronto. Anche se ogni tecnico ha le sue certezze, è giusto che sia così e che chi sta intorno lo capisca". Domenica, alla Scala del calcio, sfida tra quelli sicuri che i pianisti non si esercitano correndo intorno al pianoforte. E che il calcio si fa, con intensità, toccando bene il pallone.